Sensazione di disagio, cosa fare

Sensazione di disagio, cosa fare

Negli articoli precedenti abbiamo consigliato alle vittime di bullismo cosa fare e abbiamo sostenuto a gran voce che la prevenzione è la miglior cura per evitare, in età adulta, forme ansiose legate alla sensazione di disagio.

Vediamo in maniera più ampia come è possibile distinguere una sensazione di disagio quando la proviamo, così da osservarla, esserne consapevoli e migliorare noi stessa nella sua gestione.

Le forme nascoste che fanno da cornice ad una sensazione di disagio possono essere legate a:

  • La più conosciuta ansia, e nelle forme più estreme l’angoscia, una emozione naturale e importante per la nostra vita, che ci aiuta ad essere stimolati e motivati ad affrontare un compito, una sfida, a superare un test o un esame.

Nella vita di tutti i giorni, una lieve dose di ansia ha, infatti, una funzione positiva.

È quello che viene definito eustress, lo stress buono, che non ammala il nostro corpo ma ci preserva, attivandosi per indicarci la sensazione di disagio presente nel nostro organismo.

È un campanello d’allarme che ci indica quando rischiamo di perdere il controllo emotivo, facendoci prendere da qualche emozione negativa e anticipando una vera e propria sensazione di disagio incontrollabile.

Si tratta dell’emozione primaria di paura: nella sua manifestazione più lieve è un’ansia stimolante, come quando facciamo le montagne russe o guardiamo un film dell’orrore, passando poi per l’ansia generalizzata, la paura vera e propria, fino al panico.

Non è sempre facile distinguere cosa ci provoca ansia, possono essere una serie di fattori insieme, ma generalmente è la paura della rottura di una routine, di una comfort zone, di un equilibrio di cui abbiamo bisogno.

  • La dipendenza, patologia che si manifesta verso uno stimolo alimentare, del comportamento sessuale, verso le tecnologie, il gioco, le sostanze tossiche, per citarne alcuni.

La sensazione di disagio legata ad una dipendenza provoca malessere causato dalla mancanza dello stimolo stesso: la dipendenza affettiva, ad esempio, può provocare nella persona anche stati di panico, depressione.

La persona ci manca, il petto è attanagliato, il cuore in gola, i battiti accelerati, la sensazione di disagio è sempre più forte, sentiamo che viene meno l’ossigeno e perdiamo il controllo sulla nostra emotività, velocemente.

Anche la dipendenza da internet può causare cambiamenti cerebrali importanti, così come dimostrato da sempre più ricerche e studi.

  • Per vergogna o imbarazzo: quando proviamo queste emozioni, il nostro viso può arrossire, distogliamo lo sguardo dall’interlocutore, portiamo gli occhi verso il basso, la posizione di tutto il nostro corpo tende alla chiusura.

Anche imbarazzo e vergogna denotano la perdita, nello specifico:

  1. La sensazione di disagio legato all’imbarazzo è legato alla perdita di stima da parte degli altri e di una autorevole immagine di sé all’esterno;
  2. La sensazione di disagio legato alla vergogna è legato al proprio equilibrio psicologico, all’immagine che noi abbiamo di noi stessi.

 

Ancora, la sensazione di disagio può essere provocata da:

  • Tristezza, sentimenti di delusione.

Tristezza significa perdita. Dunque, sensazione di disagio legata ad una sensazione di perdere qualcosa: la pace interiore, la stabilità economica, una relazione importante, il proprio ruolo nel gruppo, la salute.

A volte possiamo sentirci inutili, a pezzi, possiamo piangere o provare senso di colpa. La sensazione di disagio può essere accompagnata dalla convinzione di non essere adatti, sufficientemente resilienti, non farcela, essere sbagliati e tutto diventa faticoso e insormontabile.

Si tratta di una emozione primaria legata agli stati emotivi passivi deboli, transitori o permanenti.

Quando la sensazione di disagio permane è possibile trovarsi in una situazione depressiva: la depressione può essere curata! In questi casi è bene rivolgersi ad uno specialista per intraprendere un percorso insieme.

I momenti di crisi possono presentarsi in ogni momento della nostra vita, in età infantile, adolescenziale o adulta. Tuttavia, essi non vengono nella nostra vita solo per farci del male, bensì per indicarci come potremmo migliorare, per essere più forti e coraggiosi e poter un giorno aiutare qualcun altro come noi.

 

Il corpo e la sensazione di disagio

Il comportamento che mettiamo in atto, sia di chiusura e evitamento  o di aggressione, è una reazione ad uno stimolo interno o esterno; è proprio uno stimolo, infatti, ad innescare in noi l’emozione correlata e a scatenarne la risposta fisiologica.

Improvvisamente:

  • Il cuore batte velocemente, per permettere al corpo di avere maggiore quantità di ossigeno e affrontare il momento di difficoltà;
  • Anche la respirazione si velocizza;
  • Aumenta la sudorazione;
  • Vi è tensione muscolare diffusa;
  • Può sorgere un blocco digestivo;

Per fronteggiare la sensazione di disagio è importante prendere il controllo di sé stessi e riconoscere i pensieri negativi o gli stimoli che ci fanno del male. E’ importante relazionarsi ad essi in modo oggettivo e distaccato, riconoscendoli come pensieri che sono presenti e non vogliamo eliminare.

È proprio vero quel che si dice: se voglio scacciare un pensiero non farò che rafforzarlo nella mia mente!

È importante non tentare di ostacolare i pensieri negativi ma accoglierli e convivere con essi con una nuova consapevolezza.

 

Sensazione di disagio cosa fare

Vediamo ora alcuni consigli pratici:

  1. Una Università del Canada ha scoperto l’influenza delle vitamine e minerali, il loro uso infatti contribuirebbe a migliorare l’energia mentale e il benessere delle persone soggette a stati ansiosi. Soprattutto nei cambi stagione e nei periodi più stressanti, assumere vitamine per periodi medio lunghi può essere un toccasana!
  2. Fai sport. Basta una passeggiata all’aperto, indossando le cuffie. Puoi fare una telefonata a un amico o ascoltare la tua musica preferita. L’importante è respirare e godere della natura che ti circonda;
  3. Ci sono diversi consigli pratici che puoi seguire, anche semplici, per respirare con consapevolezza e ritrovare il controllo sulle tue emozioni negative. Ecco due profili che potrai seguire per stare subito meglio:
  1. Concentrati sulla musica. Scegli una Playlist di Spotify che ti rilassi nei momenti di allerta. Aiuterà a sedare la tua sensazione di disagio;
  2. Ridere è contagioso e aiuta, inconsapevolmente, a rilassare i muscoli del nostro volto ed i nostri nervi, abbassando l’alto livello di cortisolo presente nel nostro organismo, l’ormone dello stress. Ridi in compagnia e, se ti piace, bevi un bicchiere di vino rosso!

 

Se una sensazione di disagio ti preoccupa, non esitare a contattarci per maggiori informazioni. I nostri esperti sono sempre a tua disposizione per un consiglio gratuito! Puoi scriverci a info@forensicsteam.it ma anche trovarci su Youtube e Facebook!

Ricorda, è sempre meglio smettere di combattere con una emozione negativa ed intraprendere delle azioni positive, concrete e costruttive!

Articolo di Martina Petrucciani

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Bibliografia

Leahy L.R. (2007). “Sette mosse per liberarsi dall’ansia”. Milano, Cortina Ed.

Atto di bullismo. Aspetti legali

Atto di bullismo. Aspetti legali

Nell’articolo precedente vi abbiamo parlato delle vittime del bullismo fornendovi una pratica guida su cosa fare per contrastare questo fenomeno. In questo articolo, proseguendo sul tema del bullismo, andremo a spiegarvi tutti gli aspetti che stanno dietro ad un atto di bullismo.

Il bullismo è un fenomeno sociale e deviante, centrale oggetto di studio per gli esperti delle scienze criminologiche ma non solo.

Il fenomeno, che trova maggiore riconoscimento nel nostro Millennio, è oggi oggetto di studio e di intervento da parte di differenti figure professionali quali psicologi, sociologi, giuristi, educatori e Forze dell’Ordine.

Si tratta di una manifestazione culturale, figlia di una società in cui i valori della sopraffazione e della vittoria del più forte sul più debole rappresentano spesso i modelli vincenti, così rappresentati in famiglia o attraverso i mass media.

L’atto di bullismo è frutto di un atteggiamento vile, arrogante e irrispettoso, che mette al centro l’identità unica e “giusta”, a discapito delle differenze, che vengono sottolineate con forza come elementi dispregiativi.

Storicamente l’atto prende forma nel mondo militare o in ambienti competitivi, che, ad esempio, prevedendo il superamento di prove, spesso goliardiche e imbarazzanti per l’iniziato.

È Dan Olweus che dà definizione di bullismo; nel senso comune bullo significa “prepotente”, tuttavia però, la prepotenza è solo una componente dell’atto di bullismo.

Ancora, l’atto di bullismo potrebbe essere equiparato ai comportamenti di mobbing tipici di un contesto lavorativo. La radice del termine è “mob”, dunque “gruppo”, “folla”, che denota un’azione iniziata e portata avanti proprio all’interno di un gruppo.

La funzione del gruppo è centrale per il bullismo: è infatti in una stretta cerchia di gregari che il fatto viene amplificato e si conservano i rapporti di potere.

Nell’atto di bullismo, il gruppo:

  • Rifiuta di socializzare con la vittima, la umilia, la isola dai compagni, la allontana;
  • Si conserva: il bullo spaventa, con i propri comportamenti, gli altri membri, per ottenere il consenso e il silenzio.

La sensibilizzazione e il favorire di piani di prevenzione dovrebbe riguardare diversi ambiti trasversali, a partire dagli interventi in famiglia, nelle scuole e nelle palestre.

 

Percezione di sé e atto di bullismo

Diversi studi sulla percezione individuale di Sé stessi hanno dimostrato che percepirsi in maniera positiva aiuterebbe bambini e ragazzi a ottenere dei successi, sia a livello relazionale che di rendimento scolastico.

Per concetto di Sé intendiamo la teoria che ognuno sviluppa riguardo a sé stesso, differente dal concetto di autostima, infatti:

  • Autostima percepita / Self efficacy: si tratta della nostra valutazione su noi stessi, il valore che ci diamo come persone;
  • La definizione di Sé come persona nel gruppo: considera gli aspetti razionali, cognitivi, come mi descrivo nel gruppo.

Un’altra ricerca condotta nel 1998 ha messo in luce che un basso concetto di Sé può più facilmente condurre al rischio di vittimizzazione e che l’effetto di eventuali fattori di rischio è maggiore nei soggetti che hanno un basso concetto di Sé e che si ritengono inadeguati.

Chi mette in pratica un atto di bullismo, il bullo, si mostra generalmente con un elevato concetto di Sé, è dimostrato, in realtà, che i bulli possono tendere al narcisismo, volendo ostentare una forza che in realtà non si ha.

 

Atto di bullismo e orientamento sessuale

E’ sempre più frequente, purtroppo, sentire parlare di bullismo legato alle tematiche dell’omosessualità e omotransfobia; i dati mostrano numeri preoccupanti di suicidi legati a tali atti.

Ciò che è importante sottolineare da tali metanalisi è che molto spesso chi mette in atto le condotte di bullismo non è consapevole della gravità della cosa e delle conseguenze sulle vittime.

Questa osservazione si riferisce a ricerche effettuate in materia di “lacune di empatia”, inteso come la mancanza di percezione del dolore recato all’altro (in questo caso causato da un atto di bullismo).

 

Atto di bullismo e legislazione

Il bullismo non è riconosciuto nell’ordinamento italiano come reato.

Esistono però delle fattispecie riconducibili alle condotte di bullismo come:

  • Le lesioni personali, art. 582 codice penale;
  • Le percosse, art. 581 c.p.;
  • La minaccia, art. 612 c.p.;
  • Il furto, art. 624 c.p.;
  • Interferenze illecite nella vita privata o la diffamazione, nei casi dei reati legati all’informatica, agli artt. 615-bis e 595 c.p.;
  • La molestia o lo stupro, nel caso dei reati sessuali agli artt. 660 e 609-bis c.p..

Con la Sentenza n. 19070 del 2008, la Cassazione annuncia che l’atto di bullismo venga sanzionato con pene maggiori, dovute all’aggravante dei futili motivi.

 

Atto di cyberbullismo

Il cyberbullismo non è, anch’esso, riconosciuto come reato, ma il nostro Paese ha promulgato una importante legge: la legge 29 maggio 2017, n. 71, “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo” pubblicata nella «Gazzetta Ufficiale» n. 127 del 3 giugno 2017.

In tal senso, l’atto di bullismo elettronico comporta un ammonimento da parte del Giudice.

Per fare un esempio, i video di risse o botte messe in rete comportano un reato di lesioni, di diffamazione aggravata e di trattamento illecito di dati personali.

Nei casi del revenge porn, categoria di reati sessuali informatici, l’atto di bullismo e violenza avviene pubblicando in rete delle immagini esplicite avute con il consenso della vittima ma diffuse a sua insaputa per danneggiarla.

Citiamo l’articolo del codice penale che punisce tale comportamento.

Art. 612-ter c.p. – Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro.

La responsabilità

In seguito a questi comportamenti possiamo ritrovare una responsabilità civile diretta di chi ha commesso il fatto, se il bullo è maggiorenne, mentre indiretta, ovvero facente capo agli esercenti la responsabilità genitoriale, in caso di bullo minorenne.

Una responsabilità si può trovare anche in capo all’istituto scolastico, quale soggetto che avrebbe dovuto vegliare e vigilare sulla condotta degli studenti ed impedire il fatto.

 

Le conseguenze dell’atto di bullismo

Eventuali conseguenze che possiamo citare sono, ad esempio:

  • Arresti domiciliari con divieto di comunicazione;
  • Divieto di avvicinamento alla vittima;
  • Divieto di utilizzo dei social network o di accesso alla rete;
  • Sequestro di siti, blog, pagine e contenuti online;
  • Sequestro di apparecchi informatici.

 

Se ti trovi in una situazione di disagio o di incertezza e hai voglia di confrontarti con noi, non esitare a contattarci per chiederci supporto e consiglio! Puoi trovarci su Facebook, YouTube oppure scriverci a info@forensicsteam.it

Articolo di Martina Petrucciani

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Bibliografia:

  1. Menesini, Bullismo.Che fare? Prevenzione e strategie di intervento nella scuola, Giunti, Firenze, 2000
Vittima di bullismo cosa fare: istruzioni per l’uso

Vittima di bullismo cosa fare: istruzioni per l’uso

Dopo i nostri consigli sui film sul cyberbullismo e il nostro approfondimento sulla rabbia repressa significato, in questo articolo vi parleremo di vittime di bullismo.

Sulla rete esiste un format molto conosciuto, che chiunque di noi avrà almeno una volta consultato in cerca di risposte a domande di qualsiasi tipo, l’articolo di oggi è ideato per essere una guida pratica ai dubbi che possono pervenire quando si parla di un argomento delicato come il bullismo.

 

Suggerire alla vittima di bullismo cosa fare

Ecco alcuni punti importanti da condividere per rispondere al quesito vittima di bullismo cosa fare.

  1. Individuare la situazione, dare un nome alle cose

Quando siamo coinvolti in una situazione di difficoltà, che sia procurata da altri o che sia una trappola del nostro pensiero negativo, è normale faticare a riconoscersi in tale stato di emergenza.

A volte è molto più facile fare finta di niente, lasciare correre, banalizzare, negare la reale situazione di disagio che probabilmente stiamo vivendo.

Questo per una serie di fattori e meccanismi tipici e automatici del nostro pensiero, come conseguenza dei nostri meccanismi di difesa o per quell’istinto di sopravvivenza per cui è più facile ignorare un fatto negativo che prenderne atto e cominciare a rimboccarsi le maniche per affrontare la situazione.

La regola numero 1, dunque, per suggerire alla vittima di bullismo cosa fare, è sempre individuare la situazione e dare un nome proprio agli accadimenti di cui siamo vittime.

Ragioniamo bene su ciò che quell’amico o quel compagno di scuola o di palestra ci ha detto, riflettiamo bene su quella critica davanti a tutti gli altri, su quel pensiero poco simpatico ricevuto in classe, su ogni singolo episodio che ci ha fatto soffrire e sentire al centro dell’attenzione negativamente.

  1. Rendersi consapevoli

Come detto, non è molto più facile consigliare e aiutare gli altri che non noi stessi? Si dice spesso “consiglio bene agli altri ma non a me stesso” per il principio di “predicare bene e razzolare male”.

Quando ci succede qualcosa di negativo, qualcuno ci sta trattando male, ci hanno costretto a fare qualcosa controvoglia, ci hanno offesi o umiliati in una apparente situazione di scherzo, è sempre bene allenare la nostra consapevolezza verso un probabile atto di bullismo.

Ci piace essere trattati così? Come ci fa sentire? Quali emozioni mi fa provare davanti agli altri? Come mi sento veramente?

La regola numero 2 per suggerire alla vittima di bullismo cosa fare, è sii consapevole di ciò che sta accadendo.

  1. Comprenderne le cause

Il bullismo annienta la vittima, la fa sentire debole, la imprigiona in uno schema di emozioni negative che si susseguono in circolo e da cui è difficile uscire.

La regola numero 3 per suggerire alla vittima di bullismo cosa fare è leggere.

Leggere, informarci, essere consapevole di come avvengono le dinamiche di bullismo e cyberbullismo ci aiuta a riconoscerle e a comprendere un po’ meglio come funzionano le dinamiche relazionali tra vittima e bullo e bullo e gregari.

Il bullo è generalmente una persona sofferente, frustrata, che non sta bene con sé stessa e per questo ha bisogno di sfogare all’esterno, verso un capro espiatorio, la propria rabbia.

Tu non c’entri. Non è colpa tua.

  1. Essere autoriflessivi

In certi casi, voler controllare a tutti i costi le variabili e i fattori esterni è uno spreco di tempo e energie. Ciò che ci succede si può contrastare con le dovute maniere e accortezze, ma dobbiamo aiutarci conservando tutte le nostre energie e forze per essere sempre obiettivi e resilienti.

La regola numero 4 per suggerire alla vittima di bullismo cosa fare è smetti di voler controllare le variabili esterne. Rifletti piuttosto su cosa potresti fare tu per migliorare le cose.

  1. Condividere i fatti con qualcuno, un amico o un famigliare

Se ti accorgi di essere vittima di bullismo non devi farti abbattere! Se ti attaccano perché sei diverso, ricorda sempre che la diversità è un valore aggiunto e ci rende tutti speciali!

Se le offese e le critiche ti fanno sentire davvero tanto male, prova a desensibilizzare quello stimolo o depotenziare la forza che il bullo ha su di te! La tua indifferenza farà calare la sua rabbia, a volte è proprio la gentilezza a combattere chi è cattivo con noi.

Per avere conferma di quanto sei speciale, passa del tempo con chi ti vuole bene, con la tua famiglia o i tuoi amici.

La regola numero 5 per suggerire alla vittima di bullismo cosa fare è confida i tuoi sentimenti e le tue emozioni! Non sei solo!

  1. Tenere tutti i dati scritti / minacce, raccogliere dati

La regola numero 6 per suggerire alla vittima di bullismo cosa fare è un piccolo consiglio legale. Uno studio investigativo ti consiglierebbe di raccogliere tutti gli elementi che potrebbero costituire delle prove: non per forza in sede di giudizio, anche in una fase stragiudiziale.

Tenere tutto documentato, messaggi WhatsApp, vocali, messaggi sui social, lettere, email, è un modo per difendere la propria versione.

  1. Informarsi legalmente

La giustizia è un piatto che si serve freddo.

Molto spesso abbiamo a che fare con persone molto arrabbiate, che provano rabbia e sono accecate da emozioni che possono compromettere anche una causa a loro favore.

Va bene provare emozioni negative, che nella sede opportuna vanno gestite per non compromettere il nostro funzionamento psicologico, ma è molto importante rimanere calmi, fermi, razionali e lucidi nella gestione di una eventuale causa legale.

La regola numero 7 per suggerire alla vittima di bullismo cosa fare è chiedere un consiglio legale ad un esperto.

  1. Fare valere i propri diritti

Facile da dire, difficile da fare.

La regola numero 8 per suggerire alla vittima di bullismo cosa fare è chiedere giustizia. Denunciare. Fare valere i propri diritti.

Molto spesso sentiamo di donne o ragazzi che non riescono a farsi ascoltare, troppo alti sono i tassi dei suicidi legati a motivazioni di violenza fisica e psicologica.

Se conosci un amico in difficoltà o se ti trovi tu stesso in una situazione di disagio, non avere paura. Non sei MAI solo. Fare denuncia può aiutare te e altre persone come te.

  1. Non serbare rabbia o rancore

I percorsi giudiziari non sono semplici, spesso si incorre nel rischio di quella che viene chiamata una seconda vittimizzazione. Si tratta di percorsi lunghi, che è necessario affrontare sempre a mente lucida vicino alle persone che ci amano e ci possono supportare.

Alla fine di questi percorsi, però, vi è la nostra vittoria personale. A volte, la liberazione. E così come è possibile (e auspicabile) ottenere giustizia, è importante voltare pagina.

La regola numero 9 per suggerire alla vittima di bullismo cosa fare è andare avanti.

La nostra vita non si ferma a quel momento, abbiamo ancora tanto da vivere e da fare davanti a noi, incontrando persone che ameremo e che ci ameranno, facendo tante cose bellissime di cui andremo fieri.

  1. Raccontare la propria esperienza per aiutare gli altri

Proprio perché il bullismo è un fenomeno così potente e diffuso, sempre più sentiamo di fattispecie nuove che configurano sempre più nuovi reati, anche per mezzo dello strumento elettronico.

Per tale ragione è bene sapere sempre che non siamo soli e che la nostra esperienza può davvero essere di esempio, di supporto e di conforto a qualcuno nella nostra stessa situazione.

La regola numero 10 per suggerire alla vittima di bullismo cosa fare è condividere la nostra esperienza, raccontare come ne siamo usciti, come l’abbiamo affrontata, portando la nostra forza e la nostra guida, al servizio di chi oggi si trova dove prima ci trovavamo noi.

  1. Allenare la resilienza

La regola numero 11 per suggerire alla vittima di bullismo cosa fare è praticare dello sport.

Molte attività stimolano la resilienza fisica e psicologica, le arti marziali, ad esempio, sono una tipica disciplina che forma il corpo e la mente e allena alla propria autostima, alla forza e al coraggio di affrontare l’altro con determinazione, rispetto delle regole, calma.

In questo articolo vi abbiamo portato una breve guida in punti per poter suggerire ad una vittima di bullismo cosa fare, ma i nostri approfondimenti non finiscono qui!
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Articolo di Martina Petrucciani

Film sul cyberbullismo: 5 titoli per educare e sensibilizzare

Film sul cyberbullismo: 5 titoli per educare e sensibilizzare

In questo articolo vogliamo proporvi alcuni film sul cyberbullismo: sono tantissimi e possono essere molto utili, per i ragazzi, per i genitori o per gli insegnanti, per comprendere questa delicata tematica

Abbiamo già approfondito quali possono essere i tipi di cyberbullismo, partendo dalla nascita del fenomeno, passando dalle diverse tipologie di cyberbullismo e fornendovi dei consigli pratici per la prevenzione e la lotta a questo fenomeno.

Parlare di cyberbullismo è molto importante pe aiutare i ragazzi a capire e comprendere il problema.
I film sul cyberbullismo possono essere di grande aiuto per aprire il dialogo e parlare con loro di bullismo e cyberbullismo, nonché sicuramente per educarli ad un utilizzo consapevole del web e della rete

I film, i video, le testimonianze possono essere dei mediatori efficaci per affrontare questi temi che possono risultare difficili da esprimere a parole

Ecco di seguito alcuni titoli di film da vedere insieme ai ragazzi che possono avvicinarli alle loro emozioni e ai loro vissuti in riferimento al delicato fenomeno degli attacchi in rete

 

Gli ultimi della classe

Il primo dei film sul cyberbullismo che vi consigliamo è “Gli ultimi della classe”.
È il capitolo conclusivo di una trilogia voluta dall’associazione “Ragazzi e Cinema”. Uscito nel 2013 e diretto dal regista Guido Milani, il film è dedicato a Francesco Scerbo, scomparso all’età di 14 anni, vittima del bullismo. Tra le testimonianze che hanno aiutato nella stesura della sceneggiatura, fondamentale quella della mamma del ragazzo, la signora Renata, che ha vissuto la tragedia sulla sua pelle nel 1995. Tra i protagonisti del film appare anche una giovane di nome Giuditta che ha subito violenze da un compagno di classe; la storia della ragazza s’intreccia poi con quelle di altri adolescenti, tutti vittime di bullismo e cyberbullismo.

Film sul cyberbullismo

Rincoman

È un cortometraggio sul cyberbullismo applaudito al Gff da oggi su YouTube, realizzato dai ragazzi della scuola di cinema ZuccherArte di Genova.

È l’indifferenza dei “buoni”, di coloro che si voltano dall’altra parte la denuncia che non è solo la cattiveria a procurare dolore.

film sul cyberbullismo

 

A Girl Like Her 

È un film del 2015, la sedicenne Jessica Burns ha un segreto che non vuole condividere con nessuno, se non col suo migliore amico, Brian Slater. Per tutto l’ultimo anno, Jessica è stata vittima di atti di bullismo da parte di Avery Keller, una sua ex-amica, tra le studentesse più popolari alla South Brookdale High School. Con l’aiuto di Brian, e con una telecamera nascosta, le prove del comportamento persecutorio e spietato di Avery verranno portate alla luce. 

Questo documentario svela i punti di vista di tutte le persone coinvolte attraversando e toccando tutte le emozioni e le reazioni.

film sul cyberbullismo

Disconnect 

È un film del 2012 diretto da Henry Alex Rubin.

Il film è stato presentato fuori concorso durante la 69ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e tratta di diverse storie di persone che si intrecciano, tutte legate dal filo conduttore di internet, affrontando tematiche come il furto digitale di identità, i reati sessuali online ed il cyberbullismo. 

film sul cyberbullismo

 

La storia di Audrie Pott

“Si è tolta la vita a soli 23 anni, attivista e fondatrice di una associazione che difende i teen ager dagli abusi sessuali”.

Quando aveva 14 anni, la giovane era stata vittima di uno stupro ed aveva affrontato per anni episodi di bullismo online: la sua storia era stata raccontata in un documentario Netflix dal titolo “Audrie e Daisy”.

Il documentario ripercorre la storia di Daisy e di un’altra ragazza (Audrie Pott), mostrando come le due, dopo aver subito violenza sessuale, abbiano anche dovuto combattere contro le accuse e la diffidenza della comunità di appartenenza. Audrie è morta suicida poco dopo lo stupro, Daisy invece ha proseguito la sua battaglia, fondando un’associazione per tutelare i teen-ager vittime di violenza. 

film sul cyberbullismo

 

Vi consigliamo la visione di questi film sul cyberbullismo insieme ai vostri figli di questi film o documentari sul cyberbullismo; potranno sicuramente aiutarvi ad aprire con loro un dialogo su questi temi così delicati.
Ricordate sempre che il dialogo e l’ascolto sono fondamentali per sintonizzarsi con i vissuti dei vostri figli e per cogliere eventuali segnali di disagio.
Per approfondire ancora di più questa ed altre tematiche affrontate nei nostri articoli non dimenticate di seguirci anche su
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Articolo di Giulia Piazza

Rabbia repressa significato: 5 strategie efficaci di risoluzione

Rabbia repressa significato: 5 strategie efficaci di risoluzione

Nell’articolo precedente abbiamo parlato di adolescenza difficile, ma andiamo oggi a approfondire il tema della rabbia, più nello specifico parleremo di rabbia repressa significato.

La rabbia è un’emozione fondamentale. Ci aiuta a porre un confine tra noi e l’altro, è indispensabile per la sopravvivenza in quanto ci aiuta a riconoscere i pericoli e le minacce del mondo esterno. È un’emozione che tuttavia ci può spostare dalla nostra zona di comfort per attivarci nei confronti di qualcuno o di qualcosa, per questo motivo ha una funzione energetica.

 

Rabbia repressa significato

Per spiegare il concetto di rabbia repressa significato bisogna partire dalla definizione di rabbia che, in psicologia, è considerata come il prodotto degli sforzi frustranti del passato nel tentativo di essere amati dalle figure di accudimento.
Il bambino, che nella relazione materna non ha sentito accolte le sue emozioni, ha imparato che esprimerle è pericoloso per cui è cresciuto con la convinzione che è meglio trattenere le emozioni, ciò alimenta ancor più la rabbia interna del soggetto

Anche la nostra società non incoraggia le manifestazioni di rabbia perché questa emozione è giudicata pericolosa e da reprimere.
È proprio in questa cornice che cresce e si alimenta quella che viene chiamata la rabbia repressa

Quando impediamo alla rabbia di esprimersi si crea un conflitto interiore tra ciò che si vorrebbe fare e ciò che invece viene trattenuto. In questo modo la rabbia tende ad accumularsi e a fare il suo ingresso in maniera irruenta ed inattesa anche in situazioni più banali ed inconsuete

Espressioni di collera, sarcasmo, ansia o attacchi di panico nascondono la rabbia che nel tempo si è accumulata e che non riesce ad essere espressa diversamente.

Ma questo perché accade?

Esprimere la rabbia in maniera inadeguata o non esprimerla affatto è qualcosa che si apprende in relazione con l’altro. Se non si ha avuto la possibilità di esprimere le proprie emozioni e sentire accolti i propri bisogni, è normale che sensazioni di rabbia emergano

Ma siamo sicuri che è proprio la rabbia l’emozione autentica di fondo?

In realtà, soprattutto dalla mia esperienza professionale, ho colto che l’emozione della rabbia, a volte agita o al contrario inibita, nasconde l’emozione autentica della tristezza. Quest’ultima risulta essere la vera emozione alla base della rabbia, ma si tende a nasconderla e a non esprimerla in quanto  non si ha mai avuto il “permesso” di poterlo fare. 

Possiamo dunque dire che la rabbia repressa significato, che si esprime attraverso modalità inconsuete quali il cinismo, difficoltà legate al sonno, uno stile comunicativo passivo-aggressivo o ancora attraverso somatizzazioni (gastrite, ulcera, ipertensione, emicrania ecc.) nasconde la tristezza di non poter esprimere e soddisfare i propri bisogni. Per tale motivo la rabbia repressa è spesso correlata ad episodi depressivi e più in generale alla depressione.

Ma quali sono le caratteristiche di personalità di una “arrabbiato represso”?

  • La convinzione del soggetto di non essere stato amato sufficientemente e non essere una persona amabile caratterizzano coloro che reprimono la rabbia e che allontanano dalla consapevolezza le emozioni spiacevoli; 
  • Una bassa autostima è un ulteriore aspetto che ne definisce la personalità. Tali persone indossano per di più “la maschera del sorriso e della gentilezza” in quanto temono il giudizio dell’altro e hanno paura di sperimentare le emozioni; 
  • Essere dipendenti. Fare uno di droghe, alcol, fumo o avere una dipendenza affettiva dal proprio partner significa concentrare le proprie energie verso qualcosa di specifico che allontani il soggetto dal pensare a ciò che non ha o non ha avuto, alimentandone la rabbia e la tristezza. 

Ecco allora 5 possibili strategie di risoluzione

  • Aumenta la consapevolezza delle tue emozioni

Questo significa ascoltarsi di più, comprendere i propri bisogni e raggiungerne il soddisfacimento

  • Evidenzia i triggers.

Ossia i segnali da cui origina la rabbia, ad esempio essere ignorati, ricevere insulti o minacce. Riconoscerli è il primo passo per esprimere la rabbia in maniera adeguata.

  • Sviluppa la tua autostima e riconosci il tuo valore

Smettila di credere di “non essere mai abbastanza” altrimenti sensazioni di sfiducia in se stessi e nelle proprie capacità favoriscono l’accumulo della rabbia.

  • Sviluppa l’assertività.

Esprimi in modo chiaro le tue opinione e le tue emozioni, senza aggredire l’interlocutore ma facendo valere il tuo pensiero.

  • Prenditi il tuo tempo e il tuo spazio.

Avere un tempo e uno spazio per te ti aiuterà a prenderti cura dei tuoi vissuti e delle tue emozioni. Impegnati in attività in cui ti senti libero di esprimerti (leggere, dipingere, ascoltare la musica, correre ecc.) o chiedi l’aiuto di un professionista che potrà aiutarsi ed affiancarti a riscoprire te stesso.

Ricorda. Non esistono emozioni positive o negative, esistono le emozioni e tu puoi concederti il permesso di esprimerle per affermare te stesso e il tuo valore. 

 

Speriamo che questo articolo sulla rabbia repressa significato sia stato in grado di soddisfare tutti i tuoi dubbi sull’argomento, ma se così non fosse non dimenticarti che puoi trovarci anche su Facebook e Youtube e non esitare a scriverci a info@forensicsteam.it per domande più specifiche o se desideri ricevere informazioni sui nostri corsi!

Articolo di Martina Russo

Adolescenza difficile

Adolescenza difficile

L’argomento di oggi verte sull’adolescenza difficile e comportamenti a rischio correlati.
Nei nostri precedenti articoli abbiamo trattato temi quali il bullismo o i diversi tipi di cyberbullismo; in questo articolo, invece, vorremmo porre alla vostra attenzione un altro tipo di rischi legati all’adolescenza difficile.

Parleremo quindi di alcuni pericoli che caratterizzano la quotidianità dei ragazzi: le trappole che si nascondono in rete, nei social network, nel gioco online.
Quando si parla di adolescenza difficile, infatti, è necessario ricordare sempre che vi sono tanti pericoli a cui i ragazzi sono esposti e in cui possono incorrere, se non ben educati a riconoscerli e denunciarli.

 

Web, adolescenza difficile e comportamenti a rischio

Ci troviamo oggi nel pieno di una rivoluzione digitale caratterizzata da grande velocità nel cambiamento, ogni giorno troviamo sempre più prodotti tecnologici sempre nuovi, innovazioni che richiedono sempre più competenza.

La rivoluzione virtuale è certo indice di un progresso, anche scientifico, molto importante, ma che porta con sé fattori di rischio da non sottovalutare.

È del grande studioso Zygmunt Bauman, importante multipremiato sociologo, scomparso nel 2017, che vi consiglio la lettura!
Il suo libro “Modernità liquida” descrive, infatti, una società circondata da caos e caratterizzata dal disorientamento.

In un certo senso, è a questa condizione che l’ondata di progresso tecnologico può portare noi ed i nostri ragazzi, se non faremo qualcosa per sensibilizzarci ed educarci al loro uso.

Se parliamo di adolescenza difficile, parliamo necessariamente di quelli che sono stati definiti “i nuovi adolescenti”i figli del progresso virtuale, i nati dopo il Duemila, fino ad arrivare ai bambini “che nascono con il telefono in mano”.

Nonostante sia innegabile il contatto precoce dei bambini con le nuove tecnologie, non si può d’altro canto definirli geni futuristi poiché la loro capacità di riconoscere uno smartphone o muovere sopra di esso il dito, nel tentativo di sbloccarlo, non è altro che una normale reazione di apprendimento a ciò che osservano dagli adulti!

Ed è proprio dall’osservazione che anche i bambini più piccoli cominciano ad identificare lo smartphone come un qualsiasi altro oggetto d’uso quotidiano: un cucchiaio, un telecomando, per esempio.

Ciò che è sicuramente da sottolineare è il grande divario generazionale che si è creato tra i “figli della rivoluzione online” e gli adulti, i genitori.
Tale distacco alimenta la mancanza di comunicazione, di interesse, di spazi di dialogo genitori-figli ed amplifica l’esposizione ai comportamenti a rischio vittimizzazione.

I rischi legati al progresso

Vogliamo riportarvi due dei principali rischi a cui possono incorrere i ragazzi nel web: il cyberbullismo e l’adescamento online a scopo di produzione di materiale pedopornografico.

Che si adoperi un telefonino, un computer o una console, diversi sono i canali con cui addentrarsi nel “deep web”, ovvero nel profondo mondo della rete, dell’online, del virtuale.

Avere il controllo di ciò che i nostri figli fanno sulla rete, monitorare i loro comportamenti online, non significa violare la loro privacy bensì proteggerli ed educarli verso un uso corretto e consapevole.

Per prevenire quella che potrebbe diventare un’adolescenza difficile si rivela necessario imporre regole educative e limiti all’uso dei dispositivi tecnologici e di Internet già dalla prima infanzia.

È nostra responsabilità, degli adulti, accompagnare i ragazzi e non lasciarli soli in questa rivoluzione tecnologica. Vediamo assieme alcuni dei rischi a cui è possibile incorrere:

  • Tentativi di adescamento online su chat room o forum virtuali, presenti anche in diversi giochi online;
  • Dipendenza da gioco e da Internet, modificazioni del comportamento, dell’umore;
  • Truffe online, phishing, furti di dati personali;
  • Dipendenza da social network;
  • Incorrere in profili ed identità false;
  • Subire cyberbullismo all’interno di chat di gruppo di WhatsApp.

 

I videogiochi online

Parlare di adolescenza difficile è anche parlare di dipendenza da videogiochi

Il Governo cinese, ad esempio, qualche tempo fa ha introdotto nuove misure restrittive sui video game, nel tentativo di frenarne la dipendenza nei giovani giocatori.
La Cina ha difatti vietato il gioco online nelle ore notturne ed ha imposto un tetto di spesa ed un budget massimo per gli acquisti online.
Che sia uno strumento di controllo utile per il contrasto dei comportamenti a rischio?

Secondo noi non è necessario demonizzare la tecnologia né impedirla bensì educare ad essa fin da subito!

Trascorrere molte ore in modo sregolato e non controllato davanti ai videogiochi, spesso violenti e spara-tutto, non è mai consigliato!

Ma non è solo la violenza il problema; qualsiasi dipendenza dallo schermo può causare ritardi nello sviluppo ed avere conseguenze nefaste, in un momento di crescita e sviluppo cerebrale massimo.

Ciò che ci sentiamo di consigliarvi per proteggere i più piccoli da un’adolescenza difficile e dai rischi della rete è di conoscere i giochi che acquistate ai vostri figli, di informarvi sui rischi dei social network, sul funzionamento delle chat online, di essere presenti, con interesse, di continuare a rappresentare un riferimento insostituibile da qualsiasi tipo di tecnologia!

 

In questo articolo abbiamo cercato di approfondire il più possibile un tema delicato come quello dell’adolescenza difficile, ma se nutri ancora dei dubbi in merito all’argomento o sei interessato a scoprire altri nostri contenuti non dimenticarti di seguirci anche su Facebook e Youtube.
Inoltre non esitare a scriverci a info@forensicsteam.it, saremo felici di rispondere ad ogni tuo dubbio!

Articolo di Martina Petrucciani

 

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Bibliografia:

Bauman Z. (2002) Modernità liquida, Laterza.

Ziccardi G., (2014) Entro 48 ore, Gli specchi.