All’interno dell’articolo precedente abbiamo visto gli aspetti positivi e negativi dei videogiochi.

Se è vero che i videogiochi non vanno di per sé demonizzati, è anche vero che bisogna fare attenzione al momento della scelta e dell’acquisto di questi ultimi in quanto le limitazioni derivanti dalla classificazione europea, come abbiamo visto, non si riferiscono alle abilità di gioco dei ragazzi ma, ad esempio, al livello di violenza presente all’interno, alla presenza di scene riconducibili alla vita reale, alla possibilità di collegarsi in internet e giocare con perfetti sconosciuti, ecc. 

Dopo aver parlato delle differenze tra bullismo tradizionale e cyberbullismo, vogliamo ora parlarvi dei tipi di cyberbullismo.

Con l’evoluzione digitale è cambiato il modo di comunicare: dalle semplici telefonate, allo scambio di messaggi, alle sempre più frequenti videochiamate, oggi possiamo dire che la distanza tra persone è decisamente meno problematica. E se i nostri ragazzi imparano da noi per imitazione, è vero anche che si abbassa la soglia di età in cui si accede a tali tecnologie

Purtroppo, se è vero che gli aspetti positivi del progresso sono innumerevoli, è anche vero che lo stesso sviluppo tecnologico non ha fatto altro che amplificare le conseguenze spiacevoli e dannose di alcuni fenomeni. Tra questi il bullismo.  

Oggi, gli strumenti di comunicazione utilizzati dal cyberbullo sono molteplici

  • La posta elettronica, con un elevata velocità di trasmissione dei messaggi;
  • I blog, o i cosiddetti “diari in rete” diventati un importante strumento di comunicazione; 
  • I social network, veri e propri punti di incontro virtuali anche per i giovanissimi e il modo più diffuso per comunicare in Internet;
  • Gli sms e gli mms.

Appare evidente come le persecuzioni possano essere attuate in qualsiasi momento rendendo ancora più vulnerabile la vittima

Così come il bullismo, anche il cyberbullismo può essere attuato in maniera diretta o indiretta.
Nel primo caso vi è una comunicazione diretta tra bullo e vittima mentre nel secondo caso lo scopo è quello di escludere ed emarginare il ragazzo dalle chat e dai social

Quindi, se nel cyberbullismo diretto la vittima conosce l’identità del cyberbullo, in quello indiretto non è affatto così. Quest’ultimo, infatti, fa dell’anonimato il proprio punto di forza. Tali aggressioni risultano essere anche più difficili da smascherare da parte della vittima che spesso si trova, ad esempio, ad entrare la mattina in classe e a non comprendere il motivo per il quale viene deriso dai compagni. 

Può altresì capitare che il cyberbullismo sia semplicemente una continuazione del bullismo tradizionale. 

Tipi di cyberbullismo 

Il cyberbullismo si può manifestare in molti modi. Riportiamo, di seguito, una classificazione dei diversi tipi di cyberbullismo

  • Flaming: rappresenta una forma di cyberbullismo prettamente verbale. Vi è uno scambio di messaggi violenti, volgari ed offensivi tra soggetti alla pari non necessariamente in contatto tra loro nella vita reale. Il divertimento consiste nell’insultarsi reciprocamente e fondamentale risulta essere il ruolo di coloro che partecipano in maniera attiva al conflitto;
  • Impersonation o Fake: come suggerisce il nome stesso, consiste nell’appropriazione di un’altra identità, diversa dalla propria, per mandare messaggi o pubblicare post fingendosi qualcun altro;
  • Trickery: si tratta di uno scherzo molto crudele che riesce grazie all’inganno. Vengono diffusi contenuti o confidenze spontanee di cui si è venuti in possesso durante un periodo di amicizia, senza alcuna autorizzazione dell’interessato;
  • Cyberstalking: rappresenta una forma di molestia che si configura come un controllo ossessivo, perpetrato attraverso il web, tale da incutere un notevole stato di ansia nella vittima che teme per la propria incolumità; 
  • Denigration: il fine è appunto la denigrazione gratuita, ovvero la distruzione psicologica di qualcuno sui social o sui forum al fine di provocare dolore attraverso commenti offensivi pubblici. Questo, tra tutti i tipi di cyberbullismo, è quello più usato nei confronti dei docenti;
  • Happy Slapping: si tratta della registrazione e della successiva condivisione di immagini o di un video, contenenti riprese di un’aggressione avvenuta nella vita reale. Fondamentale il ruolo degli altri che commentano in modo ingiurioso e condividono il contenuto. 
  • Knockout Game: si “gioca” a mettere qualcuno a ko con un pugno. L’aggressione, come sopra, viene videoregistrata e pubblicata sui social network;
  • Harassment: rappresenta un altro modo di molestare una persona attraverso il web. Dall’invio costante di messaggi denigratori e volgari, agli spyware per controllare i movimenti online della vittima, alle telefonate mute;
  • Grooming: si tratta di una manipolazione psicologica utilizzata da adulti potenziali abusanti che attraverso i social network e le chat cercano di mettersi in contatto con i minori, stabilire un rapporto emozionale con lo scopo di realizzare un’attività sessualizzata;
  • Sexting: definisce l’invio, la ricezione e la condivisione di testi, video ed immagini sessualmente esplicite. Nella solitudine della propria camera i ragazzi si sentono liberi di esplorare, si scattano fotografie e le inviano senza troppo pensare alle conseguenze di quel gesto; Spesso, infatti, tali immagini o video, anche se inviati ad una stretta cerchia di persone, si diffondono in modo incontrollabile e possono creare seri problemi. L’invio di foto che ritraggono minorenni in pose esplicite, inoltre, configura il reato di pedopornografia.

Consigli pratici

Come abbiamo visto i rischi e i tipi di cyberbullismo possono essere molteplici. Purtroppo, i ragazzi non si rendono conto delle conseguenze che, le loro azioni nel web, possono avere. 

Abbiamo già visto che la responsabilità del minore non è del tutto esclusa. Se ritenuto in grado di intendere e volere, può essere, infatti, ritenuto responsabile degli atti di bullismo insieme ai genitori e alla scuola

L’articolo 2047 del Codice Civile, inoltre, prevede che “In caso di danno cagionato da persona incapace di intendere o di volere, il risarcimento è dovuto da chi è tenuto alla sorveglianza dell’incapace, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto”. 

Un consiglio che ci sentiamo di dare ai genitori è quello di installare dispositivi di Parental Control

Tutte le console di gioco, i dispositivi palmari, gli smartphone e i sistemi operativi per PC e Mac sono dotati di sistemi di controllo parentale che consentono ai genitori di tutelare la privacy e la sicurezza online dei propri figli sulla base di vari parametri

Grazie a questi strumenti di controllo, i genitori possono:

  • Selezionare i giochi a cui i bambini sono autorizzati a giocare (secondo le classificazioni PEGI in base all’età);
  • Controllare e monitorare l’utilizzo degli acquisti digitali;
  • Limitare l’accesso alla navigazione in Internet attraverso l’applicazione di un filtro;
  • Controllare la quantità di tempo che i bambini possono trascorrere giocando;
  • Controllare il livello delle interazioni on-line (chat) e dello scambio di dati (messaggi di testo, contenuti generati dall’utente).

Ricordiamo sempre che bisogna educare i ragazzi ad un uso corretto e consapevole della tecnologia.

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Articolo di Valentina Grazzi

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