Le violenze sessuali nelle carceri rappresentano un problema che ha radici storiche ed implicazioni e conseguenze fondamentali sulla vita dei detenuti.

Elementi facilitanti le violenze sessuali nelle carceri

La detenzione è sinonimo di perdita: perdita del proprio status, della propria identità, delle proprie routine di vita familiare, con perdita di regole personali, rispetto di spazi e tempi privati.

Importanti studi di criminologia sottolineano le più comuni conseguenze che la vita in istituto delinea e rafforza, rappresentando terreno fertile per le condotte successive di violenze sessuali nelle carceri:

  • La capacità di prendere decisioni subisce un forte declino, così come le principali funzioni esecutive di attenzione, concentrazione, capacità di calcolo (da uno studio di Cooke, Baldwin, Howison del 1990);
  • La percezione della realtà muta, si rielaborano gli eventi che hanno condotto al carcere vivendo la così detta “sindrome di innocenza”, ridisegnando un proprio modo in intendere la giustizia, avvicinando i detenuti a principi morali contrari a quelli della società, quella stessa società che così duramente li sta punendo per un fatto certamente commesso, ma la quale non dimostra redenzione né un modello di rieducazione e di esempio di vita differente;
  • Si innescano meccanismi difensivi come la “minimizzazione”, la “razionalizzazione” e la “proiezione” (da studi di Ferracuti et al. del 1994), che si instaurano con l’obiettivo di permettere la sopravvivenza del detenuto al contesto.

Problemi tradizionali affiancano violenze sessuali nelle carceri, come:

  1. Sovraffollamento e mancanza di fondi;
  2. La privazione delle libertà personali e promiscuità che si è costretti ad avere con gli altri;
  3. l’incertezza sul proprio futuro;
  4. L’allontanamento dai propri affetti.

Questo vale anche sotto l’aspetto delle abitudini sessuali.

Le forme di violenze sessuali nelle carceri

Per l’assenza dell’altro sesso e privazione sessuale, ne derivano tensioni, inquietudine, frustrazioni, deviazioni, perversioni, tendenze ed esposizione alla violenza.

La condizione di isolamento, la deprivazione, l’alienazione che vive il detenuto, conduce a una ristrutturazione della vita sessuale e a un adattamento psicologico molto importante e spesso sottovalutato.

Secondo Barth (2012) diverse ricerche scientifiche si sono focalizzate sulla descrizione dell’alta prevalenza di rapporti non consensuali, individuando diverse forme di violenze sessuali nelle carceri.

Le forme e le riflessioni che possiamo fare sulle violenze sessuali nelle carceri allora sono:

  1. La sessualità diventa un’ossessione. Ad esempio il soggiorno nella propria cella di un soggetto che ha bisogno di denaro per potersi procurare droghe o un pacchetto di sigarette o altri oggetti personali cui è abituato e che gli vengono negati in carcere, per averli è disposto a prostituirsi;
  2. L’arrivo in carcere di un nuovo detenuto che si sia macchiato di un crimine contro i bambini. In questo caso le leggi non scritte della prigione prevedono infatti la sodomizzazione del reo. Il codice della subcultura carceraria condanna, senza alcuna giustificazione, la violenza sessuale commessa nei confronti dei bambini. E ritenuto un delitto abominevole, meritevole delle legittima vendetta;
  3. I rapporti tra donne sono meno appariscenti di quelli messi in atto dagli uomini, sono meno violenti e soprattutto tesi a formare delle relazioni pseudofamiliari, che non creano motivi di disordine.

Per gli uomini, il sollievo viene dapprima cercato nell’autoerotismo, via via sempre più stimolato dalla visione di materiale pornografico, che in carcere è assai diffuso, fino a rapporti omosessuali, anche ottenuti con la violenza.

La vita carceraria è caratterizzata da alta promiscuità, annientamento dello spazio privato, la privacy viene violata ed i freni inibitori piano piano si indeboliscono, crollano i principi morali, lasciando spazio all’istinto incontrollato, fino a giungere alle forme più basse di degradazione.

Conseguenze delle violenze sessuali nelle carceri

Il carcere demolisce, anno dopo anno, quella che si potrebbe definire l’identità sociale del detenuto. Tutti sono concordi nel riconoscere che l’attività sessuale nell’uomo rappresenta un ciclo organico che non è possibile interrompere senza determinare nel soggetto, in ogni caso, dei traumi sia fisici che psichici.

In carcere il tempo si dilata, gli spazi si restringono. Prevarica la solitudine, l’emarginazione.

Il perpetrarsi di forme di violenze sessuali nelle carceri possono condurre a fragilità, rinfocolare traumi, esaltare sensi di autocolpevolizzazione, perdere completamente la stima di sé, il controllo, l’autodeterminazione.

Il passaggio all’atto suicidarlo ha riguardato soggetti in carcere per delitti sessuali, specie verso i minori (a causa dei maltrattamenti subiti da parte degli altri detenuti), oppure i più giovani ed i più fragili, oltre che coloro che sono stati condannati ad una pena superiore ai dieci anni.

Sex offenders e violenze sessuali nelle carceri

Dedicare uno spazio di riflessione alle violenze riservate alla popolazione rea dei sex offenders significa riflettere sulla loro delicata posizione in istituto totale.

Chi ha perpetrato reati sessuali, stupratori, autori di reati sessuali diversi tra cui pedofili, ottengono in carcere un’attenzione particolare.

Citando Alessio Scandurra, coordinatore dell’osservatorio Antigone, l’associazione che da anni monitora quel che avviene negli istituti penitenziari d’Italia, egli commenta:

«Per chi commette reati di carattere sessuale sono previste sezioni dedicate speciali, in modo da tenere lontani questi soggetti dagli altri detenuti che potrebbero aggredirli in maniera anche grave»

C’è una sorta di “codice d’onore”, tra i carcerati: non tutti i crimini sono uguali e chi tocca un bambino la paga cara.

La mensa? Niente, ricevono i pasti direttamente in cella. Per loro sono banditi i laboratori, quelli nei quali i detenuti imparano un mestiere o proseguono quello che magari facevano “fuori”. Devono dunque scordarsi le varie attività, lavorative e anche sportive o ludiche. L’ora d’aria è garantita soltanto grazie a un proprio passeggio che accede al cortile, e con un turno rigorosamente staccato dal resto della struttura.

Diversi sono, da una libera ricerca online, i fatti e le violenze sessuali nelle carceri, in corso di indagine.

Dal carcere della Dogaia, nel 2017, 30 violenze sessuali si sarebbero consumate in un solo mese, ossia una al giorno tra due detenuti compagni di cella nel settimo braccio del carcere, quello dove vengono rinchiusi i detenuti per violenze sessuali.

Diverse, e sotto indagine, sono le denunce di detenuti in cerca di aiuto per vittimizzazione violenta.

È importante che gli addetti ai lavori, gli esperti di detenzione dura, di processi di vittimizzazione e prevenzione di nuovi comportamenti a rischio, si curino del bisogno di vita del detenuto, finanche al suo diritto di vivere i sentimenti, coltivare l’amore con la propria famiglia. Una soluzione per occupare i tempi liberi dei detenuti è sempre disporre un programma di lavoro che possa renderli orgogliosi, dargli dignità, farli sentire utili.

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Articolo di Martina Petrucciani

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BIBLIOGRAFIA

Boccadoro, L., Carulli, S. (2008). Il posto dell’amore negato. Sessualità e psicopatologie segrete. Tecnoprint, Ancona.

Giuliana Proietti Ancona, www.ristretti.it

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