Prevenzione cyberbullismo

Prevenzione cyberbullismo

All’interno dell’articolo cosa fa un investigatore abbiamo già accennato al fatto che un investigatore privato si occupa anche di tutela dei minori.

In questo senso, non possiamo non parlare di cyberbullismo e soprattutto di prevenzione cyberbullismo.

Infatti, sempre più frequenti sono le richieste di aiuto da parte dei genitori in riferimento a tali tematiche. 

Se, purtroppo, a volte la prevenzione non è sufficiente, potrebbe essere bensì indispensabile la collaborazione di un professionista per comprendere realmente quali sono le frequentazioni e le abitudini dei figli in modo da poter correre ai ripari e offrire loro un aiuto concreto e tempestivo

Il Ministero della Salute, ad esempio, nel 2018 riportava nella relazione al Parlamento che l’utilizzo e l’abuso di alcol è sempre più frequente tra i sedicenni e i diciasettenni. 

Si riscontrano sempre più casi di minori che dichiarano di avere fatto uso di alcol ancor prima dei sedici anni.

Uso e abuso di alcol e di sostanze stupefacenti talvolta riconducibili semplicemente alla frequentazione di cattive compagnie non è, però, l’unico problema che affligge sempre più spesso bambini e adolescenti. 

Sempre più frequentemente, infatti, vengono riportati all’attenzione dalla cronaca episodi di bullismo e di cyberbullismo.

Anche il fenomeno delle challenge, ovvero “sfide” che i ragazzi si lanciano sui social network, è uno di quei fenomeni di cui si sente parlare ogni giorno di più. 

Ma vi siete mai domandati cosa si intende quando si parla di prevenzione cyberbullismo? Vediamolo insieme. 

 

Prevenzione cyberbullismo: i dati 

Se, secondo l’Osservatorio Indifesa organizzato nel 2020, il 61% dei ragazzi ha indicato di essere stato vittima di bullismo o cyberbullismo, il 68% ha dichiarato di essere stato spettatore di uno di questi fenomeni. 

Con la pandemia cresce il rischio e soprattutto cresce la paura tra i giovani. L’uso improprio e non controllato della rete assieme alla crescita costante della sensazione di solitudine (il 93% dei ragazzi intervistati ha dichiarato, a causa dell’emergenza sanitaria, la sofferenza per il senso di solitudine) sta facendo in modo che le prevaricazioni, soprattutto quelle psicologiche, siano sempre più frequenti

Se con il bullismo tradizionale la vittima trovava quantomeno riparo all’interno delle proprie mura domestiche, il cyberbullismo non fa sconti abbattendo la concezione di spazio e di tempo, per questo è importante la prevenzione cyberbullismo.

È un grido di allarme silenzioso quello di molti ragazzi che, oltre a subire le prevaricazioni, si trovano a dover lottare contro un senso di inadeguatezza, di timore e di solitudine anche causato da coloro che fanno da spettatori senza prendere alcuna posizione. 

Il ruolo degli altri rafforza sia il ruolo del bullo che quello della vittima ed è per questa ragione che tutti i genitori, nessuno escluso, hanno il dovere di partecipare in modo attivo al contrasto di questo triste fenomeno

La scuola è il luogo principale di azione del bullismo poiché, oltre ad essere il luogo in cui i ragazzi passano diverso tempo, è anche il luogo della socializzazione. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i primi problemi nascono già nelle scuole dell’infanzia

Facciamo attenzione, però, perché il bullismo non è soltanto un comportamento aggressivo messo in atto nei confronti del compagno ma è un atteggiamento reiterato nel tempo. 

Per parlare di bullismo, infatti, devono necessariamente essere presenti questi elementi

  • Intenzionalità: il comportamento è volutamente finalizzato alla sofferenza della vittima;
  • Asimmetria: vi deve essere un disequilibrio di forza tra i soggetti;
  • Reiterazione nel tempo: le prevaricazioni sono frequenti e continuano nel tempo;
  • Vulnerabilità della vittima e mancanze del sostegno.

La vittima cerca di non chiedere aiuto ai genitori o agli adulti in quanto teme ulteriori ritorsioni, teme di essere ulteriormente deriso e umiliato.  

Inoltre, lo spettatore ha un ruolo attivo nello scoraggiare la vittima a cercare una via di uscita, il ruolo dell’“altro” è ancora più complesso.
L’omertà non fa che legittimare il comportamento del bullo e favorire il diffondersi del fenomeno. L’altro tende a non agire per timore, per il desiderio di far parte del gruppo o, forse peggio ancora, per indifferenza in quanto ritiene che sia una cosa normale. Il sostegno del gregario al bullo, poi, non fa altro che aumentare l’aggressività

 

Prevenzione cyberbullismo: quali sono le differenze e come proteggersi

Lo sviluppo tecnologico non ha fatto che aumentare il rischio fornendo la possibilità di amplificare le conseguenze attraverso l’utilizzo dei dispositivi elettronici. 

E-mail, social network, blog, chat e videogiochi con la possibilità di chattare online aumentano la vulnerabilità della vittima e il margine di azione per i bulli

Anche in questo caso è necessaria l’intenzionalità: chi invia il contenuto denigratorio e chi lo diffonde a sua volta, ad esempio, sa cosa sta facendo e il motivo per il quale lo fa.

L’asimmetria, invece, si deve al fatto che la supremazia del bullo è meramente di carattere psicologico in quanto quest’ultimo per ricattare o prendere in giro la vittima è in possesso di informazioni, fotografie o video

Come il bullismo, il cyberbullismo si divide in: 

  • Diretto;
  • Indiretto.

Mentre nel primo caso la vittima conosce l’identità del bullo in quanto, ad esempio, vi è uno scambio di messaggi oppure vi sono commenti sui social network, nel secondo caso non si sa chi c’è dall’altra parte. Lo scopo diventa quello di screditare la vittima e lederne l’immagine sociale. L’anonimato non fa che dare maggiore forza al bullo e rendere l’aggressione più difficile da smascherare.

Vi sono tuttavia alcuni strumenti a disposizione della vittima: 

  • La denuncia alla Polizia Postale;
  • La richiesta di oscuramento del contenuto denigratorio nel web. Introdotto dall’articolo 2 della Legge 71/2017, prevede l’inoltro dell’istanza al titolare del trattamento o al gestore del sito o del social network;
  • L’ammonimento da parte del questore definito dall’articolo 7 della medesima legge. 

Ricordiamo che se è semplicissimo caricare un post, una foto, o un video non è poi altrettanto semplice eliminare definitivamente il contenuto dalla rete per via delle innumerevoli visualizzazioni, condivisioni e salvataggi che il contenuto può avere avuto.

Quindi, il nostro consiglio sulla prevenzione cyberbullismo è sempre quello di educare i minori ad un uso consapevole della rete facendo attenzione alla condivisione di aspetti riservati e personali. Stiamo loro vicino e ascoltiamoli senza giudicare facendo attenzione a tutti quei piccoli segnali che potrebbero nascondere un bisogno di aiuto. 

Restiamo come sempre a disposizione per ulteriori approfondimenti, quindi non esitate a contattarci e continuate a seguirci sui nostri canali social e sul sito www.forensicsteam.it.

Indagini digitali forensi

Indagini digitali forensi

Abbiamo iniziato insieme questo percorso nel mondo delle investigazioni. Nell’articolo su come diventare agente investigativo abbiamo visto come, all’interno di un’agenzia investigativa, sono previste figure professionali più accessibili rispetto a quella del titolare di licenza che, come già affrontato, prevede requisiti molto stringenti. 

In questo articolo approfondiamo insieme il mondo delle indagini digitali forensi: vedremo insieme come il mondo delle investigazioni e le figure che lavorano in questo settore si sono avvicinate sempre di più al mondo informatico.

 

L’investigatore privato e lo sviluppo tecnologico

Possiamo dire che la professione dell’investigatore privato, così come molte altre, si è dovuta adattare al cambiamento.
Il terzo millennio, infatti, è il periodo in cui lo sviluppo tecnologico ha raggiunto il suo apice consentendo tutta una serie di comodità di cui non possiamo più fare a meno. Si pensi, ad esempio, alle e-mail, ai social network, agli acquisti in internet, alle home banking.

Tutto oggi ruota attorno ai computer e ai cellulari. A rendere quest’affermazione ancora più significativa il fatto che il Rapporto Auditel-Censis dal titolo “Convivenze, relazioni e stili di vita delle famiglie italiane” ha rivelato che, in Italia, il 17,6% dei bambini dai 4 ai 10 anni usa regolarmente un telefono cellulare. 

Il mondo cambia e l’investigatore privato con esso. 

Nasce così la figura dell’informatico forense.

Figura ormai necessaria all’agenzia investigativa, questo professionista si occupa di tutta una serie di attività indispensabili sia in ambito civile che in ambito penale. Oggi tutto viene pubblicato, salvato, condiviso in Internet attraverso telefoni e computer. 

Appare allora chiaro quanto avvalersi di un professionista  in grado di reperire le prove da dispositivi tecnologici senza inficiarle e garantirne la ripetibilità, anche in un’eventuale sede giudiziale, sia di vitale importanza

Non di rado, inoltre, può capitare di avere la necessità di recuperare dati e contenuti cancellati e sempre più spesso l’analisi delle fonti aperte ha come valore aggiunto quello di ottimizzare le indagini sul campo svolte dall’investigatore privato

Le indagini digitali forensi sono il futuro e noi abbiamo scelto di stare al passo con i tempi

 

L’OSINT: l’analisi delle fonti aperte

Tra le indagini digitali forensi, sia in ambito privato che in ambito penale, sempre più frequenti sono le analisi delle fonti aperte. 

Di cosa si tratta? Vediamolo insieme. 

L’evoluzione tecnologica ha fatto sì che Internet diventasse il nostro principale alleato nella vita di tutti i giorni. È cambiato il modo di comunicare, di scriversi, e soprattutto a causa dell’emergenza sanitaria, di vedersi. Siamo sempre più abituati a condividere dati, pubblicare spostamenti, affidarci e fidarci del mondo online senza nemmeno soffermarci troppo a pensare

Viene automatico al mattino aprire l’e-mail, guardare Google Calendar e, perché no, condividere un post o una storia su Facebook e Instagram magari con la foto di quello che stiamo mangiando. 

Tutto viene messo in Internet. Ma non allarmatevi. Non significa che, di conseguenza, tutta la vostra vita personale possa essere alla mercè di tutti. Sicuramente ci sono tutta una serie di precauzioni che potete adottare

Sicuramente, per l’informatico forense – come afferma Paolo Dal Checco nel suo contributo all’interno del manuale “IISFA Memberbook 2021 – Digital Forensics”- uno smartphone senza connessione ad Internet diventa non solo praticamente inutilizzabile, ma risulta spesso privo di contenuti.   

L’Osint è l’analisi delle fonti aperte, vale a dire solo di quelle fonti disponibili e fruibili liberamente dagli utenti nella rete. A volte, erroneamente, si paragona l’informatico forense all’hacker che al fine di ottenere le informazioni di cui necessita entra, attraverso l’ausilio di espedienti, all’interno di aree riservate, e-mail oppure banche dati criptate. 

Ricordiamo che tutte le informazioni e le prove ottenute in modo illecito non sono poi producibili in giudizio. Inoltre, introdursi senza autorizzazione in un computer o un telefono è vietato dalla legge. L’articolo 615 ter del Codice Penale prevede, per tale reato, la reclusione fino a cinque anni. 

Dato che i dati presenti in rete sono illimitati il professionista si avvale di applicativi in grado di filtrare la ricerca

Tale ricerca viene effettuata consultando tutte le fonti aperte: non solo social network ma anche banche dati accessibili al pubblico, pubblici registri, elenchi telefonici, pagine web, archivi giornalistici, ecc. 

Le indagini Osint vengono effettuate non solo nel web di superficie – quello raggiungibile e consultabile da qualsiasi utente – ma anche nel deep web, il cosiddetto web sommerso che raccoglie tutte le informazioni non indicizzate dai normali motori di ricerca.

 

Le indagini digitali forensi: l’acquisizione delle evidenze informatiche

Per indagini digitali forensi si intendono anche le acquisizioni delle prove al fine di un processo giudiziario.

Primo passo, fondamentale in questi casi, è la creazione di una copia forense del supporto da prendere in esame, ossia di una copia perfettamente identica all’originale sulla quale poter lavorare senza correre il rischio di alterare o modificare il supporto digitale. 

Come si farebbe con una prova trovata sulla scena di un crimine, anche se si tratta di informazioni e prove informatiche, si deve avere la stessa attenzione. In caso di danneggiamento, manomissione, modifica o anche solo nel caso non siano state seguite le precauzioni necessarie in fase di estrapolazione quella prova è persa

Dal punto di vista normativo e legislativo, se parliamo di indagini digitali forensi, la legge da tenere in considerazione è la L. 48/2008

Come spiega anche il Dott. Paolo Dal Checco, la legge può essere schematizzata in tre semplici punti

  • Nelle acquisizioni delle evidenze digitali è di fondamentale importanza non alterare la prova lasciandola, per quanto possibile, immutata;
  • La copia che viene realizzata di un elemento digitale deve essere identica all’elemento originale;
  • La conservazione delle copie, ovvero la non modificabilità, non deve riguardare soltanto il dato originale ma anche il dato copiato.

Quello che rende complesso questo lavoro è la labilità del dato. Nella maggior parte dei casi, infatti, si vanno ad acquisire delle informazioni di cui non si ha il controllo diretto. Si pensi ad esempio al fatto che, all’interno dei siti web, un contenuto che ad oggi risulta essere presente e leggibile da tutti, domani potrebbe essere cancellato. 

Sperando di avervi introdotto nel mondo delle indagini digitali forensi, vi invitiamo a scriversi per curiosità o domande ad info@forensicsteam.it 

Continuate a seguirci e a rimanere aggiornati per ulteriori articoli ed approfondimenti. Nel prossimo appuntamento vi porteremo nel mondo della tutela dei minori parlandovi di prevenzione al cyberbullismo.

 

 

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Bibliografia 

Paolo Dal Checco – “IISFA Memberbook 2021 – Digital Forensics”

Alberto Paoletti e Gianpaolo Luzzi (2016), Le investigazioni private – Guida operativa, FAG.

Investigazioni infedeltà coniugale

Investigazioni infedeltà coniugale

Negli articoli precedenti abbiamo iniziato ad addentrarci nel mondo delle investigazioni. Abbiamo visto cosa fa un investigatore, quali sono le tecniche di investigazione e soprattutto abbiamo scoperto che non tutti gli accertamenti sono possibili.

Oggi andremo insieme a vedere nello specifico l’ambito delle investigazioni infedeltà coniugale!

La privacy non è soltanto un semplice elemento da tenere in considerazione: investigatore privato e privacy sono strettamente collegati e il primo è obbligato a sottostare ai limiti imposti dalla normativa vigente.  

Si pensa che tutto sia permesso al professionista, che l’investigatore possa fare e scoprire ogni cosa. Purtroppo non sempre è così. Questi errori di pensiero vengono commessi soprattutto in ambito privato e familiare dove frequente è la voglia, ad esempio, di entrare in possesso delle chat whatsapp del partner, dei tabulati telefonici o delle conversazioni private. 

Abbiamo già detto che gli elementi di prova di cui si entra in possesso in modo illecito non possono poi venire utilizzati in sede di giudizio. Una precisazione che spesso mi è stata fatta da mariti o mogli che si rivolgevano al mio studio per comprendere se il partner effettivamente era infedele è la seguente: “ma io non devo andare in tribunale. Ho solo bisogno di sapere.”

Il non oltrepassare i limiti è, dunque, strettamente collegato soltanto alla possibilità eventuale di procedere in giudizio? 

Non vogliamo rispondere subito, lasciando così a voi la possibilità di farvi un’idea nel corso della trattazione. 

Partiamo però proprio da questo aspetto per andare a comprendere, in ambito privato e familiare, qual è il modus operandi dell’investigatore, i limiti, le deroghe e gli aspetti che ruotano attorno alle investigazioni infedeltà coniugale.

 

Il reato di adulterio

L’articolo 559 del Codice Penale prevedeva che, a querela del marito, la moglie adultera fosse punita con la reclusione fino ad un anno. La medesima pena spettava all’amante della donna. 

Tale articolo, come si può vedere, costituiva una condizione di disparità notevole tra uomo e donna, prevedendo infatti che ad essere punita fosse solo quest’ultima, per questo fu abrogato e dichiarato illegittimo dalla Corte di Cassazione nel 1969. 

Se negli anni Cinquanta e Sessanta, grazie al reato di adulterio, gli investigatori privati videro un incremento dei conferimenti di incarico al fine dell’accertamento dell’infedeltà coniugale, negli anni Settanta iniziò ad esserci un’inversione di tendenza. 

Da quel momento inizia a svilupparsi un atteggiamento sociale nuovo nei confronti dell’argomento investigazioni infedeltà coniugale. 

Dall’emancipazione femminile, alla normativa sul divorzio, alla perdita della pratica che vedeva il matrimonio come atto riparatore o come vincolo che aveva l’unico scopo di unire due famiglie per interessi economici. 

È mutata la composizione della famiglia e sono mutati i ruoli all’interno di essa. Padri che portano al parco i figli e madri in carriera. La donna non è più colei che vive alle spalle del marito ma è una sua pari e come tale ha gli stessi diritti e gli stessi doveri. 

Il mondo cambia e assieme ad esso la normativa.

 

Investigazioni infedeltà coniugale

Nel 2015 è stato introdotto il cosiddetto “divorzio breve”. Ciò ha permesso, in caso di consensualità di non passare più per i tribunali. 

Ma cosa capita quando la separazione non è consensuale? Quando iniziano a maturare i dubbi sulla persona che ci sta accanto e soprattutto quando ci sono figli in comune? 

Contrariamente a quello che si è tenuti a pensare, l’investigatore privato, oggi, non opera soltanto al fine di cogliere in flagrante mogli o mariti fedifraghi. O meglio, questo non è più l’unico scopo.

Quello che molti non sanno è che rivolgersi ad un’agenzia investigativa può essere utile anche per ottenere la responsabilità della fine del rapporto. 

Abbiamo visto nell’articolo tecniche dell’investigazione che dal vincolo matrimoniale scaturiscono alcuni doveri: 

  • Obbligo di fedeltà;
  • Obbligo di assistenza morale e materiale;
  • Obbligo di condivisione dell’abitazione e dei bisogni fondamentali della famiglia. 

Il venir meno di uno di questi obblighi da parte del marito, legittima la moglie a poter chiedere un accertamento e l’investigatore privato ad operare. 

In fase di separazione e divorzio, possono nascere dissapori anche legati all’assegnazione della casa coniugale o all’affidamento dei figli minorenni. 

Rivolgersi all’agenzia investigativa allora diventa utile anche in tutta un’altra serie di casi ai quali prima non si sarebbe mai pensato. 

Affidamento dei figli

In seguito alla separazione e al divorzio i figli minorenni vengono affidati ad uno dei genitori. In genere la madre. Al padre resta l’obbligo di mantenere il figlio non solo fino alla maggiore età (come spesso si è tenuti a credere) ma fino a quando il ragazzo non raggiunge una stabilità economica. 

Ora, si aprono tre scenari: 

  • La madre vuole richiedere l’affidamento esclusivo in quanto le frequentazioni e lo stile di vita del padre non sono consoni alla crescita del figlio;
  • Il padre contesta la decisione del giudice dell’affidamento condiviso con il collocamento presso l’abitazione della madre;
  • Il genitore a cui il minore è stato affidato non riceve l’assegno di mantenimento da parte del genitore non affidatario o, se lo riceve, vorrebbe rivedere l’importo spettante. 

In quest’ottica appare molto chiaro quanto il ruolo dell’investigatore privato sia cambiato. Infatti, in tutti questi casi, potrebbe portare un vantaggio alla parte committente.

Si pensi al caso in cui si scopra che il padre abbia frequentazioni strette con persone interessate in attività illecite. Oppure al caso in cui il genitore non affidatario, pur di vedersi ridotto l’importo da versare a titolo di mantenimento del figlio, decida di dichiarare il falso o di lavorare in nero. 

Questi sono solo alcuni degli accertamenti che in fase di separazione possono fare la differenza e aiutare così a tutelare un proprio diritto e i diritti del figlio minore. 

 

Le investigazioni “fai da te”

Ma se non ci dovessero essere figli di mezzo, beni materiali da dover dividere e, soprattutto, se non ci dovesse essere intenzione alcuna di procedere per vie legali?

Possiamo chiedere all’investigatore di chiudere un occhio e provare a spingersi un po’ più in là?

La risposta è no! 

Il fatto che non si abbia l’intenzione di rivolgersi poi ad un legale o citare l’altra parte in giudizio non ci dà l’autorizzazione a violare la privacy altrui. Quindi, anche se dovessi avere un diritto reale da far tutelare, questo, non consente in alcun caso di infrangere la legge e la normativa vigente in materia di trattamento dei dati personali.  

Inoltre, è bene fare molta attenzione ad improvvisarsi esperti del settore, magari seguendo direttamente i partner o facendoli seguire da amici o parenti. Per non parlare dell’installazione e utilizzo di applicazioni atte a spiare conversazione, messaggi, e-mail, spostamenti, ecc. 

Questo porterebbe con molta probabilità a risparmiare denaro ma al prezzo di rischiare una denuncia penale. Dal reato di interferenze illecite nella vita privata a quello di atti persecutori a quello di stalking, questi sono solo alcuni degli illeciti penali nei quali si potrebbe incorrere. 

Il consiglio, quindi, è quello di rivolgersi sempre ad un professionista abilitato che vi indicherà prontamente come tutelare i vostri diritti in modo conforme alla legge. 

Per ulteriori informazioni potete contattarci o scriverci all’email info@forensicsteam.it, e non dimenticatevi di rimanere connessi per nuovi interessantissimi aggiornamenti sul mondo delle investigazioni… e non solo!

Investigatore privato e privacy

Investigatore privato e privacy

In questo articolo vi accompagniamo alla scoperta dell’investigatore privato e privacy. Siete pronti? 😉

Nell’ultimo articolo abbiamo visto quali sono le tecniche di investigazione e, soprattutto, abbiamo visto insieme che non tutte le richieste effettuate da un potenziale cliente possono essere accolte.

Vi è, infatti, una linea sottile tra attività lecite ed illecite che non si può e non si deve oltrepassare.

Il rischio non è solo per l’investigatore privato di apparire poco professionale accogliendo ogni richiesta pur di prendere l’incarico; lo stesso committente rischierebbe di esporsi. Inoltre, ricordiamo che le informazioni raccolte in modo non conforme alla legge non sono producibili in un’eventuale sede giudiziaria. 

Pertanto, per quanto possa essere affascinante l’idea di ottenere conversazioni Whatsapp o tabulati telefonici, il consiglio che mi sento di dare è quello di fare molta attenzione e sicuramente di diffidare da chi, senza nemmeno troppi scrupoli, vi indica che, attraverso contatti fidati, può ottenere tali informazioni

Dopo tale premessa, andiamo ora a parlarvi di un elemento che il professionista deve sempre tenere in considerazione, un elemento possiamo dire imprescindibile. 

Vedremo come investigatore privato e privacy sono strettamente legati: le azioni del primo non possono infatti oltrepassare i limiti imposti dalla seconda.  

 

Nascita del concetto di privacy

Al giorno d’oggi, sempre più spesso si sente parlare di privacy e di diritto alla riservatezza delle informazioni sul proprio conto, ma che cos’è la privacy?

Innanzitutto, è opportuno sapere che per poter parlare di privacy in rapporto al diritto di controllo sui propri dati personali è stata necessaria una lunga evoluzione. 

La nozione di privacy nasce perché da sempre l’uomo ha cercato di proteggersi e di tutelarsi. Difatti, la costante ricerca di protezione sembra essere una caratteristica innata dell’uomo. 

Ma per poter parlare di privacy così come da intendiamo ai giorni nostri, volendo cercare le radici storiche, dovremmo andare indietro di parecchi secoli, e in particolar modo, a quando l’uomo ha iniziato a distinguere la sfera privata da quella pubblica

Con il passare del tempo l’essere umano ha poi iniziato a sviluppare, oltre al concetto di riservatezza, i concetti di confidenzialità e segretezza. Inizia così a prendere forma la tutela del dato; le informazioni considerate riservate iniziano a circolare solo attraverso poche persone. Dai messaggi amorosi a quelli militari si fa sempre più pressante la necessità di nascondere del tutto o in parte il contenuto in essi riportato. 

Inizia ad essere sempre più necessario il bisogno di un accenno giuridico.

In Italia, soltanto negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso ci si iniziò ad interrogare circa la tutela della vita privata e sugli strumenti attraverso la quale poterla realizzare. Questo perché, proprio a quegli anni risalgono le prime pronunce di violazione della sfera privata che portarono gli interessati ad invocare dinnanzi ai giudici un diritto di riservatezza mai contemplato prima. Da qui nacquero le prime domande circa la legittimità della divulgazione delle notizie senza un esplicito consenso dell’interessato

Con la legge 975 del 31 Dicembre 1996 fu finalmente introdotto anche nel nostro paese il concetto di privacy. Venne, inoltre, istituita la figura del Garante per la protezione dei dati personali

Si sono susseguite, poi altre normative, dal D.Lgs 196/2003 sino alla recente introduzione del GDPR

Non ci vogliamo però qui dilungare troppo in quanto non è questa la sede per trattare l’argomento. 

Quello che però possiamo dire è che nonostante gli aggiornamenti, in Italia, non si può forse ancora parlare di una vera e propria “cultura della privacy”. Ci vorrà ancora del tempo o, forse, sarà soltanto la paura delle minacciate sanzioni a far prendere coscienza del problema. 

 

Investigatore privato e privacy: limiti e deroghe

Sappiamo che non tutti possono dare incarico ad un investigatore privato. L’indagine investigativa deve essere infatti sempre giustificata.

Principio base delle Legge 675/96 è che ogni cittadino è proprietario dei dati personali che lo riguardano e, in quanto tale, ha diritto di sapere dove sono e che utilizzo ne viene fatto. 

Le uniche due deroghe riconosciute all’investigatore privato in materia di trattamento dei dati personali sono

  • In caso vi sia un diritto da far valere o tutelare in un’eventuale sede giudiziaria;
  • Ai fini dello svolgimento di indagini difensive ai sensi dell’articolo 327 bis del Codice di Procedura Penale. 

Dunque, se il fidanzato non ha alcun diritto, riconosciuto dalla legge, sulla fidanzata, questo cambia nel momento in cui queste due persone, seppur non unite dal vincolo matrimoniale, hanno insieme un figlio. In questo caso a muovere l’indagine potrebbe essere la volontà di comprendere quali sono le frequentazioni dell’altro genitore al fine di poter tutelare il minore.  

È opportuno sapere che l’investigatore privato è corresponsabile della legittimità delle richieste del mandante

Per quanto riguarda l’investigatore privato e privacy: in ogni trattamento di dati personali devono essere considerati i principi di pertinenza, esattezza e non eccedenza del dato

I dati devono essere cancellati non appena l’indagine è terminata e la relazione finale è stata consegnata al cliente. L’unico documento che l’investigatore privato può conservare, a sua tutela, qualora gli venisse chiesto di rispondere della liceità del suo operato, è il conferimento di incarico contenente i dati del mandante e soprattutto le motivazioni per cui l’indagine è stata richiesta e il diritto che si intendeva far valere in sede giudiziaria

In caso egli sia chiamato a testimoniare, sarà cura del committente fornirgli nuovamente una copia del report finale che era stato redatto ai tempi dell’indagine.  

Nel 1997 il Garante per la protezione dei dati personali definisce che

“Gli investigatori privati autorizzati potranno raccogliere alcune informazioni relative alla salute e alla vita sessuale, ma solo nel rispetto di precise garanzie a tutela della riservatezza delle persone, qualora ciò sia necessario per permettere a chi affida loro un specifico incarico di far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria ovvero nel caso in cui ricevano, in conformità a quanto previsto dalla normativa in materia di procedimento penale, l´incarico da un difensore di ricercare determinati elementi di prova a favore del relativo assistito.” (A)

Il rapporto investigatore privato e privacy è complesso.

Per ulteriori approfondimenti in questo e in altri aspetti del settore delle investigazioni private, non esitate a contattarci o a scriverci a info@forensicsteam.it. E non dimenticatevi di continuare a seguirci per nuovi interessantissimi articoli, nel prossimo tratteremo il tema dell’infedeltà coniugale.

 

 

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BIBLIOGRAFIA

A cura di M. IASELLI, S. GORLA, Storia della privacy, edizione Lex et Ars, Roma, 2015

LYON, L’occhio elettronico Privacy e filosofia della sorveglianza, 1994

Alberto Paoletti e Gianpaolo Luzzi “Le investigazioni private – Guida operativa” 

Come diventare agente investigativo: il Collaboratore Investigativo in Indagini Elementari

Come diventare agente investigativo: il Collaboratore Investigativo in Indagini Elementari

Oggi scopriremo insieme come diventare agente investigativo e qual è il ruolo del collaboratore investigativo nelle indagini. 

Negli articoli precedenti vi abbiamo introdotti nel mondo delle investigazioni private, abbiamo parlato di cosa fa un investigatore e della sua figura in qualità di un professionista a tutti gli effetti che per poter operare deve essere in possesso di determinati requisiti, nonché delle differenti  tecniche di investigazione possibili.

Se avete letto tutti questi articoli molto probabilmente siete ormai affascinati da queste settore e siete sempre in cerca di ulteriori approfondimenti per soddisfare la vostra curiosità e diventare dei veri esperti nel mondo delle investigazioni private!

Vi state chiedendo come fare per lavorare in questo settore senza necessariamente intraprendere una carriera da investigatore titolare di licenza, o almeno non per ora? Beh niente paura, si può iniziare per gradi!

È previsto, infatti, un percorso meno complesso che ti permetterà comunque di entrare in questo mondo e di vivere le tue prime esperienze sul campo a stretto contatto con un investigatore privato

Andiamo quindi a vedere insieme come diventare agente investigativo.

 

Le figure professionali all’interno dell’agenzia investigativa 

Il riferimento normativo inerente alle figure professionali che possono collaborare con un’agenzia investigativa è dettato dal Decreto Ministeriale 269 del 1° Dicembre 2010, già citato nei nostri precedenti articoli

Andiamo a vedere quindi quali sono le figure professionali che possono lavorare all’interno dell’agenzia investigativa: 

  • Investigatore privato titolare d’istituto

Si tratta del titolare di Licenza di cui abbiamo parlato all’interno dell’articolo “lavorare in un’agenzia investigativa”. 

Per poter aprire un’agenzia investigativa, l’aspirante titolare di licenza deve fare domanda alla Prefettura territorialmente competente la quale verificherà, attraverso i controlli messi in atto dalla Questura, la reale sussistenza dei requisiti richiesti.  

Ma attenzione! Oltre ai requisiti del soggetto richiedente anche la struttura ove si intende aprire lo studio, per essere ritenuta idonea, deve soddisfare dei parametri specifici.

  • Investigatore privato dipendente d’istituto

Anche per ricoprire questo ruolo è previsto un requisito minimo professionale. Se però, per il titolare è d’obbligo essere in possesso di una laurea almeno triennale, in questo caso è sufficiente aver conseguito il diploma di scuola media superiore.  

Resta il requisito della capacità tecnica: necessario sarà provare la costanza del rapporto di lavoro per almeno 80 ore mensili e l’esito positivo dovrà essere attestato dall’investigatore.

È indispensabile, inoltre, la partecipazione a corsi di perfezionamento teorico-pratico in materia di investigazioni private.

La normativa definisce i criteri anche per gli informatori commerciali titolari di istituto e dipendenti di istituto. Tuttavia, qui ci limiteremo a trattare soltanto l’ambito delle investigazioni private. 

Abbiamo visto quanto la formazione sia un punto di forza per l’intera categoria. Essere in possesso dei requisiti per poter operare, oggi, è una garanzia che si è voluta dare anche ai clienti che necessitano dei servizi di uno studio investigativo. E proprio la volontà di dare quella garanzia, accanto alla necessità di una regolamentazione della categoria, ha fatto in modo che i requisiti diventassero più stringenti.

La stessa licenza del titolare è soggetta a rinnovo triennale e, assieme alla richiesta di prosecuzione dell’attività, è necessario presentare l’attestato di partecipazione a corsi di aggiornamento organizzati da strutture universitarie o da centri di formazione professionale riconosciuti.

Non vi è più spazio per l’improvvisazione e questo lo dobbiamo soprattutto alla principale associazione di categoria: FEDERPOL la Federazione Italiana Istituti Privati per le Investigazioni, per le Informazioni e per la Sicurezza.

 

Come diventare agente investigativo

Come abbiamo visto, anche l’investigatore privato dipendente di istituto ha requisiti abbastanza stringenti. E forse vi starete chiedendo come si fa ad ottenere il requisito della capacità tecnica di cui abbiamo abbondantemente parlato

Il DM 269/2010 ha introdotto un’importante novità: l’articolo 5 all’ultimo comma introduce e riconosce la figura del collaboratore investigativo.

Andiamo ora a vedere insieme come diventare agente investigativo: quali sono i requisiti e le attività che questa figura professionale può svolgere.

Requisiti

Per sapere come diventare agente investigativo devi  assolutamente sapere che ogni figura professionale di questo settore presenta dei requisiti, per il collaboratore investigativo, ad esempio, i requisiti sono meno stringenti rispetto a quelli del titolare di licenza, infatti per svolgere questa professione è sufficiente non aver riportato condanne per delitto non colposo o comunque non aver avuto problemi con la legge

Il collaboratore, così come l’investigatore titolare e l’investigatore dipendente, è soggetto a controlli delle Autorità che ne verificheranno le condizioni di affidabilità previste all’articolo 11 del TULPS (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza). Tale controllo viene effettuato poiché il titolare ha l’obbligo di comunicare alla Prefettura l’elenco dei collaboratori che lavorano all’interno dell’agenzia investigativa

Ma quali sono le attività che il collaboratore investigativo in indagini elementari può svolgere? 

Il collaboratore, sotto la diretta vigilanza del titolare di licenza, può lavorare in supporto nelle indagini definite appunto “elementari”

Ad esempio, non potrà entrare in possesso di informazioni inerenti un’indagine difensiva né tantomeno effettuare accertamenti sulla scena di un crimine

Potrà però

  • Effettuare sopralluoghi;
  • Fare riprese video/fotografiche;
  • Raccogliere informazioni da pubblici registri o di pubblico dominio;
  • Raccogliere informazioni;
  • Eseguire attività di osservazione statica e dinamica, anche con supporto di mezzi elettronici (come ad esempio appostamenti e pedinamenti).

Non è obbligatorio ma è molto consigliato un corso specifico in materia di investigazioni private

Dopo aver parlato di normativa, requisiti, obblighi e doveri la domanda che spesso ci viene fatta è la seguente: “ma quindi, se volessi fare domanda di lavoro presso un istituto di investigazioni, cosa mi devo aspettare e, soprattutto, cosa si aspetta da me il titolare di licenza?”

Direi il falso se dicessimo che è sufficiente non aver riportato condanne. 

Il requisito principale di cui dovrebbe essere in possesso ogni aspirante collaboratore investigativo è la passione! Vi sembrerà strano ma essendo un lavoro dinamico, imprevedibile e pieno di sfaccettature, l’amore per questo lavoro è fondamentale. Oltre alla passione e alla dedizione per questo lavoro sono sicuramente essenziali una buona flessibilità, buone capacità alla guida e tanta voglia di imparare e mettersi in gioco! 

Un altro consiglio, se volete avvicinarvi a questo mondo, è quello di rivolgervi sempre e solo ad un’agenzia investigativa autorizzata dalla Prefettura. Sembrerà strano ma purtroppo sono ancora molto diffusi i casi di abusivismo. 

Speriamo che questo articolo su come diventare agente investigativo vi sia piaciuto, vi ricordiamo di rimanere aggiornati per non perdervi neanche un approfondimento, e per dubbi o curiosità non esitate a scriverci a info@forensicsteam.it 

Continuate a seguirci e non perdetevi il nostro prossimo articolo, dove parleremo dell’investigatore privato e la privacy.

Tecniche di investigazione: la linea sottile tra lecito e illecito

Tecniche di investigazione: la linea sottile tra lecito e illecito

Proseguiamo il nostro viaggio nel mondo delle investigazioni: in questo articolo approfondiamo le tecniche di investigazione, scoprendo le attività che possono essere considerate lecite e quelle che invece non possono esserlo. 

Negli articoli precedenti abbiamo visto insieme cosa fa un investigatore privato e cosa è necessario sapere per lavorare in un’agenzia investigativa, introducendo gli ambiti di intervento e i requisiti necessari per poter richiedere la Licenza al Prefetto e poter, così, operare nel mondo delle investigazioni. 

Da sempre il mondo delle investigazioni private risulta molto affascinante anche se, a malincuore, è ancora troppo spesso circondato da un grande alone di mistero. E si sa, quando le cose sono poco chiare il rischio è quello di avere una visione distorta della realtà. 

Ma non vi preoccupate: siamo qui per accompagnarvi nella scoperta di questo affascinante mondo 😉

Tecniche di investigazione possibili

Gli ambiti e i settori in cui un investigatore privato può operare sono diversi: privato, aziendale, assicurativo, commerciale, penale, sicurezza

E’ tendenza comune pensare che tutte le investigazioni siano possibili; niente di più errato, vediamo perché. 

In qualità di investigatrice mi è capitato di trovarmi, più volte, a dover comunicare alle persone di non poter accogliere il loro incarico in quanto, quella tipologia di accertamento, non era possibile. 

Ecco, capite bene che quando mi sento dire “voi investigatori potete fare tutto” la mia risposta è sicuramente “niente di più falso”! 

Innanzitutto, oggi più di ieri dovrebbe essere chiaro quanto la privacy sia diventata un elemento di imprescindibile importanza. Ogni cittadino è infatti proprietario dei dati personali che lo riguardano e, in quanto tale, ha diritto di sapere dove sono questi dati e che utilizzo ne viene fatto.

In questo senso, l’investigatore privato può trattare il dato in due modi

  • Ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive;
  • Per far valere o difendere un diritto in un’eventuale sede giudiziaria.

In primis, per poter operare il professionista deve essere per legge tenuto a farlo

Appare chiaro che, con queste premesse, non tutte le tecniche di investigazione sono possibili.

Dunque, ottenuti i requisiti per poter accedere alla professione e superato l’ostacolo della licenza, resta ora da capire cosa può e cosa non può fare l’investigatore privato

Quali sono le tecniche di investigazione ammesse?

Per fare un po’ di chiarezza vi riporto, sulla base della mia esperienza, alcuni esempi pratici.

 

CASO 1: L’infedeltà coniugale 

E legittimata a chiedere un’indagine sul marito la moglie che teme l’infedeltà coniugale

Questo è uno dei casi per cui un privato cittadino decide di rivolgersi ad un’agenzia di investigazioni.
Come abbiamo visto è solo uno dei casi ma di certo quello più conosciuto. 

Il diritto della moglie nasce nel momento in cui con il vincolo matrimoniale i due decidono di passare la vita insieme. Da tale vincolo automaticamente scaturiscono anche alcuni doveri: 

  • Obbligo di fedeltà 
  • Obbligo di assistenza morale e materiale
  • Obbligo di condivisione dell’abitazione e dei bisogni fondamentali della famiglia 

Il venir meno di uno di questi obblighi da parte del marito, o viceversa, legittima la moglie a poter chiedere un accertamento e l’investigatore privato ad operare. 

Il vincolo del matrimonio è riconosciuto dalla legge e, in questo caso, ci sarebbe un diritto da tutelare in un’eventuale sede giudiziaria. Diciamo eventuale perché è opportuno sapere che, la moglie, qualora dovesse entrare in possesso delle prove dell’infedeltà del marito, non ha l’obbligo di procedere in giudizio, ma potrebbe anche scegliere di proseguire diversamente

Dunque, è fondamentale che tra il cliente che firma il conferimento di incarico all’investigatore e il soggetto oggetto di indagine vi sia un legame riconosciuto dalla legge. 

 

CASO 2: L’infedeltà aziendale

È legittimato, a chiedere un accertamento sul dipendente, il datore di lavoro che teme un’infedeltà lavorativa

Se da una parte abbiamo lo Statuto dei lavoratori che impone dei limiti al controllo nei confronti dei dipendenti, vi sono però alcuni casi in cui tale controllo è consentito al datore di lavoro, con l’ausilio dell’investigatore privato. 

Si pensi ai casi di illeciti o ai casi in cui il comportamento sleale del dipendente arreca un danno all’azienda. 

Tra questi vi sono i casi di: 

  • Abuso dei permessi riconosciuti dalla Legge 104
  • Utilizzo inappropriato dei giorni di malattia, di infortunio
  • Furto di informazioni

Questi sono solo alcuni degli esempi che legittimano il datore di lavoro a prendere precauzioni e lo giustificano in caso decida di avvalersi dei servizi di un’agenzia investigativa.  

 

Investigatore privato: cosa può e cosa non può fare

Dopo queste premesse andiamo ora a fare un po’ di chiarezza su quelle che sono le tecniche di investigazione consentite

Abbiamo visto che la privacy è un elemento imprescindibile e che il fatto che l’investigatore privato sia in possesso di una licenza di polizia non lo legittima ad operare al di fuori dei limiti imposti. In nessun caso. 

Vi starete sicuramente domandando quali siano le attività lecite e quali siano invece quelle illecite

Purtroppo, ancora troppo spesso, chi si rivolge ad un’agenzia investigativa pensa di riuscire ad entrare in possesso di tabulati telefonici, conversazioni private e di tutta una serie di dati strettamente personali. 

Proviamo allora a vedere quali sono le tecniche di investigazione illecite

Un’agenzia investigativa non può

  • Effettuare intercettazioni ambientali;
  • Effettuare intercettazioni telefoniche; 
  • Inserire microspie occultate al fine di captare informazioni e conversazioni;
  • Ottenere i tabulati telefonici;
  • Ottenere informazioni riservate dalle Forze dell’Ordine;
  • Installare applicazioni sul cellulare al fine di ottenere i contenuti dei messaggi; 
  • Violare il domicilio o interferire nella vita privata altrui;
  • Riprendere visivamente o sonoramente all’interno della privata dimora;
  • Violazione, soppressione, conoscenza e sottrazione della corrispondenza.

E la lista sarebbe ancora molto lunga..

Molto importante è rivolgersi sempre ad un professionista che cercherà di ottenere le informazioni di cui si necessita in maniera del tutto lecita

L’esercizio abusivo della professione commesso, cioè, da persone non in possesso di licenza prefettizia è un reato e come tale è penalmente perseguibile. 

Inoltre, il rischio è che il dato ottenuto illecitamente poi non possa essere prodotto e ritenuto valido in tribunale. 

Affidatevi sempre a professionisti esperti! 

Se avete qualche domanda o curiosità, come sempre rimaniamo a vostra disposizione. Non esitate a scriverci a info@forensicsteam.it e non dimenticate di continuare a seguirci per altri interessantissimi approfondimenti. 

 

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Bibliografia:

Alberto Paoletti e Gianpaolo Luzzi (2016), Le investigazioni private – Guida operativa, FAG.