Nell’articolo precedente ho effettuato una analisi degli omicidi seriali, citando una analisi approssimativa del caso di Ted Bundy, divenuto un famoso killer seriale del panorama americano e un caso studiato approfonditamente nelle aule di criminologia.

È in quell’articolo che ho citato dunque un caso pratico e ideale di killer seriale, che mi pongo come obiettivo di approfondimento in questo articolo.

Il killer seriale psicologico: la genesi

Le analisi relative la psiche del killer seriale possono essere molteplici e sicuramente riservate a chi studia in maniera approfondita la mente e i suoi crucci e non può essere osservata alle sole persone “comuni”, come definite dalla psicologia ingenua, ovvero i non addetti ai lavori.

Sicuramente possiamo fare una piccola parentesi sulle criminogenesi dei fatti commessi dal killer seriale, senza voler generalizzare, citando l’ambiente familiare in cui egli cresce.

È infatti da subito nelle mani dei genitori la responsabilità di svezzare e crescere un bambino sano da patologie narcisistiche, sadiche e violenze, ad esempio fornendo una solida e sicura base di amore e affetto.

I genitori che mostrano affetto con generosità ma anche forniscono regole chiare sui comportamenti da non osservare rappresentano un importante modello di esempio e educazione.

Il bambino che non ha ricevuto cure e attenzioni materne, ad esempio, può essere più portato ad entrare in contatto con fattori di rischio sul comportamento deviante e a sviluppare problemi emotivi e relazionali.

Se un bambino non si sente amato può crescere non amando sé stesso ma anche non potendo amare gli altri e riconoscere i loro sentimenti genuini.

Al contrario, un bambino a cui non sono state date regole, attenzioni, vincoli, può diventare un despota maniaco del controllo verso sé stesso e verso gli altri.

Garantire un ambiente sano, protetto, attento alle regole, ad una educazione democratica, partecipativa, autorevole, presente è sempre un’ottima base per favorire lo sviluppo di un bambino, e futuro adulto, felice e sereno.

Killer seriale: campanelli d’allarme

  • La condotta e patologia narcisistica, come visto in Ted Bundy, può rappresentare un fattore comune nel killer seriale che commette diversi atti violenti;
  • I sentimenti di invidia possono essere tipici del killer seriale;
  • Il killer seriale può essere predisposto, per differenti ragioni, a controllare le sue vittime prima di ucciderle, per mostrare la propria forza e superiorità;
  • Il killer seriale non riconosce le emozioni altrui, non è empatico, è incapace di riconoscere le emozioni e può non provare alcun senso di colpa dopo gli atti violenti;
  • Il killer seriale esternalizza la colpa verso l’oggetto di odio e distruzione, egli lo ha provocato, è contro etica e morale e va eliminato, non è meritevole di vivere, oppure la responsabilità degli atti violenti viene rimandata a voci, richiami esterni, forze non controllabili;
  • Il killer seriale mette in pratica delle tecniche di neutralizzazione della vittima, teorizzate da diversi sociologici studiosi di criminologia e trattati in articoli precedenti: la vittima viene deumanizzata, ridotta a cosa, oggetto, per rendere più facile il disimpegno morale della sua uccisione.

Il killer seriale nella storia

Da Jack lo Squartatore e Ted Bundy, diversi sono i casi noti sui libri di letteratura criminologica e tanti altri più recenti e di nicchia, i casi riportati dalle cronache nere dei telegiornali.

Voglio qui citare alcuni casi più conosciuti di killer seriale patologico:

1. John Wayne Gacy

Gacy, anche conosciuto come il Clown Killer, è un killer seriale operativo tra gli anni 1972 e 1978, accusato di avere eseguito molteplici omicidi negli Stati Uniti, nello stato dell’Illinois.

Arrestato nel 1978, è stato accusato di avere rapito, torturato, sodomizzato e ucciso 33 vittime, tutti adolescenti di sesso maschile, sepellendo i corpi sotto la propria abitazione o conservandole nella propria cantina.

Gacy venne catturato in seguito ad un errore nell’occultare il corpo di una delle sue vittime.

Sposato, il killer seriale Gacy nascondeva una doppia vita: socialità e una grande intelligenza si univano a tratti psicopatologici relativi al sadismo, il narcisismo, antisocialità e un disturbo istrionico di personalità.

Nel 1994 Gacy venne condannato a morte e giustiziato.

2. David Berkowitz

Il killer seriale David Berkowitz, conosciuto anche con i soprannomi Figlio di Sam, uccise 6 persone, con colpi di arma da fuoco, negli anni tra il 1976 e il 1977 nella città americana di New York.

Berkowitz scoprì solo tardi la verità sulla sua famiglia, ovvero di essere figlio adottivo, sviluppando però già fin dagli anni più teneri la passione per i furti e la piromania.

Scaltro e ingegnoso, Berkowitz rimane famoso per le sue lettere indirizzate agli agenti di polizia, scritte con la volontà di portarli fuori pista.

Venne arrestato nel ’77 e condannato a 6 ergastoli; confessò di avere eseguito degli ordini di un demone.

3. Ed Kemper

Ed Kemper operò in California, Stati Uniti, negli anni tra il 1972 e il 1973, uccidendo con colpi di arma da fuoco, armi bianche e strangolamento, almeno 10 vittime.

Conosciuto come il killer delle studentesse, Kemper uccise i suoi nonni quando aveva appena 15 anni.

In seguito, il killer seriale uccise la madre, un’altra donna e 6 ragazze che praticavano autostoppismo.

Il rapporto congelato con la madre alimentava i suoi sentimenti di odio, Kemper è studiato per il proprio modus operandi altamente sadico: egli usava nascondere le proprie vittime nel suo appartamento, ne abusava e sezionava i corpi, utilizzandone delle parti per i propri scopi necrofili.

4. Gianfranco Stevanin

Per tornare in Italia, Gianfranco Stevanin viene arrestato nel 1994 per avere commesso almeno 5 omicidi nella regione Veneto, tra il 1993 e il 1994.

Nel 1996, dall’analisi delle sue confessioni, emerge la storia dell’uccisione di 4 donne, uccise per sbaglio durante rapporti sessuali estremi; il killer affermò di non avere agito con premeditazione bensì in una totale incoscienza.

5. Donato Bilancia

Donato Bilancia fu incarcerato a vita prima a Potenza e poi a Padova, reo di avere commesso omicidi multipli seriali a danno di 17 vittime, nella regione Liguria, tra gli anni 1997 e 1998.

Il killer seriale era anche soprannominato killer dei treni, killer con la paura del sangue, ossessionato dal numero 32.

Un killer seriale complesso, con diverse sfacettature, interessante da approfondire; con diversi modus operandi a seconda della vittima che premeditava di colpire, con uno schema ripetitivo: ideazione, sopralluogo, approccio alla vittima, azione omicida e trasferimento del corpo.

Diverse le motivazioni, diverse le vittime. Complessa l’analisi della sua personalità.

Il killer seriale delle prostitute o Mostro della Liguria si dedicava ad una attività omicida compulsiva, uccidendo con colpi di pistola.

Ciò che i criminologi hanno sottolineato nelle loro analisi a carico di Donato Bilancia è il complesso e doloroso rapporto con il padre, dunque si ripresenta, nuovamente, la variabile genitoriale come variabile comune nelle sofferenze dei killer seriali.

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Articolo di Martina Petrucciani

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