Per prendere in esame le modalità esecutive e i moventi alla base degli omicidi seriali è possibile prendere in causa un esempio pratico, famoso e conosciuto, per raccontare alcuni aspetti comuni di analisi relativi agli omicidi di massa.

Non si vuole in questa sede, e non si può, essere esaustivi nella trattazione di moventi e cause degli omicidi seriali: la criminogenesi e la criminodinamica degli omicidi seriali devono essere studiate approfonditamente caso per caso.

L’analisi che voglio presentare in questo articolo si basa su solo alcune osservazioni relative caratteri comuni ad alcuni killer psicologici seriali: tratti di narcisismo, antisocialità, emozioni di odio, invidia, che portano all’uccisione.

Ted Bundy: analisi degli omicidi seriali di un killer

Nel ripresentare il caso del famigerato Ted Bundy, ricordiamo le modalità esecutive dei delitti in cui, tra il 1974 e il 1978 Ted Bundy uccise almeno 30 donne.

Le vittime di Bundy venivano scelte tra giovani e belle donne che lui uccideva, distruggeva, come fosse un modo per possederle, perché attratto da esse.

Se io uccido ciò che non posso avere, si capisce bene cosa muove, nel caso in esame, il killer, ad uccidere donne simili tra loro, con tratti comuni e particolarmente attraenti per lui che distrugge.

Gli omicidi seriali di Ted Bundy possono avere come filo conduttore, da una analisi comportamentale criminologica, la patologia narcisistica dell’esecutore, confermata dalla personalità di Bundy, come testimoniano alcuni documentari relativi le sue confessioni dal carcere.

Il disturbo narcisistico di personalità racconta che il narcisista presenta il timore costante che gli altri possano notare le sue fragilità e, per questo, può essere assalito da una grande vergogna, anche e soprattutto in contesti intimi e relazionali, aggiungo in qualità di autrice.

I sentimenti di fragilità e insicurezza personale percepiti e propri del narcisista vengono nascosti da meccanismi quali l’idealizzazione di sé.

Nell’esecuzione dei suoi omicidi seriali, Ted Bundy mostra il rammarico e il risentimento verso ciò che non può avere, mostra i desideri che lo rendono frustrato poiché irraggiungibili.

Il sentimento di invidia nei confronti dell’oggetto desiderato che non si può raggiungere può provocare dolore, distacco, nervosismo, ansia, portare ad aggressività, in un soggetto già psicologicamente alterato o malato.

Negli omicidi seriali perpetrati da Ted Bundy, le donne oggetto di desiderio vengono spiate da lontano, seguite, scelte accuratamente, come un invidioso scruta l’oggetto che, non potendo avere, comincia ad odiare fino a volerlo distruggere.

L’invidia porta all’aggressività e all’acting out quando essa diventa un fardello troppo grande da portare, sfocia in disagio per la persona, sentimenti continuativi di inferiorità che mal si conciliano, ad esempio, con una personalità narcisistica, in cui obiettivo della persona è ostentare la propria forza e mostrare la propria superiorità.

L’invidia negli omicidi seriali esiste altresì nelle fiabe e nella letteratura.

È Dante Alighieri a condannare al suo Inferno, nel canto dodicesimo, i violenti contro il prossimo, destinandoli al primo girone del settimo cerchio dell’Inferno.

Altresì colloca nel Purgatorio, nel tredicesimo Canto, gli invidiosi, rappresentati con le palpebre cucite con il fil di ferro, definendo l’invidia come un’esplosione di cattivi sentimenti, una fame che ti consuma l’anima.

Invidia può dunque essere presupposto psicologico ed emotivo per commettere omicidi seriali, come nel caso citato.

Nelle favole, è la strega di Biancaneve che, spinta da una motivazione narcisistica, e qui richiamo all’attenzione nuovamente gli omicidi seriali di Bundy, vuole distruggere l’oggetto e il soggetto della sua invidia: la bellezza della principessa, che non potrà mai avere.

Gli omicidi seriali di Ted Bundy possono essere ricondotti alle tipologie di omicidio passionale, causando nel soggetto fonti di infelicità, risentimento, odio, aggressività fisica violenza fino alla distruzione e dunque l’assassinio.

Narcisismo, invidia, controllo negli omicidi seriali

I trattati di psicopatologia e psichiatria forense si rifanno al concetto di invidia primitiva per raccontare come può nascere una volontà omicida, per eseguire omicidi seriali.

Come detto, non solo il soggetto narcisista è predisposto, nell’insieme di altre variabili di rischio, ad eseguire atti violenti sugli altri, bensì, sentimenti di invidia possono essere presenti anche in soggetti antisociali.

Il soggetto antisociale, infatti, prova invidia definita di tipo primitivo, nei confronti di ciò che a loro manca di più, emozioni e sentimenti positivi di amore, affetto, che dunque viene disprezzato con l’intento di distruggerlo, proprio perché assente esso viene invidiato e desiderato.

Bambini che non sono stati amati e accuditi hanno più probabilità di altri di incorrere in patologie antisociali e di invidiare per tutta la vita la serenità emotiva e gli affetti degli altri, anche portando a comportamenti devianti e omicidi seriali.

Ted Bundy, come altri omicidi seriali, cerca di mantenere un controllo psicologico sulla propria vittima.

Atti di sadismo, vendetta punitiva dettata da sentimenti di rabbia, vengono messi in atto dagli omicidi seriali per controllare le proprie vittime, anche per lunghi tempi prima di ucciderle, per poter così mantenere e dimostrare, finalmente, un controllo su di esse, ovviamente potendo anche scatenare e sfogare la propria rabbia repressa.

È una sorta di punizione quella perpetrata dal killer seriale verso le proprie vittime, oggetto di invidia dal non potere essere godute, vissute, possedute.

È sempre importante sottolineare che nell’omicidio plurimo, come nei casi di:

  • Mass murder;
  • Spree murder;
  • Serial killer.

Vi possono essere differenti motivazioni specifiche e moventi, che risiedono molto spesso nella psiche soggettiva dell’individuo che mette in atto la violenza.

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Articolo di Martina Petrucciani

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