Come pedinare una persona: parte 1

Come pedinare una persona: parte 1

Vi siete mai chiesti quanto ci sia di vero in quello che siamo abituati a vedere in televisione o al cinema? Pensiamo alle tecniche di indagine, al come pedinare una persona, agli appostamenti del detective di turno davanti al viottolo di ingresso di una proprietà privata o sotto la luce del lampione. Quante volte abbiamo pensato “se ci fossi io me ne sarei già accorto da un pezzo”?

In effetti, come non darvi torto! Se lavorassimo allo stesso modo nella realtà, con molta probabilità, dopo appena quindici minuti si affaccerebbe la vicina incuriosita dall’autovettura sconosciuta e dalla persona mai vista nel vicinato. Per un investigatore privato o un collaboratore investigativo in indagini elementari comprendere come pedinare una persona passando inosservati è il primo passo! Nascondendosi dietro alle pagine di giornali o mettendosi occhiali e cappelli vistosi come nei film? No di certo!
Vediamo allora insieme quali sono le principali tecniche di indagine e come pedinare una persona senza correre il rischio di essere osservati.

COME PEDINARE UNA PERSONA OGGI

Ci tengo a fare una premessa importante! Il modo di svolgere gli accertamenti sta cambiando. Il settore investigativo, così come altri settori, necessita di rimanere al passo con i tempi e soprattutto con la rivoluzione digitale costantemente in atto.
Pensate, infatti, a quanto sono cambiate le cose dall’ingresso nelle nostre abitazioni di pc o smartphone. E pensate anche solo agli ultimi due anni e a come è cambiato, ad esempio, il lavoro o il modo di incontrarsi. Quotidianamente partecipiamo a call, meeting, congressi online, webinar su svariate piattaforme come skype, zoom, google meet e chi più ne ha più ne metta.
Ancora oggi, nonostante si stia cercando di tornare un passo alla volta alla normalità in seguito ad una pandemia che ci ha messi in ginocchio e costretti in casa, si preferisce in molti posti di lavoro continuare a recarsi in sede soltanto alcuni giorni a settimana e preferire il telelavoro o lo smart working.

Siamo costantemente bombardati da notizie che parlano di furti di informazioni, attacchi ramsomware, rivendita di dati.
Negli ultimi anni sono aumentati esponenzialmente i reati informatici e se da un lato aziende e professionisti cercano di correre ai ripari, dall’altro il problema inizia ad essere sempre più sentito anche tra i privati cittadini. Complice non solo una consapevolezza dell’importanza della propria riservatezza e della propria privacy che, seppur timida, inizia a farsi strada ma anche i continui attacchi che riceviamo quotidianamente. Pensiamo al phishing e, in generale, alle truffe online.

Quindi, se il mondo sta cambiando perché non dovrebbero cambiare anche le tecniche di indagine e come pedinare una persona?

COME PEDINARE UNA PERSONA: LE 4 TIPOLOGIE DI PEDINAMENTO

Potremmo dire che esistono 4 diverse tipologie di pedinamento:

  • pedinamento online
  • pedinamento o osservazione statica
  • pedinamento o osservazione dinamica
  • pedinamento elettronico

In questo articolo ci concentreremo sulle ultime tre tipologie di pedinamento lasciando alla collega dr.ssa Samuela Bolgan, responsabile della divisione informatica Aenigma, la possibilità di dedicare al come pedinare una persona attraverso il pedinamento online una trattazione a parte.

Appostarsi davanti l’abitazione di un soggetto oggetto di indagine, previo ricevimento di un conferimento di incarico scritto e pedinarlo al fine di monitorarne gli spostamenti è un’attività lecita. Certo, una specifica è d’obbligo: infatti a svolgere tale attività non può essere il privato cittadino ma il professionista al quale è stata rilasciata una licenza ai sensi dell’articolo 134 del Tulps e i suoi collaboratori – previa comunicazione alla Prefettura territorialmente competente.
L’articolo appena citato, nello specifico, indica che “senza Licenza del Prefetto è vietato ad enti e privati di prestare opera di vigilanza o custodia di proprietà mobiliari e immobiliari e di eseguire investigazioni o ricerche o di raccogliere informazioni per conto di privati. (…)”.

Ma come pedinare una persona senza essere scoperti?

La parola d’ordine è “passare inosservati”. Non mi riferisco di certo all’indossare occhiali e cappelli enormi o oppure nascondersi dietro ad alcune pagine di giornale. Per passare inosservati dobbiamo essere il più naturali possibili. Sembrerà strano ma è proprio così!
Vi faccio un esempio. Se stessi pedinando il conducente della vettura che mi procede, in assenza di copertura, qualora si fermasse ad un semaforo rosso, sarei più visibile se frenassi bruscamente accostandomi al lato della strada o se, come accade abitualmente, rallentassi accostandomi in attesa che scatti il verde?
Vi sono poi altri espedienti per passare inosservati come, ad esempio:

  • la corretta scelta dell’abbigliamento che dovrà essere il più consono possibile;
  • il modello e il colore dell’autovettura che guidiamo;
  •  l’adattamento dello stile di guida a quello dell’indagato;
  •  l’evitare i dettagli che potrebbero attirare l’attenzione o permettere di distinguerci. Non mi riferisco solo ad un tatuaggio o ad orecchini vistosi ma anche ad adesivi appiccicati all’autovettura;
  • l’adeguarsi alla situazione. Pensiamo ad un’indagine atta a verificare quali sono le frequentazioni di un minore che, ad esempio, frequenta parchi o pub e locali e ad un’indagine atta, invece, a verificare quelle che sono le frequentazioni e gli spostamenti del socio di una grande azienda;
  • il pedinamento o l’appostamento in coppia;
  • il pedinamento a più autovetture.

Vi è poi un’altra tipologia di pedinamento: quello elettronico.
Per pedinamento elettronico si intende il pedinamento attraverso un dispositivo di localizzazione satellitare. Anche quest’ultimo, se effettuato da un investigatore abilitato è lecito a patto che l’autovettura alla quale viene installato il dispositivo sia intestata al soggetto indagato – e a lui abitualmente in uso – e che non si commettano una violazione di domicilio o proprietà privata nell’atto dell’installazione.

Il gps, tuttavia, dovrebbe rimanere un semplice supporto all’attività di indagine e non un sostituto dell’investigatore o del collaboratore investigativo. Cosa succederebbe, infatti, se il soggetto quel giorno decidesse di farsi venire a prendere da un collega o di spostarsi con i mezzi? E se parcheggiasse davanti ad un grande magazzino e se ne andasse in centro?

Quindi ricordiamo che la tecnologia, in questo caso, è utilissima ma non potrà mai sostituire l’operatore. Per passare inosservati è fondamentale essere il più naturali possibili, adattarci ad ogni situazione e, aggiungerei, avere una buona capacità di problem solving.

Come sempre, ricordo che puoi seguirci sui nostri social e che puoi contattarci in caso necessitassi di ulteriori informazioni!

Cos’è una perizia informatica: parte 2

Cos’è una perizia informatica: parte 2

In questo articolo andremo ad analizzare più approfonditamente la struttura interna di una perizia informatica, di cui abbiamo estesamente parlato nel precedente articolo.

Come anticipato, un buon modo di strutturare una perizia, a parere di chi scrive, è il seguente:

  • Copertina;
  • Indice;
  • Executive Summary;
  • Biografia;
  • Obiettivi dell’indagine;
  • Metodologia utilizzata;
  • Supporti elettronici esaminati;
  • Risultati dell’esame;
  • Dettagli dell’indagine collegati al caso;
  • Allegati/Appendici;
  • Conclusioni.

Andiamo a vederle nel dettaglio una per una.

La copertina

Sulla copertina devono comparire almeno queste informazioni:

  • Titolo del rapporto;
  • Autore;
  • Organizzazione;
  • Numero dell’indagine;
  • Data del rapporto;

Sulla copertina possono essere riportati anche firma e data di ciascuna delle persone coinvolte nell’indagine.

L’indice

Un rapporto ben organizzato deve comprendere un indice che faciliti gli avvocati, dell’accusa e della difesa, così come gli eventuali esperti chiamati a testimoniare, ad esaminare e consultare il rapporto.

L’executive summary

La sezione dell’executive summary deve fornire una panoramica dello scopo dell’esame e di quanto l’investigatore ha scoperto. Nelle forze dell’ordine si ha spesso una divisione dei compiti, in particolare nei laboratori di Computer Forensics più grandi. Questo significa che un investigatore conduce le indagini, un altro svolge l’analisi forense. Nel rapporto andrà incluso il lavoro di ciascuno, che deve essere ben individuato.

La biografia di colui che ha redatto la perizia informatica

Va inclusa una breve biografia dell’investigatore, che metta in evidenza tutte le esperienze pertinenti: lauree, certificazioni, corsi di Digital Forensics frequentati. Va indicato anche un numero approssimativo di ore di training pertinente seguite. L’investigatore deve anche specificare la propria esperienza investigativa e professionale, per esempio da quanti anni è in attività. Alla fine, questa sezione è funzionale a spiegare perchè l’investigatore era un esperto adatto a condurre l’indagine e ad esaminare le evidenze relative al caso.

Gli obiettivi dell’indagine

Questa è una sezione facoltativa, perchè l’estensore del rapporto può avere già spiegato nell’executive summary i motivi per condurre l’indagine. Per impostare il rapporto, chi lo stende può spiegare i motivi dell’indagine e la portata del mandato, il che poi aiuterà a spiegare i tipi di dispositivi e supporti esaminati e le aree della memoria di lavoro e di massa analizzate. Per esempio, file di immagini e video saranno importanti per un caso di sospetta pedofilia, mentre le email possono essere particolarmente importanti in un’indagine di spionaggio industriale e le informazioni bancarie possono esserlo per un’indagine per appropriazione indebita.

La metodologia

La metodologia può essere trattata in una sezione a sè oppure nel seguito del rapporto. La sezione della metodologia spiega l’approccio scientifico alla base dell’esame: deve spiegare l’impostazione seguita dall’esaminatore forense, il che può includere le motivazioni per la scelta del software o dell’hardware utilizzato. L’investigatore può anche dare riferimento a pratiche standard per gli esami di Computer Forensics applicati nell’indagine, che possono essere specifici del laboratorio, mutuati da organi di riferimento o da raccomandazioni e linee guida.

I supporti elettronici analizzati

Anche queste informazioni potrebbero essere inserite all’interno di un’altra sezione del rapporto, piuttosto che in una sezione ad hoc. È importante, comunque, descrivere in dettaglio i supporti esaminati, in quali relazioni fossero con altri supporti e quali relazioni sussistano fra questi oggetti e il sospettato. Un esempio potrà aiutare a chiarire:

“un esame del file property list sul computer del sospettato indicava che altri dispositivi erano stati sincronizzati sul suo MacBook. I file property list sono file di configurazione che elencano le modifiche apportate alla configurazione di un computer. Quando al computer si collegano, con un cavo USB, un iPhone, un iPod o qualche altro dispositivo, in genere nel computer vengono registrati il tipo di dispositivo e un numero di serie che lo identifica in modo univoco. Queste informazioni hanno portato l’investigatore a richiedere un mandato di perquisizione per l’iPhone del sospettato, che in seguito è stato sequestrato, il 17 gennaio 2022. Poi l’iPhone del sospettato è stato esaminato […] i dettagli relativi all’iPhone del sospettato trovati nei file property list hanno poi condotto l’esaminatore ad analizzare i file di backup sul MacBook del sospettato. Il file di backup si trovava in…”

Come si evince, bisogna indicare chiaramente e dettagliatamente date e ore di ogni passo intrapreso nel corso dell’esame.

I risultati

Come si è già osservato, il rapporto deve essere molto chiaro in merito a quanto è stato scoperto, relativamente alla natura dell’indagine e nell’ambito di tutti i mandati di perquisizione. Tutti i termini tecnici devono essere spiegati chiaramente. È importante che l’investigatore esponga i fatti ed eviti le interpretazioni: queste spettano agli avvocati e eventualmente, alla giuria. Vediamo di seguito un esempio di formulazione scorretta a confronto con una esposizione appropriata.

  • Scorretta: Mario Rossi ha scaricato migliaia di immagini di minori abusati;
  • Corretta: è stata condotta un’analisi del disco rigido rimosso dal computer Dell, Model E6400, Service Tag 4X39P5. Questo computer è stato sequestrato dall’abitazione di Mario Rossi, via Tagliamento 88, 00131, Roma. Su tale computer erano state scaricate in totale 578.239 immagini di bambini. Mario Rossi, nella dichiarazione resa alla polizia in data 12 gennaio 2021, ha sostenuto di essere l’unico utente di quel computer nella sua abitazione. Nel corso dell’analisi, si è scoperto, dall’esame del Registro di Windows, che sul computer era stato configurato un unico utente. L’esaminatore ha scoperto su questo computer Dell anche un login e una password.

 

I dettagli dell’indagine relativi al caso

Questa non è necessariamente una sezione separata, ma è importante elencare le prove non digitali a sostegno dell’indagine: per esempio dichiarazioni del sospettato e dei testimoni eventuali.

Gli allegati/appendici

Gli allegati possono essere fotografie degli oggetti sequestrati, schermate catturate dal computer, fotografie etichettate, email stampate e altri file. In appendice può essere inserita la modulistica, come l’elenco delle prove ed i mandati di perquisizione.

Il glossario

Inserire un ampio glossario alla fine (o anche all’inizio) del rapporto è una buona pratica. Gli avvocati della difesa lamentano spesso di essere svantaggiati, per mancanza di risorse nelle proprie indagini, rispetto a quelle disponibili alle forze dell’ordine. Assistendo e cooperando attivamente con gli avvocati della difesa e includendo nel rapporto un buon glossario, note a piè di pagina e altre risorse utili, si possono ridurre queste lamentele di disparità.

La redazione di una corretta perizia informatica è condizione fondamentale per rendere l’investigazione intellegibile, comprensibile, replicabile e garantirne l’affidabilità e la validità!!

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Articolo di Samuela Bolgan

Cos’è una perizia informatica: parte 1

Cos’è una perizia informatica: parte 1

Nel corso dei precedenti articoli abbiamo visto come l’agenzia investigativa possa fornire supporto ad un’azienda che si trovi nella condizione di licenziare un dipendente, nel corso di questo articolo e del successivo, invece, vedremo insieme cos’è una perizia informatica!

Scrivere un rapporto dettagliato ed esaustivo sulle indagini può essere determinante per l’istruzione di un processo. Il rapporto deve essere sufficientemente dettagliato da reggere alle obiezioni della difesa o al timore che siano stati trascurati o non analizzati con cura dei file importanti.

Il rapporto deve inoltre essere chiaro: anche una persona priva di conoscenze tecniche deve essere in grado di comprendere i concetti importanti e il valore delle prove presentate.

In questo articolo vedremo come documentare correttamente l’indagine informatica e darne rendiconto.

 

Cos’è una perizia informatica

La finalità del rapporto di un investigatore di Computer Forensics è specificare quanto ha scoperto, non fornire un’opinione o convincere una giuria della colpevolezza di un sospettato.

Il rapporto è una enunciazione di fatti, sarà il tribunale poi a dover decidere in merito alla colpevolezza o meno dell’accusato. Un investigatore non deve solo presentare quanto ha scoperto ma indicare con tutti i dettagli i processi dell’indagine, che devono includere sempre anche gli eventuali errori commessi o i casi in cui un esame è fallito.

Durante l’indagine, infatti, un investigatore deve usare più strumenti. Questi strumenti devono essere stati sottoposti a test di calibrazione da parte di tecnici di laboratorio e l’investigatore deve sapere tutto ciò che hanno scoperto, compresi i tassi di errore noti. A questo proposito l’investigatore deve annotare le limitazioni dell’esame, per esempio le aree dei supporti di memoria che sono risultate illeggibili, che possono essere settori negativi su un disco rigido, blocchi non accessibili, file che non è stato possibile aprire, o altri dati non accessibili. Essere proattivi può evitare possibili domande imbarazzanti future!

Ovviamente, date e ore sono di estrema importanza. L’investigatore deve sempre annotare l’ora corrente e la fonte da cui è stata ricavata (per esempio, iPhone11, servizio cellulare, ora impostata automaticamente in base alla localizzazione). Devono essere annotate le ore di sistema per tutti i dispositivi esaminati, e confrontate anche con l’ora dell’investigatore.

Ogni dettaglio nel rapporto deve essere preciso dal punto di vista tecnico, ma il rapporto deve essere anche comprensibile, così che anche le persone con limitate conoscenze tecniche possano capire che cosa ha fatto l’investigatore e cosa è stato scoperto. Gli informatici parlano un linguaggio diverso con i loro colleghi, esattamente come accade anche per altre categorie professionali.

Il rapporto quindi non deve contenere acronimi, a meno che non vengano spiegati in precedenza ne rapporto stesso, e non si devono usare abbreviazioni o termini tecnici senza darne una spiegazione. Per esempio, anziché dire “abbiamo fatto un hash del disco”, si può scrivere “abbiamo usato un algoritmo MD5 per creare un codice alfanumerico, cioè un hash, che identifica in modo univoco il disco di quel computer. Creare un hash MD5 è un’operazione standard per gli investigatori di Computer Forensics, per essere sicuri che la copia su cui lavorano non sia stata modificata rispetto al supporto originale sequestrato dal computer del sospettato”.

Si può anche includere una sezione distinta per le definizioni tecniche. Se è stata condotta un’indagine prudente e attenta e pubblicate i fatti relativi al caso, non ci dovrebbe essere nulla di cui preoccuparsi.

Occorre ricordare che l’investigatore ha il dover di essere imparziale, corretto nei confronti dell’accusa come della difesa.

Perizia informatica: come redigere un rapporto

Non deve esistere alcuna ambiguità in quanto viene affermato nel rapporto. Sarebbe consigliabile a tal fine chiedere a qualcun altro di rileggere il rapporto per verificare l’accuratezza e possibili incoerenze, per identificare punti confusi e stabilire se una persona che non abbia formazione tecnica possa comprenderlo. Alla fine, in teoria, il rapporto dovrebbe essere abbastanza dettagliato perché qualcuno, sulla sua scorta, possa ricreare la medesima analisi e recuperare gli stessi risultati.

Vale la pena soffermarci sull’uso delle rappresentazioni grafiche. Una rappresentazione grafica spesso è molto più efficace della parola scritta: quello che si dice spesso, che un’immagine vale più di mille parole, in fondo è vero. Per esempio, un foglio di calcolo con i tabulati delle chiamate è molto meno efficace di un grafico che mostri un’immagine del sospettato e le linee di collegamento verso i contatti con cui ha comunicato più spesso, fra cui potrebbero esserci eventuali complici o la vittima. Anche una cronologia grafica degli eventi è più efficace di un semplice elenco.

Analogamente, il grafico degli amici nella rete di social network Facebook è più comprensibile di un elenco di nomi. Inoltre, con l’uso di mappe è possibile ricavare dai metadati di un file i movimenti di una persona, compresa la sua presenza in un determinato luogo. Molti strumenti di analisi dei ripetitori cellulari offrono questo tipo di funzionalità di mappatura per l’attività dei telefoni cellulari.

Per quanto riguarda la strutturazione del rapporto, i rapporti investigativi possono essere diversi l’uno dall’altro, tuttavia un buon modo di strutturarli, a parere di chi scrive, è il seguente:

  • Copertina;
  • Indice;
  • Executive Summary;
  • Biografia;
  • Obiettivi dell’indagine;
  • Metodologia utilizzata;
  • Supporti elettronici esaminati;
  • Risultati dell’esame;
  • Dettagli dell’indagine collegati al caso;
  • Allegati/Appendici;
  • Conclusioni.

Nel prossimo articolo esamineremo ciascuna sezione singolarmente e i contenuti più appropriati da un punto di vista di forma e di sostanza.

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Articolo di Samuela Bolgan

Licenziare un dipendente: il ruolo dell’agenzia investigativa. Parte 2

Licenziare un dipendente: il ruolo dell’agenzia investigativa. Parte 2

Nel corso del precedente articolo abbiamo parlato di licenziare un dipendente usufruendo del supporto di un investigatore privato. Nel corso di questo articolo andremo a svolgere un ulteriore approfondimento fornendo anche l’analisi di case studies.

Le potenzialità della sinergia tra agente investigativo e investigatore informatico ben si può esemplificare nel caso, ad esempio, di dover fugare o corroborare un sospetto su di un dipendente della propria azienda che potenzialmente intraprenda una seconda attività lavorativa.

In questi casi particolarmente utile ai fini dell’investigatore è sicuramente la grande diffusione dei social network, che rappresentano una straordinaria fonte di informazioni.

L’accesso a siti come Facebook è ormai onnipresente; inoltre, gli utenti possono scattare foto con i loro smartphone e caricarle nel social network nel giro di pochi secondi. Tali fotografie possono contenere al loro interno un tag di geolocalizzazione, allorquando questo servizio fosse attivato e permettere così l’identificazione della posizione del soggetto al momento dello scatto.

Un tag di geolocalizzazione fa parte dei metadati dell’immagine e indica latitudine e longitudine del luogo in cui l’immagine è stata ottenuta. Dati di geolocalizzazione possono essere associati a molte applicazioni, fra cui Instagram, YouTube, e Twitter. Siti come Please Rob Me usano i dati dei social network per stabilire dove è stata una persona e dove si trova in un dato momento. Creepy consente ad un investigatore di stabilire la posizione di un utente sulla base dei dati di geolocalizzazione ricavati da Twitter. (Segnalo che quest’ultima applicazione non viene aggiornata da un pò).

Fondamentale, quando si fornisce supprto ad un’azienda che ha intenzione di licenziare un dipendente, è l’investigazione dei vari social network di tipo professionale quali Linkedin, Xing, Spoke tra gli altri, nonché un’analisi delle piattaforme di vendita online di prodotti e servizi.

Ritengo fondamentale un breve cenno alla questione della liceità dei controlli effettuati dal datore di lavoro, per permettere al lettore di meglio cogliere come l’attività dell’investigatore informatico non si colloca all’interno di questa fattispecie di azioni, non rappresentando di fatto alcuna forma di controllo sul dipendente, come si evincerà dai casi di studio riportati di seguito.

La sopraccitata questione è da anni ormai dibattuta sia in considerazione del numero sempre crescente di dispositivi e servizi a disposizione degli utenti che consentono tecnicamente ampie possibilità di monitoraggio, sia per le numerose tipologie di illeciti civili e penali che attraverso l’uso delle strumentazioni informatiche è possibile contestare. Tra queste ultime ricordiamo la violazione del dovere di diligenza dei lavoratori, l’ingiuria, la diffamazione, la violazione del diritto d’autore, la commissione di reati informatici in generale e così via.

Nel contesto di tale disciplina, inoltre, ricordo la sussistenza, in capo al datore di lavoro, di un potere di carattere direttivo (2094 c.c.) e di un dovere, in capo al lavoratore, di diligenza (2104 c.c.), potendo derivare dal primo l’esercizio di un’attività di verifica dell’ottemperanza agli standard richiesti – naturalmente nel rispetto degli altri diritti in campo. Tali controlli non possono essere infatti attuati in maniera indiscriminata: è necessario tutelare i lavoratori interessati da eventuali trattamenti illeciti di dati da parte del datore di lavoro, in quanto il rispetto delle esigenze di tutela aziendale non può legittimare la soppressione dei diritti fondamentali dei dipendenti.

Sotto un profilo giuridico si deve considerare che ad oggi non esiste una normativa specifica che disciplini la possibilità o meno di navigare in Internet da parte del dipendente e le regole di comportamento alle quali quest’ultimo è tenuto a conformarsi, né sono individuati nettamente dalla legge i confini specifici dei poteri di controllo concessi al datore di lavoro; occorre dunque valutare le diverse regolamentazioni applicabili e i loro limiti.

Da punto di vista generale, le normative essenziali da tenere in considerazione nell’analisi della disciplina dei controlli in ambito giuslavoristico sono:

  • Il GDPR Regolamento Generale (come integrato dalle previsioni nazionali di cui al d.lgs. 196/2003 aggiornato al d.lgs. 101/2018) che disciplina le corrette modalità di trattamento dei dati personali delle persone fisiche, categoria generale che comprende anche i lavoratori;
  • La legge 300 del 1970, ovvero lo Statuto dei Lavoratori (in particolare gli artt  4 e 8).

Dal punto di vista specifico delle attività di investigazioni online sui dipendenti, basandosi su informazioni aperte e liberamente accessibili, esse non rientrano in un tale inquadramento giuridico, potendo così fornire un quantitativo potenzialmente assai ampio di informazioni utili al datore.

Al fine di rendere immediatamente apprezzabile quanto sopra esposto, presentiamo qui di seguito due casi recentemente giunti al tavolo del nostro studio in cui il quesito del cliente riguardava specificamente l’investigazione di eventuali attività secondarie e/o concorrenti di un dipendente dell’azienda.

 

Licenziare un dipendente: Case Study 1

Una nota azienda operante nel settore della ristorazione nutriva il sospetto che una delle proprie dipendenti, al di fuori dall’orario lavorativo, svolgesse un’attività di produzione e vendita a privati dei medesimi prodotti venduti dall’azienda stessa. Si trattava dunque di un danno non solo di immagine, bensì, cosa più importante, di un danno economico ingente, laddove la dipendente affiliava a sè i clienti dell’azienda per poi rivendere loro i medesimi prodotti ad un costo inferiore e con transazioni non tracciabili.

Preliminarmente l’investigazione informatica ha rivelato effettivamente l’esistenza di un canale privato di vendita, non solo, è stato possibile riscontrare che la dipendente vendeva i prodotti anche ad un’azienda concorrente.

In seconda battuta, l’attività dell’investigazione privata sul campo ha confermato quanto trovato durante la prima fase da remoto, fornendo le evidenze necessarie per convalidare il sospetto e dunque dare modo all’azienda di licenziare un dipendente.

Per la dipendente non c’è stata alcuna possibilità di confutazione rispetto alle prove raccolte.

 

Licenziare un dipendente: Case Study 2

Il dipendente di una grossa azienda da un anno si ammalava il lunedì mattina e guariva il venerdì sera per poi riammalarsi il lunedì successivo. Questo curioso pattern di malattia durava da un anno e alle visite mediche domiciliari il dipendente si era sempre fatto trovare. Logorato da questa situazione, il titolare dell’azienda si è rivolto a noi per trovare una soluzione.

È stata compiuta dapprima una investigazione online, mediante la quale è stato possibile effettivamente riscontrare non solo che il dipendente portava avanti una seconda attività online, ma anche che lo stesso si recava presso talunti incontri di gruppo con i soci della seconda attività lavorativa.

In seconda battuta, l’attività sul campo dell’investigatore privato, guidato ed informato dalle risultanze informatiche, ha potuto suffragare con evidenze fattuali quanto rilevato mediante l’indagine da remoto.

In questo secondo caso è stato possibile mettere in opera un vero e proprio “pedinamento online” della persona oggetto di indagine, pedissequamente confermato dal “pedinamento sul campo” dell’investigatore privato.

Il nostro approfondimento su come licenziare un dipendente finisce qui, ma se sei interessato alla tematica dei pedinamenti ti consiglio di non perderti il nostro prossimo articolo, dove parleremo di “pedinamento di soggetti”, sul campo e online.

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Articolo di Samuela Bolgan

Licenziare un dipendente: il ruolo dell’agenzia investigativa – Parte 1

Licenziare un dipendente: il ruolo dell’agenzia investigativa – Parte 1

Non sempre la gestione di un dipendente è cosa facile, soprattutto nei casi in cui si giunge a quello che potrebbe essere il termine di un rapporto lavorativo e si ha quindi l’intenzione di licenziare un dipendente.  Penso che gestire e formare una persona cercando di trasmettergli la nostra passione e i nostri valori sia la parte più difficile dell’essere imprenditori e titolari di un’azienda.

Se già non è semplice abitualmente, ci sono poi situazioni – e persone – che rendono tutto ancora più complesso.
Sarà capitato un po’ a tutti, almeno una volta, di dover richiamare un dipendente per una condotta non conforme con le procedure o le politiche aziendali. I motivi possono essere diversi. Ci sono casi in cui è possibile ricostruire un rapporto di fiducia e altri in cui questo non lo è più.

 

Licenziare un dipendente: cosa sapere

Sappiamo bene che non sempre è semplice gestire le difficoltà che possono emergere in azienda. Ma se vi dicessi che non solo ci sono professionisti in grado di aiutarvi e sostenervi in questi particolari casi ma che si potrebbe agire in prevenzione? L’investigatore privato è uno di questi e attraverso una strategia condivisa con lo studio legale può esservi di grande aiuto, anche nel caso in cui voleste licenziare un dipendente!

Facciamo però prima una premessa.
La possibilità per l’agenzia investigativa di operare in ambito aziendale è regolamentata dall’articolo 5 del Decreto Ministeriale 269 del 2010.

Tale tipologia di attività è

“richiesta dal titolare d’azienda ovvero dal legale rappresentante o da procuratori speciali a ciò delegati o da enti giuridici pubblici e privati volta a risolvere questioni afferenti la propria attività aziendale, richiesta anche per la tutela di un diritto in sede giudiziaria, che possono riguardare, tra l’altro: azioni illecite da parte del prestatore di lavoro, infedeltà professionale, tutela del patrimonio scientifico e tecnologico, tutela di marchi e brevetti, concorrenza sleale, contraffazione di prodotti”.

Quindi, a poter dare l’incarico ad un’agenzia investigativa non è soltanto il privato ma anche il titolare o il legale rappresentante di un’azienda al fine di tutelare un diritto in un’eventuale sede giudiziaria.

In particolare, l’agenzia investigativa potrà essere di supporto all’azienda in due modi:

  • Preventivamente;
  • Al verificarsi del problema e, quindi, in una fase successiva.

Anche in azienda agire in prevenzione è possibile e non solo al fine di scongiurare l’insorgere di problematiche collegate ai dipendenti ma anche ai fornitori e ai clienti. Che dire poi della verifica sulla reputazione aziendale che risulta essere sempre più importante e ci distingue durante la scelta che il cliente effettua tra noi e il nostro competitor?

Può l’azienda rivolgersi ad un’agenzia investigativa per licenziare un dipendente?

Chiedere un accertamento ad un’agenzia investigativa al fine di comprendere se, ad esempio, un proprio dipendente si approfitta dei frequenti periodi di malattia o dei permessi riconosciuti dalla legge 104 è del tutto lecito.

Lo stesso garante per il trattamento dei dati personali, infatti, ha dichiarato che, l’utilizzo da parte del datore di lavoro di informazioni raccolte da un investigatore privato, è legittimo se serve a “far valere un proprio diritto in sede giudiziaria” ed è “lecito anche senza il consenso dell’interessato”.

Importante però è tenere bene a mente che il professionista dovrà svolgere gli accertamenti nel pieno rispetto delle normative vigenti e rispettando tutte le garanzie imposte dallo Statuto dei lavoratori.

Pertanto, l’indagine investigativa non potrà essere finalizzata a comprendere se il lavoratore svolge l’attività affidatagli nei tempi previsti o se “rende” abbastanza. E nemmeno potranno essere installati impianti audiovisivi al fine di controllarne a distanza l’operato. Ricordo che l’installazione, ad esempio, di telecamere di videosorveglianza all’interno dei luoghi di lavoro deve necessariamente passare da un accordo con le rappresentanze sindacali, una relazione tecnica consegnata all’Ispettorato del Lavoro e il consenso scritto da parte dei dipendenti.
Se siete interessati a saperne di più sull’argomento vi segnalo questo articolo, dove ne parliamo ampiamente.

Ciò non significa, però, che gli spostamenti dei dipendenti non possano essere monitorati al fine di provarne, ad esempio, l’infedeltà lavorativa o la mala fede. E per ottenere tale risultato non è necessario effettuare un controllo all’interno dell’azienda o accedendo in modo illecito nei pc e nelle e-mail del dipendente.

In linea di massima, il dipendente potrà essere oggetto di controllo durante l’orario lavorativo all’esterno dell’azienda in luogo pubblico o in un luogo aperto al pubblico.

Le sentenze della Corte di Cassazione che si sono succedute negli anni sono numerose, e tutte danno legittimità all’operato dell’investigatore che, nominato dal legale rappresentante dell’azienda, può operare in fase difensiva anche preventivamente.

Con la sentenza della Sezione Lavoro n. 5629 del 5 Maggio 2000, ad esempio, veniva ribadito che Il controllo del dipendente è legittimo se serve a verificare che il dipendente svolge la prestazione per cui viene retribuito. “Ma solo per le mansioni svolte all’esterno dell’ufficio”.

Pensiamo al caso di un informatore farmaceutico che svolge la sua attività lavorativa al di fuori della sede aziendale. Monitorare i suoi spostamenti, durante l’orario lavorativo, al fine di comprendere se realmente svolge l’attività affidatagli o se, al contrario, sfrutta quell’orario per svolgere attività non compatibili, è del tutto consentito.

L’investigatore privato dovrà, inoltre, fare attenzione a quali dati del dipendente andrà a trattare. Infatti, dovranno essere sempre rispettati i principi di esattezza, pertinenza e non eccedenza del dato. Pensate se, durante un’indagine, l’investigatore scopre che il dipendente non solo è infedele all’azienda ma anche alla moglie. Quest’ultimo elemento non solo non potrà essere inserito all’interno del report investigativo ma non potrà essere comunicato al committente. Se così non fosse, si andrebbe incontro ad una grave violazione della privacy del dipendente.

 

Licenziare un dipendente: in quali casi posso farlo?

Volendo riassumere, vi elenco ora, brevemente, tre casi in cui l’ausilio di un investigatore privato per ottenere le prove è stato determinante per poi procedere con un licenziamento per giusta causa:

  • Abuso dei permessi 104/92. È lecito il licenziamento del dipendente che non utilizza tali permessi per lo scopo consentito dalla legge. In particolare, è stato licenziato il signore che era solito utilizzare tali autorizzazioni per recarsi a giocare all’interno di una sala slot;
  • Abuso del permesso di malattia o infortunio. Infatti, rischia il licenziamento il dipendente che effettua attività non compatibili con quanto dichiarato come recarsi in palestra, andare a correre o svolgere attività lavorative secondarie;
  • Furto di informazioni o materiale aziendale. Allo stesso modo rischiano il licenziamento sia il dipendente che, inserendo una chiavetta sul pc aziendale preleva preventivi, lista dei clienti e dei fornitori dell’impresa, sia quello che ruba il gasolio dalle cisterne.

Ovviamente questi sono soltanto tre casi in cui il ruolo dell’investigatore è stato indispensabile per procedere poi per vie legali o cercare di risolvere la situazione in via stragiudiziale. Quello che però è certo è che se non fossero state raccolte le evidenze, non sarebbe stato possibile risolvere il problema.

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Articolo di Valentina Grazzi

Come aprire un’agenzia investigativa: consigli pratici

Come aprire un’agenzia investigativa: consigli pratici

Vi siete mai chiesti come si fa a diventare un investigatore privato e, soprattutto, come aprire un’agenzia investigativa?

Allora state leggendo l’articolo giusto! Da professionista del settore vi spiegherò, infatti, quali sono i requisiti di cui dovete essere in possesso e vi fornirò, sulla base della mia esperienza, qualche piccolo consiglio pratico sul come aprire un’agenzia investigativa.

Capire come aprire un’agenzia investigativa, purtroppo, non sempre è facile. Anche se la normativa vigente ha chiarito quali sono i requisiti che deve avere il titolare dell’istituto, rimangono ancora tanti i dubbi nel momento in cui si decide di aprire per proprio conto. Ma andiamo con ordine!

Come aprire un’agenzia investigativa: il titolare

Abbiamo già visto negli articoli precedenti che la professione dell’investigatore privato non si può improvvisare! Non basta, infatti, conoscere a memoria le tecniche investigative proposte da telefilm come CSI o il modus operandi di Sherlock Holmes. Nemmeno una forte passione senza lo studio attento e l’esperienza sul campo è sufficiente. Può decisamente essere, però, un buon punto di partenza.

Innanzitutto, chi vuole intraprendere questo percorso deve fare richiesta alla Prefettura territorialmente compente. Vale a dire, della provincia in cui intende aprire la propria sede. Potete andare sul sito della vostra Prefettura e cliccare sulla voce “come fare per” -> “Istituti di investigazioni privata”. Qui troverete tutti i riferimenti e, se il sito è aggiornato, la modulistica da scaricare e compilare.

Nell’articolo lavorare in un’agenzia investigativa: cosa sapere abbiamo visto quali sono i requisiti personali che deve avere colui che decide di effettuare la richiesta in Prefettura.

Rivediamoli qui brevemente:

Requisito professionale. Se volete intraprendere questo percorso la formazione è d’obbligo. In particolare, il percorso di studio deve essere specifico e, ad essere richiesta, è una laurea almeno triennale in un indirizzo come giurisprudenza, scienze dell’investigazione o psicologia.

Capacità tecnica. Non si può di certo pensare di iniziare un’attività senza saper bene cosa andremo a fare, quali sono i mezzi che possiamo utilizzare, i limiti, eccetera. Per questa ragione è richiesta un’esperienza minima nel settore di almeno tre anni. Tale esperienza dovrà essere provata in Prefettura: mentre alcune si limitano a richiedere un curriculum vitae, altre possono richiedere la presentazione delle buste paga o una lettera di referenza da parte dell’investigatore presso il quale abbiamo svolto il periodo di pratica;

Capacità di obbligarsi. Questo può sembrare un enorme scoglio in quanto, nello specifico viene richiesto un deposito cauzionale di 20 mila euro base + 5 mila euro per ogni tipologia di servizio autorizzato dalla prefettura. Considerando che gli ambiti di intervento sono sei, possiamo arrivare fino a 50 mila euro che devono essere garantiti al momento della presentazione della domanda! Non dopo! Come fare quindi? Vi sono compagnie assicurative o broker specializzati in polizze fideiussorie per le agenzie investigative.

Significa che su pagamento di un premio che può essere annuale o triennale, si impegnano a garantire, in caso di necessità quella somma. Polizze di questo tipo vengono effettuate anche dalle banche ma ve lo sconsiglio in quanto, in genere, il premio richiesto è più alto;

Partecipazioni a corsi di perfezionamento teorico-pratici. Se pensate di aprire l’agenzia investigativa e accantonare libri e corsi di formazione vi sbagliate. L’aggiornamento continuo è fondamentale, nonché richiesto dalla Prefettura sia al momento della richiesta della licenza sia annualmente per il suo mantenimento. Inoltre, ritengo sia deontologicamente corretto nei confronti del committente:

Non aver riportato condanne penali. La licenza rilasciata dalla Prefettura, in seguito ai controlli svolti dalla Polizia Amministrativa, è una licenza di Polizia. Anche per tale ragione questo è un altro requisito fondamentale.

 

Come aprire un’agenzia investigativa: cos’altro serve?

Se pensate che quelli appena visti siano gli unici requisiti di cui dovete essere in possesso vi sbagliate. Serve, infatti, anche un progetto organizzativo. Come sarà organizzata la vostra azienda? Quali saranno i mezzi che utilizzerete, le risorse in vostro possesso, i servizi che svolgerete, il loro costo e, soprattutto, quale sarà la vostra sede?

Procediamo per ordine e analizziamo punto per punto quello che occorre:

Chi sarà il titolare? Per prima cosa, soprattutto se l’idea è quella di aprire un’agenzia insieme ad altre persone, dovete individuare chi è già in possesso di tutti i requisiti di cui vi ho parlato sopra. Chi chiederà, quindi, la licenza di Prefettura;

Come sarà organizzata la vostra agenzia? Prima ancora della Prefettura è necessario rivolgersi ad un buon commercialista. Non fermatevi al primo. Chiedete consigli e prendetevi un attimo prima di decidere a chi rivolgervi. Soprattutto perché questo è un settore poco conosciuto per molti e la scelta sbagliata del professionista in questa fase può essere un grosso problema.

Piccolo consiglio pratico: la Prefettura, al momento della presentazione dei documenti, vi chiederà l’iscrizione in Camera di Commercio. Quindi l’apertura della Partita Iva. Fate attenzione perché apertura non significa attivazione. Se la attivate subito rischiate di iniziare a pagare le tasse ancora prima di iniziare a fatturare. Senza l’autorizzazione della Prefettura, infatti, non potete iniziare a lavorare. E, in genere, passano almeno due o tre mesi;

Quali servizi andrete a svolgere? Vi verrà richiesto quali sono gli ambiti di intervento in cui andrete ad operare. Vi occuperete solo di indagini private o anche di indagini aziendali o assicurative? Ricordate che, in genere, per ottenere l’autorizzazione per le indagini difensive, serve essere in possesso della licenza da almeno qualche anno quindi non vi preoccupate se non vi abiliteranno nell’immediato;

Quali sono i costi dei vostri servizi? Vi verrà richiesta una tabella delle tariffe dettagliata, al momento della richiesta, così come ogni anno. Non è semplice ma, se avete confidenza con altri professionisti, cercate di chiedere loro un consiglio in modo da non rischiare di vendere una consulenza o un servizio non a mercato;

Qual è la vostra sede? Ho scritto appositamente qual è e non quale sarà perché vi verrà richiesta la planimetria dell’ufficio. Al momento del sopralluogo della Polizia Amministrativa, inoltre, l’ufficio dovrà essere arredato e messo in sicurezza. Farete fatica a farvi dire i requisiti specifici che devono avere i locali, anche perché non esiste una normativa che indica in modo accurato le caratteristiche. Importante è che siate in grado di mantenere la sicurezza dei dati che andrete a trattare e riusciate a garantire la privacy di chi arriverà in studio per una consulenza.

Ho provato a spiegarvi come aprire un’agenzia investigativa dandovi alcuni consigli pratici basilari anche sulla base della mia esperienza. Se avete intenzione di intraprendere questo percorso, spero di esservi stata di aiuto.

Se avete bisogno di altre informazioni, scrivetemi a info@forensicsteam.it!
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Articolo di Valentina Grazzi

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