In questo articolo su neuroscienze e psicologia proseguiremo con gli approfondimenti sulle cause relative ad un comportamento criminale.

Abbiamo visto ed elencato, in articoli precedenti, quali sono le diverse teorie che trattano i fattori sociologici, famigliari e scolastici che possono portare un ragazzo prima, e un adulto dopo, a commettere dei reati.

Inutile dire che non possiamo, ancora una volta, essere esaustivi su questo argomento su cui si potrebbero fare diversi approfondimenti, studiando ed analizzando tanti diversi fattori.

Vediamo quindi il contributo di neuroscienze e psicologia per ciò che riguarda alcune teorie sull’origine del crimine, studiate e teorizzate in criminologia dalla branca definita criminogenesi.

Il comportamento criminale può avere delle basi biologiche? Criminali si nasce?

Alcuni importanti studi condotti sui gemelli omozigoti e sulle famiglie dei criminali, hanno evidenziato e fornito delle correlazioni molto importanti tra il crimine e consanguineità.

Ti spiego: questa teoria spiega che se io nasco in una famiglia criminale ci saranno più probabilità che io adotti comportamenti criminali.
Ma quanto di questo si poggia su basi neuroscientifiche e di biologiche?

Ancora una volta, è importante sottolineare l’importanza dell’Ambiente e del contesto di vita, quindi di fattori non insiti nella persona, ma di nuovo esterni, che influenzano il comportamento.

Dunque, mettimola così: i fattori sociali che hanno portato lo zio, il padre o la madre a commettere un reato si possono ripresentare influenzando anche il comportamento del figlio, ad esempio.

ATTENZIONE! Il comportamento criminale non è ereditario!

Una teoria utilizzata in neuroscienze e psicologia, relativa alla genetica applicata alla criminologia, sostiene che il fattore genetico che porta a commettere un crimine si basa sul carattere e l’aggressività, elementi che vengono trasmessi in modo ereditario e dunque possono influenzare un futuro comportamento delinquente.

Sono dunque elementi quali il carattere, l’aggressività, la scarsa tolleranza alle frustrazioni che possono portare un intero nucleo famigliare, soprattutto se convivente, ad influenzarsi e a generare un comportamento criminale.

Nell’articolo precedente scritto dalla dottoressa Martina Russo, abbiamo tratta di alcune psicopatologie legate al comportamento criminale, quali ad esempio la schizofrenia e il disturbo antisociale di personalità.

Citando le neuroscienze e psicologia è importante sottolineare che sicuramente ci sono dei fattori intrinsechi del soggetto che, però, possono derivare e vengono influenzati dall’ambiente di appartenenza, in termini di:

– Mezzi per raggiungere gli obiettivi, il più delle volte scarsi;
Influenza della famiglia e delle scelte di quest’ultima;
– La scelta del gruppo di pari e le relazioni sociali in generale;
– Una condizione di povertà dell’ambiente di provenienza;
– La scarsa cultura o educazione e la condizione economica.

Neuroscienze e psicologia citano anche gli studi di Pinatel del 1968, che individua 4 principali tratti della personalità di alcuni criminali:

  1. L’egocentrismo, è un tratto che permette all’aggressore di ignorare i giudizi degli altri, favorendo il disimpegno morale nel commettere il fatto;
  2. La labilità, che permette di non tenere conto delle conseguenze di ciò che si fa;
  3. L’aggressività, che ovviamente permette di effettuare il crimine;
  4. L’indifferenza affettiva, che consente di ignorare la vittima e le sue sofferenze.

Tale tesi, ad ogni modo, è stata disconfermata da alcuni studi di neuroscienze e psicologia.

Il comportamento criminale è anche spiegato secondo la teoria del silenzio affettivo, spiegato da neuroscienze e psicologia: il comportamento deviante sarebbe giustificato secondo una motivazione di reazione ad uno stimolo, forte della convinzione che la società sia ingiusta, si agirebbe quindi in modo aggressivo, passando ad un acting out ovvero un passaggio all’azione, in cui la situazione precipita e avviene l’esecuzione di un delitto.

Neuroscienze e psicologia: le teorie neurobiologiche

In questo paragrafo vorrei trattare qualche cenno sull’argomento dell’omicidio, ovvero una particolare tipologia di reato. Nello studio dei serial killer, la modalità violenta con cui vengono messi in atto gli omicidi può essere attribuito a delle disfunzioni neuroumorali a carico del cervello, come sostenuto da neuroscienze e psicologia.

Questo avviene con il coinvolgimento del nucleo centrale emotivo contenuto nel nostro cervello, costituito da amigdala, ippocampo e ipotalamo, oltre ai lobi frontali del cervello. Quindi parliamo di disfunzioni neurologiche, di alcuni neurotrasmettitori importanti, che in certi casi possono essere deficitari nel sistema nervoso centrale degli assassini.

Questo si presenta, in termini comportamentali, con tratti di perdita di controllo, impulsività, incapacità di comportarsi, incapacità di prevedere le conseguenze alle proprie azioni e anche incapacità di provare senso di colpa.

Neuroscienze e psicologia sottolineano, in definitiva, che sono le lesioni dei lobi frontali e temporali del cervello che possono portare ad un aumento dei comportamenti di aggressività e di irritabilità nelle persone. Già a metà del 1800 vennero condotte moltissime metanalisi sulle lesioni di queste parti ed è grazie ai risultati prodotti che che è possibile oggi fare questa correlazione.

E’ bene ricordare che crimine ed aggressività non sono fattori correlati al 100%, ma sono importanti le riflessioni neuroscientifiche su questo tipo di lesioni, che favorirebbe un comportamento aggressivo.

Infatti, la maggior parte dei comportamenti aggressivi che si verificano senza un apparente motivo può facilmente trarre origine da lesioni a carico del lobo frontale, mentre i sexual offenders mostrano alterazioni a carico dei lobi temporali.

Trattando di anatomia e lesioni a base anatomica è complesso e richiede attenzione a differenti aspetti, risulta difficile essere esaustivi perchè, per una analisi completa, è importante fare sempre riferimento a tanti fattori integrati.

Continua a seguirci per tanti altri contenuti su neuroscienze e psicologia correlati al mondo delle investigazioni forensi.

Articolo di Martina Petrucciani

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