Abbiamo parlato più volte di privacy e investigazioni e abbiamo già visto quali strumenti e quali attività sono consentite durante un accertamento investigativo e quali sono, invece, le attività non autorizzate dalla legge.

In questo articolo voglio soffermarmi su alcune domande che spesso mi vengono poste:
– posso registrare una conversazione?
– devo incontrarmi con alcune persone e vorrei, a mia tutela, registrare una conversazione: sono obbligato a dire che sto registrando?
– in caso, quella conversazione, posso farla ascoltare a terze persone?
– sono stato diffamato e finalmente ho il modo di ottenere la prova. Posso utilizzare la registrazione per ripulire la mia immagine agli occhi dei miei amici?

L’ARTICOLO 615 BIS DEL CODICE PENALE

L’articolo 615 bis del Codice Penale regolamenta il reato di Interferenze illecita nella vita privata.

“Chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell’articolo 614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Alla stessa pena soggiace, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chi rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi indicati nella prima parte di questo articolo.

I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d’ufficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato.”

La normativa parla di due momenti distinti: l’atto durante il quale ci si procura la notizia e la sua diffusione o divulgazione.

La normativa sopra citata ha, inoltre, evidenziato quale aggravante la fattispecie in cui a commettere il reato sia colui che esercita abusivamente la professione di investigatore privato.

Ricordo che all’investigatore privato è riconosciuta una deroga in materia di normativa sulla privacy per poter trattare i dati della persona oggetto di indagini senza fornire un’informativa preventiva. Questo gli consente di svolgere l’attività di indagine e, ad esempio, fotografare il soggetto a patto che resti sul suolo pubblico o accessibile al pubblico. Volendo semplificare: all’investigatore privato è consentito fotografare, e dunque inserire in relazione, tutto ciò che, stando ad esempio sulla pubblica strada, può vedere ad occhio nudo.
Vi faccio un altro esempio: pensiamo al caso in cui il dipendente che dovrebbe essere al lavoro, invece di svolgere le mansioni per le quali viene retribuito, timbra il cartellino, esce dall’azienda e si porta al supermercato vicino per fare la spesa. Il supermercato è un luogo accessibile a chiunque, pertanto, potrò fotografare e riprendere le azioni del soggetto.

Gli elementi emersi potranno essere inseriti all’interno del report investigativo – eventualmente prodotto in giudizio dal legale – ma non potrà in alcun caso essere divulgato a terzi.

Inoltre, non potrò in nessun caso installare microspie o telecamere nascoste all’interno di una proprietà privata o posizionare registratori audio allo scopo di carpire le conversazioni tra terze persone.

REGISTRARE UNA CONVERSAZIONE TRA PRESENTI: QUANDO A FARLO E’ IL PRIVATO

Iniziamo ora a rispondere alle domande che vi ho elencato all’inizio di questa trattazione.
Quindi, come privato cittadino, posso registrare una conversazione?

Le conversazioni tra i presenti, e parliamo di conversazioni effettuate senza l’esplicito consenso dei partecipanti, possono essere registrate da chiunque.
Facciamo attenzione però perché sto parlando di conversazioni tra presenti e non dell’ipotesi di lasciare un registratore acceso in una stanza e andarsene. In questa seconda fattispecie commetterei un grave illecito.
Se si sente nella registrazione anche la mia voce, nessuno potrà mai accusarmi di aver detto cose che non avrebbe detto in mia presenza: l’importante, dunque, è essere parte attiva nella conversazione.

Pensiamo ad un incontro tra amici, ad una call o ad una semplice telefonata. Il fatto che io sia presente, quindi il fatto che anche le altre persone siano a conoscenza del fatto che sono presente anche io, mi può permettere di registrare la conversazione. Perché dovrei farlo? Perché magari a quell’incontro è presente una persona che mi sta offendendo o, peggio ancora, minacciando. Non solo posso registrare senza dire nulla a chi mi sta offendendo ma posso usare a mia tutela quella prova.

Pensiamo nei casi di stalking alla donna vittima di violenza che riesce a registrare la conversazione con il marito e all’interno di questa conversazione lui la minaccia più e più volte. Quella registrazione, se effettuata con le dovute premure, potrà essere utilizzata contro il persecutore in sede di giudizio.
Tale forma di protezione spesso viene consigliata quando le intimidazioni e le minacce avvengono esclusivamente all’interno delle mura domestiche.

Anche in questo caso, però, il consiglio è quello di confrontarsi prima con un professionista che fornirà tutte le indicazioni per evitare di inficiare la prova ottenuta.

REGISTRARE UNA CONVERSAZIONE E DIVULGARLA: IL CASO FEDEZ-RAI

Abbiamo parlato della possibilità di registrare una conversazione. Ma cosa succede se volessimo divulgare quella conversazione a terzi?

Maggio 2021. Il cantante Fedez diffonde l’audio di una telefonata avvenuta, a poche ore dalla sua esibizione, con i vertici della Rai. Per questa ragione, l’emittente televisiva decide di querelare il rapper.
Senza volermi addentrare nei particolari e analizzare il caso come ampiamente, all’epoca dell’accaduto, è stato fatto voglio concentrami sugli aspetti legali.
La Rai decide di querelare Fedez non perché ha registrato la conversazione ma poiché ne ha divulgato i contenuti.

L’articolo 617 septies del Codice penale configura il Delitto di diffusione di riprese e registrazioni fraudolente.
In particolare, viene stabilito che pubblicare o diffondere conversazioni, incontri privati, registrazioni telefoniche o telematiche costituisce reato e viene punito con ben 4 anni di carcere; ciò però solo a condizione che il fine di chi agisce sia quello di recare danno all’altrui reputazione o immagine.

Quello sopra citato è un caso eclatante finito su tutte le riviste e i telegiornali. Il principio però rimane immutato anche in caso si parli di condivisione del contenuto a pochi amici.

È molto importante portare questa conoscenza anche ai giovani e giovanissimi che, oggi, hanno di certo più familiarità con social e cellulari ma non conoscono appieno i limiti e la pericolosità della diffusione incontrollata di contenuti video e audio.
Se necessitate di una tutela o avete bisogno di registrare una conversazione o riprendere una situazione particolare, evitate di correre rischi e confrontatevi prima con un legale o un investigatore esperto in materia.

Articolo di Valentina Grazzi

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