La mediazione familiare è uno strumento molto importante nella inter-mediazione dei conflitti e della comunicazione all’interno del nucleo familiare.

  • Essa può agire in prevenzione, ovvero quando “c’è qualcosa che non va” ma non si è in grado di riconoscere i “sintomi” di una situazione che non funziona e non si hanno le risorse o gli strumenti per risolverla.

Sarà capitato a tutti di ritrovarsi bloccati in una situazione difficile con un’altra persona, senza comprendersi e trovarsi davanti a quel muro di gomma che non siamo in grado di attraversare, un fitto e impenetrabile muro alla comunicazione, che rappresenta una chiusura, un evitamento o in ogni caso un ostacolo ad un buon rapporto.

La mediazione familiare aiuta l’instaurarsi di buone relazioni interpersonali, la risoluzione di dinamiche incomprese o non chiare, a riconoscere la comunicazione aggressiva o quella passiva e ad avvicinare gli interlocutori tra loro, migliorando la loro comunicabilità.

  • La mediazione familiare lavora altresì quando qualcosa, nella relazione, si è già rotto: è il caso delle separazioni coniugali o di coppia, quando molto spesso, difronte al proprio legale, si discute e si litiga per la gestione dei figli, ad esempio.

Gli ostacoli della comunicazione

Nell’articolo precedente sul ruolo della mediatrice familiare ho raccontato alcuni principi di osservazione della comunicazione basati sugli aspetti dei cosiddetti stili: lo stile assertivo, passivo e aggressivo.

Vediamo ora quelli che sono conosciuti come i maggiori ostacoli alla comunicazione e le barriere comunicative che la mediazione familiare si impone di risolvere.

Quando ci relazioniamo con qualcun altro portiamo con noi il nostro bagaglio di esperienze, uno zainetto pieno di cose belle e brutte, problematiche e difficoltà, che si possono ripercuotere sul modo in cui percepiamo e intendiamo il mondo.

Si sa che tutte le esperienze negative insegnano, esse però posso anche modificare:

  • Processi di insegnamento-apprendimento;
  • Le nostre convinzioni;
  • La modalità educativa;
  • La modalità in cui si sceglie di relazionarsi o comunicare.

Anche in modo permanente.

La mediazione familiare studia le modalità di analizzare dette problematiche, fino a rendere il soggetto consapevole di ciò che è mutato nella sua modalità di approccio verso gli altri e modellare le sue convinzioni, magari rigide e impostate, verso un modo più flessibile di comunicare.

Le barriere comunicative

La mediazione familiare in pratica aiuta e sostiene le persone verso la loro consapevolezza comunicativa, individuando i blocchi e le rigidità emotive, se presenti, per limitarle e migliorare la propria vita relazionale.

È Thomas Gordon ad individuare 12 barriere comunicative, esse sono:

la mediazione familiare

  1. Ordinare, comandare, esigere;

Nel confronto con l’altro, Gordon sostiene che dire “tu devi fare così” significhi comandare e ordinare un comportamento; la mediazione familiare consiglia di utilizzare termini condizionali come “dovresti” e domande attive “che ne pensi di..” che coinvolgano maggiormente il soggetto come parte attiva.

  1. Avvisare, minacciare;

Questo atteggiamento è tipico dell’educazione genitoriale: “se continui così..”, comunicativamente si impone come una minaccia o un avviso carico di conseguenze negative. Anche in questo caso, la mediazione familiare consiglia di adottare un atteggiamento più aperto e flessibile, con l’uso di domande o spiegando, soprattutto ai figli, i contro e le conseguenze delle proprie azioni.

La mediazione familiare che lavora con gli adolescenti riconduce la minaccia frequentemente a comportamenti di rabbia e ribellione, in risposta ad uno stato emotivo celato più spesso da paura e ansia.

  1. Fare la predica, rimproverare;

Un punto importante nella mediazione è la cosiddetta simmetria dei rapporti: tutti devono essere concepiti allo stesso livello e così trattati. Se ti faccio la predica, mi pongo in una posizione di superiorità rispetto a te! Questo atteggiamento dimostra mancanza di fiducia nella responsabilità dell’altro e, di nuovo, può minare i rapporti con i nostri figli adolescenti.

In mediazione familiare, il rimprovero è anche correlato ad emozioni come il senso di colpa e di inferiorità che, nelle coppie tossiche, può causare dipendenza affettiva.

  1. Redarguire, ammonire;

La mediazione familiare utilizza un metodo che si chiama “punto contro punto” per facilitare il dibattito e il confronto tra persone in lite. Ammonire l’altro durante una discussione non permette e non facilita l’attività di ascolto ma inserisce invece le interruzioni, ostacoli alla buona comunicazione.

  1. Giudicare, criticare, disapprovare;

La critica distruttiva è, da sempre, correlata al giudizio verso l’altro e elemento che spesso ricorre nelle difficoltà comunicative, anche legata ad incomprensioni del tipo “non volevo dire quello”.

Quando il nostro interlocutore assume una nostra frase o parola come giudizio verso di lui o un suo comportamento tenderà a chiudersi ed allontanarsi da noi. irrimediabilmente il rapporto ne risulterà compromesso.

  1. Stereotipare, etichettare;

“Sei il solito ritardatario”; “quelli come te…” utilizzare stereotipi o etichette, come sostengono gli studi de la mediazione familiare, scredita e svaluta una categoria, una tipologia di persone e l’interlocutore stesso, che può provare emozioni di frustrazione e rabbia.

  1. Indagare, mettere in dubbio;

La mediazione familiare spinge gli interlocutori ad un ascolto di tipo attivo: fare domande di controllo rispetto al contenuto raccontato in modo empatico e per “mettersi nei panni” dell’altro al meglio.

Attenzione però a come lo facciamo! Fare domande troppo dirette, indagative, investigative, con aria e atteggiamento di presunzione e dubbio può screditare l’altro e farlo sentire inadeguato, incompreso e frustrato; l’aumento di ansia può portare a emozioni di rabbia.

  1. Cambiare argomento fare sarcasmo, distrarre;

L’utilizzo dell’ironia può essere un valido strumento pratico per modificare l’emozione di tristezza o rabbia di un interlocutore, ma solo in determinate situazioni! Non sempre funziona! Il rischio è di svalutare ciò che l’altro dice, mostrandosi insensibili all’emozione dell’altro, che tenderà a chiudersi o arrabbiarsi ancora di più!

  1. Consigliare, dare soluzioni;

Immaginate una situazione in cui avete dato un consiglio spassionato ad un amico: non avete per caso pensato a qualcosa che vi è realmente successo? Il rischio è portare la nostra diretta esperienza all’interno dell’esperienza soggettiva di qualcun altro!

  1. Interpretare, diagnosticare;

Non sempre la nostra soluzione è una buona soluzione per gli altri! L’altro può sentirsi non all’altezza, non capace o bloccare la comunicazione con noi per sentimenti di vergogna e imbarazzo. Il confronto può essere percepito, ferire e allontanare.

  1. Rassicurare, consolare;

Quello che può sembrare un comportamento positivo e di supporto verso il nostro interlocutore, è riconosciuto in mediazione come un atteggiamento rischioso: “non fare così; non è grave” sono affermazione che possono minimizzare l’importanza del problema altrui e, nuovamente, allontanarlo o farlo sentire inadeguato.

Il rischio di minimizzare, negare il problema o le conseguenze, svalutare o generalizzare una situazione importante per l’altro è un problema riconosciuto.

  1. Apprezzare, accettare positivamente;

Per ultima, una barriera POSITIVA che nasconde però un piccolo trucco: il nostro messaggio verbale deve essere sempre coerente e congruente con il nostro messaggio non verbale: esprimere a parola dispiacere, vicinanza, tristezza, senza un adeguato e sincero accompagnamento di gesti, espressioni del viso, uso della voce, inevitabilmente lascerà intendere un’incoerenza che trasmetterà falsità e menzogna.

La mediazione familiare e le barriere

La mediazione familiare individua alcune cause principali alla base delle barriere:

  • Scarsa conoscenza del nostro interlocutore;
  • Differenze culturali;
  • Difficoltà nei processi di decodifica ovvero di attribuzione di significato a ciò che riceviamo;
  • Scarsa abilità espressiva o di riconoscimento emotivo ed empatico;
  • Messaggi non chiari, ambigui;
  • Incongruenza tra il canale verbale e non verbale;

Se questo approfondimento sulla mediazione familiare ti è piaciuto non dimenticarti di seguirci anche su Facebook e Youtube!
Se invece hai ancora dei dubbi o se interessato a corsi sull’espressività e per esperti della comunicazione non esitare a scriverci a info@forensicsteam.it!

Articolo di Martina Petrucciani

 _____________________________

BIBLIOGRAFIA

Thomas Gordon, Relazioni efficaci. Come costruirle. Come non pregiudicarle, La Meridiana Edizioni, 2014

Se ti é piaciuto condividi!

× Contattaci!