Esistono diversi tipi di conflitto che possono avere cause e conseguenze differenti, andremo oggi ad approfondire l’argomento stilando anche una lista di tipologie di conflitto con cui potremmo avere a che fare.

Nel precedente articolo abbiamo definito il conflitto come l’espressione di un bisogno insoddisfatto o inespresso che crea inevitabilmente un disaccordo, un disagio che deve essere risolto.

Ebbene sì, alla base di un conflitto c’è sempre un qualcosa che non va, un disagio insoddisfatto e inespresso. Disagio che, per tale ragione, deve essere conosciuto e compreso per essere risolto.

Il conflitto interpersonale, infatti, si sviluppa tra due persone quando la soddisfazione di un desiderio o il conseguimento di un obiettivo da parte di un singolo entra in contrasto con i desideri e gli obiettivi di altre persone.

Entrare in conflitto significa iniziare a discutere con un’altra persona e aprire un contesto comunicativo e dialogico che favorisce e offre l’opportunità di uno scambio attivo e concreto.

In questo senso, il conflitto può essere visto in modo sano e positivo perché permette alle persone coinvolte di esprimere il proprio disagio e risolverlo.

Il conflitto in sé per sé non è dannosoanzi se gestito e risolto efficacemente può essere molto positivo.

Conflitti che si protraggono nel tempo, non risolti, diventano causa di rancori, aggressività e stress; ciò è sicuramente deleterio per tutti i rapporti interpersonali.

La gestione dei conflitti in modo efficace non significa soltanto risolverli, bensì conoscere le cause e le motivazioni che li hanno generati e le strategie per poter giungere alla loro pacifica risoluzione.

Se ben gestito, infatti, è decisamente funzionale perché può diventare occasione di crescita personale: è un momento di scambio e condivisione di idee che stimola il pensiero critico e creativo.

 

Tipi di conflitto

I tipi di conflitto possono essere diversi, infatti il conflitto può assumere varie forme, essere scatenato da diversi fattori e determinare conseguenze sia a livello psicologo ed emotivo che sociale e relazionale. In questo senso, sicuramente non può essere definito un fenomeno unitario.

La tensione nasce a causa di forze contrapposte che indirizzano la persona a prendere una decisione piuttosto che un’altra. Questa definizione cerca di descrivere e delineare un tipo di confitto, quello intrapersonale.

Il confitto interpersonale, invece, si può definire come una reazione che si crea a causa di interessi, obiettivi, bisogni e punti di vista diversi tra due o più persone.

Un’altra importante caratteristica che può determinare un confitto è il luogo in cui avviene.

Ecco alcuni tipi di conflitto:

  • Diadico: è un conflitto che avviene tra due individui appartenenti a gruppi di lavoro diversi o allo stesso gruppo;
  • Intragruppo: confitto all’interno dello stesso gruppo;
  • Intergruppo: conflitto tra gruppi diversi.

Tutti i diversi tipi di conflitto possono avere delle cause associate a svariati fattori, individuali o situazionali quali ad esempio:

  • Valori e atteggiamenti;
  • Opinioni su questioni etiche;
  • Personalità differenti;
  • Lotte per il potere;
  • Risorse scarse e limitate;
  • Comunicazioni disfunzionali;
  • Divergenze di interesse;
  • Percezione e giudizi;
  • Bisogno di consenso;
  • Ambiguità delle responsabilità.

 

Strategie di risoluzione dei conflitti

Quali sono le possibili strategie di risoluzione dei conflitti? Vediamole insieme.

Possiamo allontanarci o abbandonare il conflitto quando non ci sentiamo pronti per affrontarlo, oppure quando pensiamo di non essere in grado di sostenere le nostre opinioni.
Sicuramente procrastinare ad un momento migliore può abbassare i toni e chiarire le idee.

D’altro canto, la questione potrebbe riemergere in modo imprevedibile, in quanto il conflitto non è stato risolto.

Si può cercare una risoluzione il più pacifica possibile, nel tentativo di accontentare tutte le parti.
Se da un lato è molto probabile riuscire ad instaurare una buona negoziazione, dall’altro si rischia di non riuscire a far valere le proprie opinioni.

Si può, poi cercare un punto di “contatto”, cercare il famoso compromesso.
Sicuramente può essere vantaggioso quando si riesce a sbrogliare una situazione di comune accordo, ma non sempre le parti in causa ne escono abbastanza soddisfatte.

Questo può generare rancore e risentimento, sentimenti negativi che a lungo andare potrebbero far riemergere le questioni in “sospeso”.
Talvolta può capitare di tentare di sovrastare l’altro, imponendo la nostra decisione, quando ci sentiamo sicuri di essere nel giusto o quando abbiamo poco tempo a disposizione per i chiarimenti.

Questa modalità, d’altronde, se viene utilizzata troppo spesso può deteriorare le relazioni e portare all’isolamento sociale.

Infine, i soggetti del conflitto possono decidere di collaborare e di cooperare per superare il conflitto senza litigare.

Ciò permette la migliore risoluzione possibile, tuttavia richiede importanti capacità comunicative, nonché fiducia nell’altro, tempo e disponibilità al dialogo.

La capacità di gestire i conflitti è molto importante: il conflitto, infatti, può dirsi costruttivo quando gli individui sono consapevoli del fatto che il disaccordo è un aspetto naturale delle dinamiche di gruppo, e può essere di aiuto al raggiungimento di obiettivi comuni.

La cooperazione e lo scambio di idee con assertività, apertura, disponibilità sono alla base della gestione efficace dei conflitti verso una reale collaborazione e cooperazione.

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Articolo di Giulia Piazza

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