Nel corso del precedente articolo abbiamo approfondito il tema delle indagini per maltrattamenti in famiglia, continua nella lettura di questo articolo per scoprire quando non è possibile l’affidamento congiunto figli.

Gli ultimi dati Istat indicano che nel 2019 – periodo preso di riferimento al fine della ricerca statistica-, i divorzi sono stati 85.349 mentre ammontano a 97.474 le separazioni. Ormai separazioni e divorzi sono quindi all’ordine del giorno ma cosa cambia realmente quando una coppia ha figli?

Nel momento in cui marito e moglie decidono di separarsi, infatti, a dover essere considerate non sono sole le difficoltà correlate alla gestione del patrimonio. In caso la coppia abbia avuto dei figli nel corso della relazione, a dover essere tutelati sono soprattutto questi ultimi. Ecco che, in questi casi, sarà d’obbligo prendere diverse decisioni al fine di tutelare il minore continuando a garantirgli una stabilità, le cure e l’amore di cui necessita.

Vi sono casi in cui la separazione tra due persone avviene in modo del tutto consensuale altri in cui, invece, sarà il giudice a dover prendere una decisione sulla base di quelli che sono gli elementi che emergeranno in giudizio. Nella sentenza di separazione o di divorzio, infatti, come vedremo, verranno dettate le linee per gestire il figlio minore.

In genere, si tenderà sempre ad optare per l’affidamento congiunto figli. Questo permetterà al bambino di crescere continuando ad avere come punto di riferimento entrambi i genitori. Parliamo di diritto alla bigenitorialità, ovvero il diritto per il minore di «mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale».

Affidamento congiunto figli: quali sono gli elementi sui quali il giudice è chiamato a pronunciarsi?

Vediamo ora quali sono le questioni su cui il giudice in fase di separazione o divorzio è chiamato a pronunciarsi circa:

  • La collocazione del minore. Anche in caso di affidamento congiunto figli, con quale genitore abiterà il bambino?
  • Quando potrà vedere il figlio l’altro genitore? Ovviamente, fondamentale sarà tutelare il diritto-dovere, del genitore non convivente, di far visita al figlio periodicamente al fine di mantenere rapporti stabili, solidi e duraturi;
  • L’ammontare dell’assegno di mantenimento per i figli. A beneficiare dell’assegno potrebbero essere anche i figli maggiorenni che ancora non hanno raggiunto una stabilità economica. L’importo viene definito sulla base delle possibilità economiche del genitore non affidatario.

In caso di affidamento congiunto figli, entrambi i genitori esercitano la responsabilità genitoriale ed entrambi sono tenuti a prendere le decisioni di maggiore importanza relative all’educazione, all’istruzione, alla salute e, in generale, alla gestione del figlio minore.

Per affidamento condiviso (o congiunto), si intende quindi quella forma di affidamento del minore – in genere quella più salvaguardata – che prevede un eguale impegno, anche in termini di risorse economiche, da parte di entrambi i genitori. La gestione del figlio avviene di comune accordo.

Quindi il giudice, di norma, lascerà l’affidamento e la responsabilità genitoriale ad entrambi i genitori decidendo il collocamento del bambino presso uno dei due. Pensiamo, ad esempio, al padre che, pur non vivendo con i figli, deve essere consultato dalla madre prima di adottare le scelte di particolare rilevanza per i bambini.

Affidamento congiunto figli: è sempre possibile?

Vi sono casi in cui l’affidamento congiunto figli non è possibile. Se, ad esempio, un genitore dovesse costituire un ostacolo al rapporto tra il figlio e l’altro genitore, potrebbe perdere la collocazione e, addirittura, l’affidamento.

In casi particolari, infatti, il tribunale può optare per un affidamento esclusivo. In questo caso la responsabilità del minore resterebbe in capo ad un solo genitore. Ciò avviene anche in quei casi in cui uno dei due genitori dimostra di non avere la maturità e la responsabilità necessaria a gestire il proprio ruolo per il bene dei figli.

Premesso che, la richiesta di un affidamento di questo tipo deve basarsi su motivazioni importanti e fondate, e non per pura rivalsa nei confronti dell’ex partner, vediamo ora (come già analizzato nell’articolo “come ottenere l’affidamento esclusivo” sul blog dello Studio tenico investigativo Aenigma) quali sono i casi in cui l’affidamento esclusivo potrebbe essere concesso ad uno dei due genitori:

  • Alienazione parentale: è una forma di manipolazione psicologica, messa in atto da parte di un genitore, con lo scopo di allontanare il figlio dal padre (o dalla madre, se il manipolatore è l’uomo). Sono comportamenti reiterati, che mirano a far perdere la stima del figlio nei confronti dell’altro genitore;
  • Maltrattamenti familiari: è il caso in cui il figlio subisce vessazioni quali minacce, violenze fisiche o verbali, umiliazioni, da parte di un genitore e potrebbe comportare gravi ripercussioni psicologiche, anche a lungo termine;
  • Relazione patologica tra genitore e figlio: comportamenti possessivi e impositivi ritenuti patologici e potenzialmente dannosi per lo sviluppo del minore;
  • Fanatismo religioso: quando il genitore impone una religione in modo ossessivo, ostacolando la crescita e le relazioni sociali della prole.

Questi sono soltanto alcuni dei casi in cui il giudice potrebbe optare per un affidamento esclusivo.
È previsto che, in caso di gravi inadempienze da parte di uno dei genitori, possa essere richiesta la revisione delle disposizioni di affido dei figli. L’onere della prova è a carico del genitore che richiede laffidamento esclusivo, è tenuto a dimostrare le basi della propria richiesta. Le prove potranno essere raccolte anche attraverso un’agenzia investigativa autorizzata. Il giudice, una volta sentite le motivazioni dei genitori, deciderà immediatamente, oppure potrà procedere con la raccolta di ulteriori elementi di prova anche attraverso la nomina di consulenti tecnici di ufficio o l’incarico agli assistenti sociali.

 

Conclusioni

Agli occhi della società le separazioni e i divorzi sono ormai una cosa normale. Un aspetto con cui abbiamo imparato a convivere e che, di certo, non fa più scalpore. Molto spesso, però, non si pensa allo stato emotivo dei figli.

Se ci siamo abituati a ritenere tutto questo normale, non dovremmo però pensare che, di conseguenza, i figli si adegueranno e adatteranno con facilità alla nuova situazione.

Occupandoci di tutela dei minori, lavoriamo da tempo in collaborazione con diversi esperti al fine di essere di aiuto alle famiglie, e soprattutto ai più piccoli, in queste fasi. Ancora più delicate in caso di minori.

Bisogna imparare a dare più spazio alle emozioni! Soprattutto a quelle di chi, in situazioni di questo tipo, non ha potere decisionale!

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Articolo di Valentina Grazzi

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