Criminali si nasce o si diventa? Quali sono i fattori interni od esterni che influenzano i comportamenti di un killer e quali sono i possibili disturbi di personalità correlati? 

Negli articoli precedenti abbiamo visto il ruolo cruciale dei fattori sociologici, psicologici e neurobiologici presi in considerazione dalle scienze criminologiche, nella definizione del comportamento criminale.

Parlare di mente criminale e psicologia significa comprendere l’influenza di questi fattori sullo sviluppo della “mente criminale”; vedremo dunque questo e altro in questo articolo, che intende approfondire anche il ruolo dello psicologo all’interno delle carceri. 

Il fenomeno criminale è un problema globale, presente in tutti i contenenti, in qualunque ambiente o sistema sociale, ma le domande che più spesso ci si pone sono: il criminale è un soggetto che soffre di disturbi mentali? E quali sono i fattori di rischio che inducono a commettere un crimine?

 

Mente criminale e psicologia: lo sviluppo psicologico infantile

Un comportamento criminale è il risultato di esperienze, sentimenti ed affetti vissuti in passato con le figure di attaccamento, più spesso i genitori.

Adulti e adolescenti sani, dotati di fiducia e sicurezza in se stessi, sono generalmente il prodotto di famiglie stabili, in cui entrambi i genitori si prendono cura dei propri figli (Bowlby, 2008).

Quando l’ambiente familiare è caratterizzato da negligenza, trascuratezza, abuso, violenza, sia essa psicologica o fisica, non ci sono i presupposti per la creazione della cosiddetta “base sicura” della quale il bambino necessita per esplorare liberamente il mondo e autoregolare le proprie emozioni

Mente criminale e psicologia, infatti, mostrano questo legame: chi commette dei crimini presenta spesso il problema della disregolazione emotiva, la tendenza dunque a perdere il controllo sulle proprie emozioni commettendo atti impulsivi auto o etero-diretti. 

Questa capacità, fondamentale nello sviluppo psico-evolutivo del bambino, non è innata ma appresa all’interno delle prime esperienze precoci di attaccamento. Ed è qui che i fattori familiari acquisiscono un ruolo cruciale nello sviluppo della mente criminale

Ulteriori fattori di rischio sono quelli scolastici:

  • Fallimenti scolastici;
  • Frequenti cambi di studi;
  • Assenza di legami nell’ambiente.

Legati al contesto economico sociale:

  • Esposizione alla violenza;
  • Disponibilità di droghe;
  • Povertà.

E fattori individuali:

  • Iperattività;
  • Condotte a rischio;
  • Impulsività incontrollata.

Studiare mente criminale e psicologia significa studiare determinate cause relative allo sviluppo di comportamenti devianti, che sono da ricercare all’interno di teorie sociologiche, quali:

  • Teoria dell’etichettamento;
  • Teoria del conflitto e della disorganizzazione sociale.

E biologiche, quali:

  • Teoria della predisposizione;
  • Teoria degli istinti.

Le psicopatologie collegate alla criminalità

Mente criminale e psicologia deviante sono concetti relati tra loro.

È molto importante sottolineare che NON tutti i criminali sono psicopatici e NON tutti gli psicopatici sono criminali!

Si tratta di un aspetto fondamentale nello studio elle scienze forensi applicate alla psicologia, che viene ribadito e studiato a diverse riprese, in differenti salse, per ricordare che è bene allontanarsi da ogni tipo di giudizio e pregiudizio, pulendo le nostre analisi criminologiche dall’idea che dietro a un crimine vi sia per forza un malato mentale.

Studiando mente criminale e psicologia è importante citare:

  1. La schizofrenia;
  2. Il disturbo da uso da sostanza;
  3. La depressione maggiore;
  4. Il disturbo borderline;
  5. Il disturbo antisociale di personalità.

TUTTE le tipologie di personalità sono infatti compatibili con le condotte criminali, alcune più di altre, per il funzionamento caratteristico di quello specifico disturbo di personalità, ma nessuno è escluso! È bene ricordare che sono tanti, troppi, i fattori che influenzano la commissione dei reati. 

Mente criminale e psicologia Antisociale

Vediamo ora, più da vicino, i criteri diagnostici per il Disturbo Antisociale di Personalità (Psicopatia), uno dei disturbi maggiormente evidenziati all’interno delle carceri dagli psicologi forensi.

Citando il DSM-5:

Un persistente disprezzo per i diritti degli altri.

Questo disprezzo è mostrato dalla presenza di ≥ 3 dei seguenti:

  • Trascurando la legge, come indicato da azioni ripetutamente commesse che sono motivo di arresto;
  • Essendo ingannevoli, come indicato dal mentire ripetutamente, dall’utilizzare pseudonimi o dal truffare gli altri per guadagno personale o per piacere;
  • Agendo impulsivamente o senza pianificazioni per il futuro;
  • Essendo facilmente provocabili o aggressivi, come indicato dallo sfociare spesso in scontri fisici o dall’aggredire gli altri;
  • Incautamente non curandosi della propria sicurezza o della sicurezza altrui;
  • Agendo frequentemente in modo irresponsabile
  • Non provando rimorsi, come indicato dall’indifferenza o dalla razionalizzazione nel ferire o maltrattare gli altri.

Inoltre, i soggetti a cui viene diagnosticato un Disturbo Antisociale, più di frequente presentano un disturbo della condotta prima dell’età di 15 anni. Il disturbo antisociale di personalità viene diagnosticato solo in persone di età maggiore o uguale a 18 anni.

Messi a fuoco i fattori di rischio, i possibili sviluppi, le origini e lo studio di una mente criminale e psicologia e psicopatologie correlate, vediamo ora le strategie preventive e di trattamento che coinvolgono numerosi attori e competenze, una tra tante è quella dello Psicologo/Criminologo Esperto ex art. 80, presente all’interno dell’istituzione carceraria. 

Lo psicologo penitenziario

La figura dello psicologo penitenziario è normato dalla Legge n. 354/1975 che prevede la possibilità per l’Amministrazione penitenziaria di avvalersi dell’ausilio, tra altri professionisti, di esperti in psicologia per lo svolgimento delle attività di osservazione e trattamento delle persone detenute (articolo 80).

Il Dpr n. 230/2000 attribuisce all’osservazione scientifica della personalità effettuata dallo psicologo, un’importanza cruciale per l’intero percorso di riabilitazione della persona detenuta.

Obiettivo di tale attività è, infatti, l’«accertamento dei bisogni di ciascun soggetto connessi alle eventuali carenze fisico-psichiche, affettive, educative e sociali, che sono state di pregiudizio all’instaurazione di una normale vita di relazione» (articolo 27).

Sulla base dei risultati dell’osservazione scientifica «sono formulate indicazioni di merito al trattamento rieducativo da effettuare ed è compilato il relativo programma, che è integrato o modificato secondo le esigenze che si prospettano nel corso dell’esecuzione» (art. 13 L. 354/1975).

Importante è la rete, sociale e sanitaria, che si crea attorno alla persona e che ne permette il suo reinserimento nella società.

Per riassumere, in questo articolo abbiamo posto sotto la lente d’ingrandimento mente criminale e psicologia: cos’è e da dove ha origine, quali sono i fattori di rischio che ne influenzano lo sviluppo e il ruolo dello psicologo all’interno dell’istituzione carceraria.

Non perderti il prossimo appuntamento con la Psicologia e per qualsiasi curiosità o informazione puoi contattarci al nostro indirizzo info@forensicsteam.it, saremo lieti di rispondere ad ogni tuo dubbio.

Articolo di Martina Russo

 

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Bibliografia

Bowbly J. (1989) Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento

Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition [DSM-5]

Per approfondire il tema mente criminale e psicologia la Dottoressa Russo e la Dottoressa Petrucciani si sono occupate di analizzare un caso di cronaca in una ricerca scientifica, puoi trovare qui il link all’articolo.

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