In questo articolo parliamo di ascolto dei minori nei processi civili e nelle questioni che lo riguardano.

Il procedimento giudiziario, civile o penale, infatti, può coinvolgere il soggetto in età evolutiva sotto diversi aspetti.

Possono essere gli adolescenti l’oggetto diretto o indiretto delle indagini, in quanto si esamina un caso di vita che profondamente li riguarda e può essere necessario l’ascolto dei minori.

L’ordinamento giuridico si è preoccupato si disciplinare la posizione del minore imputato di un reato.

Scarsamente invece si è preoccupato del minore coinvolto come vittima in un procedimento penale o chiamato a testimoniare in un procedimento civile o penale.

In tutti questi casi, l’ascolto dei minori nei processi che li riguardano è un importante diritto di conseguenza tutelando il minore.

 

Riferimenti normativi

 

Ecco di seguito i riferimenti normativi che regolano l’ascolto dei minori nei processi giudiziari.

In primis, la Convenzione sui diritti del fanciullo, firmata a New York nel 1989 il cui articolo 12 sancisce che “compatibilmente alle regole procedurali della legislazione nazionale, il bambino capace di discernimento deve avere la possibilità di essere ascoltato nell’ambito di ogni procedimento di qualsiasi natura (giudiziaria o amministrativa) avente ad oggetto l’accertamento di questioni rilevanti per il suo interesse”[1].

Successivamente, la Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli, sottoscritta a Strasburgo nel gennaio 1996 e ratificata in Italia mediante la legge n. 77 del 2003, ammette e consolida il diritto del bambino di esprimere liberamente la propria opinione.

Anche la Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea del 2000, tra i diritti del minore elencati nell’art. 24, designa specificatamente il suo diritto a esprimere senza condizionamenti il proprio pensiero, in tutti quei casi in cui l’autorità pubblica o le istituzioni private debbano assumere provvedimenti che si riscontrino più adeguati al suo superiore interesse, sempre nel rispetto del suo benessere psicofisico[2].

A seguito dell’introduzione dell’art. 155 sexies c.c. da parte della L. n. 54 del 2006 sull’ affido condiviso dei figli (poi abrogato dal D.Lgs. 28 dicembre del 2013, n. 154), è divenuto un dovere per il giudice disporre “l’audizione del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento” prima di emanare provvedimenti, anche provvisori, nei loro confronti[3].

Tuttavia, soltanto con la L. 219 del 2012 in materia di filiazione si riconosce un vero e proprio diritto all’ascolto del minore. Infatti, il decreto attuativo di tale legge (D.Lgs.  28 dicembre 2013, n. 154) inserisce nel nostro codice civile l’art. 315 bis che, definendo i diritti e doveri del figlio, al terzo comma prevede espressamente il diritto del minore ad essere ascoltato in tutti i procedimenti e in tutte le questioni che lo riguardano direttamente. Diritto ribadito anche in altre disposizioni come quelle contenute negli artt. 336 bis e 337 octies c.c. che delineano la procedura da seguire nonché i poteri del giudice esercitabili durante l’ascolto[4].

Il minore, dunque, non può essere concepita come un soggetto destinatario di una mera tutela, bensì come parte processuale a tutti gli effetti, a cui deve essere data la possibilità di esprimersi e di manifestare le proprie esigenze e i propri bisogni.

l’ascolto dei minori deve necessariamente essere considerato un diritto fondamentale che devono essere tutelati ogni qualvolta occorre accertare questioni importanti di loro interesse.

 

L’ascolto dei minori nei processi civili

 

In molti procedimenti civili il minore è sostanzialmente il protagonista della vicenda che deve essere giudicata e il destinatario principale delle decisioni che saranno assunte all’esito del procedimento.

Per rispettare la personalità del minore è fondamentale riconoscergli la possibilità di far conoscere, a chi ha il potere di decidere sulla sua vita, le proprie valutazioni della situazione in cui è convolto, nonché le sue esigenze e le sue aspettative.

La riforma della filiazione (L. 219/2012 e D.lgs 154/2013), come anticipato nel paragrafo precedente, ha disciplinato con portata generale l’ascolto del minore

L’articolo 315 bis menziona il diritto dell’ascolto dei minori in tutte le questioni e procedure che li riguardano, quando abbiano compiuto i 12 anni o quando, anche di età inferiore, siano capaci di discernimento.

Con ciò viene sancita l’esistenza di un vero e proprio diritto del minore.

Il giudice, prima di procedere all’ascolto dei minori, deve informarli della natura del procedimento e dei suoi effetti.

Per garantire la spontaneità della partecipazione del minore, durante il processo di ascolto dei minori, è prevista la partecipazione dei genitori e dei difensori delle parti o anche del curatore, solo se ammessi dal giudice.

L’ascolto dei minori può essere condotto direttamente dal giudice, oppure può essere effettuato avvalendosi di esperti, sempre per tutelare la personalità minorile.

L’ascolto dei minori, dunque, è un adempimento necessario posto a carico del giudice, che deve essere rispettato anche nei confronti del fanciullo infra dodicenne capace di discernimento.

 

 

La capacità di discernimento

 

Molte normative fanno riferimento all’età del bambino per disporne l’ascolto ed alla sua “capacità di discernimento”, la quale viene stabilita verso l’età dei 12 anni.

Ma cosa significa capacità di discernimento?

Per procedere all’ascolto del minore nelle procedure che lo riguardano è importante che il bambino abbia sviluppato le capacità cognitive, di memoria, di ragionamento autonomo, sufficienti per riuscire ad esprimersi in modo sensato e coerente.

È circa verso gli 11-12 anni che il bambino raggiunge un livello di ragionamento autonomo, riconoscendo e ricordando le diverse situazioni con maggiore lucidità, capace dunque di riconoscere la realtà.

Al di sotto di tale soglia di età, dice la norma, è possibile ascoltare il minore, ma ciò viene valutato caso per caso da un esperto in materia, o direttamente dal Giudice, qualora lo ritenga necessario.

Il minore deve essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano. Ad esempio:

  • Affidamento nazionale e internazionale;
  • Adozione nazionale e internazionale;
  • Separazione dei genitori;
  • Divorzio dei genitori;
  • Episodi vissuti come maltrattamenti o violenza assistita.

La giurisprudenza italiana ci ricorda che l’ascolto del minore è obbligatorio per le sole questioni di vita del minore.

 

Le modalità dell’ascolto

 

È bene ricordare che l’ascolto del minori non è una testimonianza, infatti, è sempre bene porsi con le dovute cautele, lasciando il minore libero di esprimere le proprie narrazioni.

  • Spiegare al bambino i motivi per cui vi è la necessità di ascoltare la sua opinione;
  • Esprimersi con un linguaggio chiaro e semplice in base all’età del minore;
  • Non mettere pressioni sul bambino affinché risponda in fretta. Ha bisogno del proprio tempo per riflettere;
  • In caso di dubbio sulla veridicità o menzogna è necessario porre domande ma non screditare;
  • È bene fare domande aperte o farsi raccontare cose senza imboccare le risposte o suggerirle;
  • Farlo sentire a proprio agio, in un luogo sicuro protetto e accogliente.

Il bambino può, dunque, essere ascoltato attraverso l’ascolto diretto o indiretto.

La prima tipologia di ascolto è condotta direttamente dal giudice, in udienza, mediante l’ausilio di esperti.

La seconda, invece, è interamente delegata a professionisti esperti in pedagogia o psicologia nell’ambito di una consulenza tecnica di ufficio che, solitamente, viene svolta in ambiente confacenti all’età dei minori.

L’ascolto del minori, in conclusione, può essere considerato un importante momento, imprescindibile e da tutelare, di comprensione, di incontro e di conoscenza.

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Articolo di Giulia Piazza

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Bibliografia

Moro A. C, (2014), Manuale di diritto minorile, Zanichelli Bologna

[1] Fonte: Diritto.it

[2] Fonte: Diritto.it

[3] Fonte: Diritto.it

[4] Fonte: Diritto.it

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