Come difendersi dallo stalking: una guida pratica alla tutela della propria sicurezza (e sanità mentale)

Nell’articolo precedente abbiamo trattato la violenza nelle sue varie sfumature, e come sia talvolta difficile individuare una vittima di violenza a causa delle peculiari modalità della sua consumazione.

Come dicevamo, la violenza psicologica è difficile da identificare sia da parte di chi vuole aiutare che da parte della stessa vittima, perché i segni possono non risultare immediatamente evidenti. È però chiaro che un comportamento abusivo che compromette la stabilità psicologica di un soggetto ne leda la libertà, limitando gravemente la sua capacità di autodeterminazione.

Oggi vedremo insieme un altro tipo di violenza: lo stalking, e in particolare come difendersi dallo stalking, riccorrendo all’aiuto di esperti come l’investigatore privato.

 

L’arma dello stalker: il potere della paura

Intanto, partiamo dalle basi: cosa e come. C’è un motivo se molte persone ricorrono alla violenza per ottenere determinati risultati, e c’è un motivo se questo approccio funziona: la paura.

Il brivido primordiale che ci avverte di un pericolo imminente, e che dobbiamo agire immediatamente per salvaguardarci; lo “stato di emergenza” che viene indetto dal nostro cervello per prepararci ad abbandonare tutto, correre ai ripari e salvarci la pelle.

Basta pensarci un momento: una situazione del genere è per definizione “eccezionale”. C’è bisogno di una straordinaria prontezza di riflessi e lucidità per rispondere tempestivamente ad una situazione di vita o di morte.

Per esempio, se mi rendessi conto che il forno dove sto cuocendo la cena sta per esplodere, procederei senza ombra di dubbio a fuggire il più lontano possibile dalla fonte del pericolo per salvarmi; una volta esploso il forno, e tutto quello che lo circonda, il pericolo acuto sarebbe passato.

E se l’esplosione non avvenisse? Se dovessi invece convivere ogni giorno con la terrificante consapevolezza che il forno della mia cucina potrebbe esplodermi davanti in qualsiasi momento, sapendo che non posso fare nulla per evitarlo?

Questo è lo stalking.

 

Come difendersi dallo stalking: i limiti della tutela legislativa

Secondo l’art. 612 bis del Codice Penale, lo stalking (Atti persecutori) si concretizza nel momento in cui chiunque…

“con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”.

Lo stalking è quindi una gabbia da cui la vittima non riesce a liberarsi, che la costringe a vivere una vita a metà nel terrore che il molestatore possa fare del male e lei o ai suoi familiari.

Si potrebbe pensare che denunciare ad un pubblico ufficiale il comportamento intimidatorio e abusivo di cui si è vittima sia già sufficiente per togliersi il pensiero. Purtroppo, però, non è così.

Certo, il primissimo passo da compiere per iniziare a predisporre la propria tutela è quello di esperire una querela avverso il soggetto che perpetra gli atti persecutori.

In questo caso, però, il processo per tutelarsi è particolarmente tortuoso; ciò perché è molto differenziato il regime giuridico delle sanzioni riservate a chi commette atti di violenza fisica rispetto a chi commette atti di violenza psicologica.

In un bilanciamento di tutele, infatti, gli atti di violenza psicologica necessitano di molti più elementi per integrare una fattispecie di reato, proprio perché tali comportamenti sono di più difficile definizione.

Servono delle prove e, molto spesso, la raccolta di esse può rivelarsi un procedimento complesso.

Avevamo parlato delle linee da percorrere per una prima difesa in questo articolo; qui riportiamo i passi necessari per sapere come difendersi dallo stalking, che possono essere compiuti in autonomia:

  • Evita qualsiasi contatto con lo stalker, perché questo potrebbe alimentare il comportamento ossessivo;
  • Informa familiari, parenti, amici;
  • Considera l’adozione di strumenti di difesa personale, nel caso di un attacco fisico;
  • Annota i luoghi dove incontri lo stalker: potrebbe essere utile ai fini della sua identificazione, nonché a fine probatorio, nel caso facessi ricorso all’ausilio delle forze dell’ordine o all’investigatore privato
  • Evita di percorrere tragitti da solo/a.

 

Il ricorso all’aiuto dello Stato: la querela alle Autorità

Per capire come difendersi dallo stalking è importante sapere che la prima strada da percorrere è quella della querela: solo con l’istanza alle autorità lo Stato può procedere all’analisi del caso.

Perché la querela sia valida è necessario:

  • Presentare l’istanza entro sei mesi;
  • Sporgerla personalmente, a mezzo di procuratore speciale o tramite raccomandata presso una Procura della Repubblica o dinanzi a un ufficiale di Polizia giudiziaria (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza);
  • Che ad avanzarla sia esclusivamente la persona vittima del reato o il suo legale rappresentante (nel caso di persona giuridica e di minore o incapace).

 

Dal momento in cui viene sporta querela, inizierà il procedimento di indagini a carico del presunto stalker, che coinvolgerà in primis la vittima: essa dovrà fornire tutte le prove a sua disposizione per dimostrare il comportamento penalmente rilevante.

 

Il fondamentale ruolo dell’investigatore privato: la raccolta delle prove

Come per tutti i reati, è necessario provare la colpevolezza del soggetto che ci danneggia.

In realtà, in caso di stalking, anche per sporgere querela è necessario avere delle prove a carico del molestatore; la strada per il raggiungimento di quest’obiettivo è in questo caso tutt’altro che lineare, perché le condotte che integrano la fattispecie di reato sono spesso ardue da documentare.

Ingaggiare un investigatore privato può diventare un asso nella manica per la vittima di stalking: l’esperto può infatti agire con tutti i mezzi a sua disposizione per documentare le attività dello stalker, al fine di produrre prove a dimostrazione dei comportamenti penalmente rilevanti, inoltre rivolgersi ad un esperto potrà risultare fondamentale per sapere come difendersi dallo stalking. 

Facciamo attenzione però perché non tutto è lecito! Ad esempio, un investigatore non potrà:

  • Installare microspie all’interno di abitazioni o veicoli;
  • Captare conversazioni private;
  • Installare malware o applicativi finalizzati a scoprire il contenuto di e-mail e messaggi;
  • Corrompere forze dell’ordine al fine di ottenere informazioni utili sullo stalker.

In particolare, l’investigatore privato, invece, potrà:

  • Documentare con foto, video e registrazioni audio le attività dello stalker in luoghi pubblici o aperti al pubblico;
  • Avvalersi di strumenti di localizzazione GPS per monitorare gli spostamenti;
  • Registrare conversazioni che avvengano in sua presenza;
  • Raccogliere informazioni da documenti di libero accesso, anche in pubblici registri.

 

In altre parole, l’investigatore potrà documentare tutte le azioni perpetrate dallo stalker purché all’esterno delle mura domestiche. Si pensi agli atti vandalici, ai continui passaggi sotto casa e ai pedinamenti messi in atto per terrorizzare la vittima.

Perché l’investigatore privato abbia margine di azione, però, occorre che l’incarico gli venga affidato il prima possibile al fine di evitare di arrivare tardi, ad iter processuale inoltrato, quando ormai gli atti persecutori avvengono con minor frequenza o evitando i luoghi pubblici.

Il ricorso all’aiuto di un investigatore privato può rivelarsi di vitale importanza nel corso del processo, in quanto tutti gli elementi raccolti nell’esercizio del proprio mandato dall’investigatore privato, (anche la sua testimonianza), potranno essere validamente utilizzati come mezzi di prova, per aiutare la vittima di stalking a rompere le catene e, finalmente, riprendere in mano la propria vita.

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BIBLIOGRAFIA

MARINA CRISAFI, “Stalking: il reato di “atti persecutori””; STUDIO CATALDI

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