Quest’oggi, continuando ad approfondire l’argomento delle investigazioni aziendali, parleremo di telecamere nascoste in azienda. Nel corso dei precedenti articoli abbiamo visto in che modo il titolare d’azienda che vuole controllare i suoi dipendenti, anche attraverso un’agenzia investigativa, è legittimato a farlo in caso sospetti che il prestatore di lavoro gli sia infedele.

Come già indicato quando abbiamo parlato di investigazioni aziendali, le azioni messe in atto dal dipendente al fine di causare un danno all’azienda sono diverse. Dal furto di informazioni, alla manomissione di macchinari, alla concorrenza sleale dipendente, sino agli abusi legge 104. 

I controlli atti al recupero degli elementi di prova di tali infedeltà e illeciti sono a carico del titolare che, per procedere a tutela dell’azienda, in questi casi non avrà l’obbligo, ad esempio, di dare un’informativa preventiva al dipendente ne tantomeno avvertire e accordarsi con le rappresentanze sindacali 

Inoltre, nemmeno l’agenzia investigativa, dato che per poter operare deve avere ottenuto un mandato scritto e deve rispettare le normative privacy vigenti, ha l’obbligo di avvisare prima la persona oggetto di accertamenti.   

Ci sono casi però in cui attraverso l’indagine “classica”, svolta attraverso la mera raccolta di informazioni da banche dati, gli appostamenti e i pedinamenti, non siamo in grado di reperire gli elementi da presentare in giudizio di cui abbiamo bisogno 

Le tecniche sopra descritte, infatti, sono attività che possono essere svolte all’esterno del luogo di lavoro, o meglio, al di fuori delle mura dell’azienda committente.  

E in caso in cui l’infedeltà venga perpetrata all’interno dell’edificio? Posso utilizzare strumentazioni e tecniche diverse da quelle già descritte come, ad esempio, l’ausilio di telecamere nascoste all’insaputa del prestatore di lavoro? 

Andiamo allora a parlare, in questo articolo, di telecamere nascoste in azienda al fine di rispondere a questo grande quesito. 

Telecamere nascoste in azienda: uno sguardo alla normativa 

Di norma, per poter installare telecamere nascoste in azienda sono necessari alcuni requisiti. Inoltre, vi sono dei limiti imposti dallo Statuto dei Lavoratori primi fra tutti l’obbligo di un accordo preventivo con le rappresentanze sindacali, nonché l’informativa ai dipendenti. 

All’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori viene indicato che gli unici casi in cui è ammessa l’installazione di telecamere nascoste in azienda, e quindi il controllo a distanza dei prestatori di lavoro, sono i seguenti:  

  • Al fine di esigenze organizzative e produttive; 
  • Al fine di garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro;  
  • Al fine di tutelare il patrimonio aziendale.

Le telecamere nascoste in azienda, in questi casi, possono essere installate solamente “previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali”.
Inoltre, le telecamere devono essere ben visibili e segnalate con appositi cartelli; i dipendenti, infatti, devono essere a conoscenza di quante telecamere sono state posizionate e in quali luoghi e punti precisi.  

Ma l’accordo con i sindacati non sono sufficienti. Altro obbligo in capo al datore di lavoro è l’informativa al dipendente. 

 In caso non vengano rispettati i vincoli imposti dalle normative le conseguenze principali sono sostanzialmente due 

  • Non vi sarà la possibilità di portare le prove raccolte in giudizio;  

Come detto anche in un articolo precedente  il dato ottenuto in maniera illecita non potrà essere presentato in giudizio. Infatti, anche se dovessimo avere ragione e fossimo riusciti effettivamente a cogliere in flagrante il dipendente intento a rubare informazioni dagli archivi o manomettere macchinari al fine di creare un danno all’azienda, quella prova non è utilizzabile. E in caso provassimo comunque ad utilizzarla, non solo rischieremmo a nostra volta di doverci difendere, ma avremmo anche ottenuto l’effetto opposto, il dipendente non solo non potrà essere licenziato ma starà anche ben attento al fine di evitare di destare ulteriori sospetti.

  • L’installazione di telecamere senza darne informativa ai dipendenti e senza un accordo preventivo con i sindacati è reato 

La sentenza numero 38882 del 2018 della Corte di Cassazione ha poi precisato che il divieto per il datore di lavoro esiste, anche se i dipendenti hanno già provveduto a dare il consenso, se l’unico scopo dell’installazione è quello di monitorare le attività di questi ultimi. Quindi, è vietato spiare l’operato dei dipendenti per verificare se stanno effettuando bene il loro lavoro 

Fatto salvo il caso sopra indicato, come poter ottenere le prove dell’infedeltà o dell’illecito commesso dal dipendente se gli elementi probatori potrebbero essere raccolti soltanto mediante ausilio di una videocamera occultata? Si pensi a quei casi in cui la persona si guarda bene attorno prima di commettere azioni avventate. Ad esempio, attende la pausa pranzo dei colleghi prima di entrare in archivio e fotocopiare preventivi o anagrafiche dei clienti.  

In questo caso, fondamentale è la consulenza dell’investigatore e l’indagine difensiva.  

Con la sentenza numero 3255 del 2021, infatti, la Corte di Cassazione ha ribadito la legittimità dei controlli difensivi occulti – quindi mediante l’ausilio di telecamere nascoste e senza accordo con le rappresentanze sindacali o senza particolari informative. Tale accertamento, però, deve avere come unica finalità quella di accertare il comportamento illecito e non il mero inadempimento della prestazione lavorativa 

Quindi, il titolare dell’azienda non potrà monitorare l’attività dei dipendenti attraverso l’ausilio delle telecamere nascoste se il motivo per il quale svolge questa azione è meramente quello di controllare se, in sua assenza ad esempio, il lavoro viene svolto come da procedure interne o meno
Diverso è il caso in cui egli sospetta che vi siano dei rischi per l’azienda. In questo caso, attraverso il mandato all’agenzia investigativa, autorizza quest’ultima non solo all’installazione di telecamere nascoste ma anche a visionare i filmati al solo fine, però, di ottenere le prove dell’illecito 

L’investigatore privato, in quanto professionista abilitato, in questo caso, alle indagini difensive penali, e consapevole dei limiti imposti dal Garante per la Protezione dei Dati Personali e, più in generale, dalla normativa in materia di tutela alla privacy, saprà come raccogliere gli elementi di prova avendo cura di non inficiarli. I filmati ricavati dalle registrazioni non solo possono essere utilizzati soltanto se pertinenti rispetto allo scopo dell’indagine, ma dovranno essere stati raccolti facendo attenzione a non ledere la privacy del dipendente 

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Articolo di Valentina Grazzi

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