In questo articolo approfondiremo il tema delle indagini per maltrattamenti in famiglia, concentrandoci su tutte quelle forme di violenza che avvengono all’interno delle mura domestiche. Le vittime, in questo caso, convivono con i loro persecutori e questo rende ancora più difficile per loro reagire e cercare aiuto.

Abbiamo già parlato negli articoli precedenti di cosa succede dopo una denuncia per stalking e abbiamo visto che esistono diverse forme di violenza sulle donne.

Perché le donne non denunciano? Consideriamo il fatto che stanno subendo violenza da persone a loro care. Un padre, un compagno, un marito. Spesso, per amore, si è portati a credere che l’episodio possa essere isolato, che non succederà più. Molto spesso è più semplice reprimere le sofferenze e i sentimenti piuttosto che affrontare la realtà.

Indagini per maltrattamenti in famiglia: la teoria del ciclo della violenza di Lenore Walker

La psicologa Lenore Walker parla di un vero e proprio ciclo di violenza che non è destinato a terminare. Tutt’altro.

  • La prima fase: Accumulo della tensione;
  • La seconda fase: Esplosione;
  • La terza fase: Luna di miele.

Facciamo un esempio pratico. Immaginiamo una discussione durante la quale la donna potrebbe avere più facilità ad argomentare dell’uomo o semplicemente non vuole cedere e far valere le sue idee. L’uomo sente che sta perdendo il controllo sulla situazione e, di conseguenza, sulla donna.

La “SUA” donna, che in quel momento non sente come sua pari.

L’uomo perde il controllo anche su sé stesso e questo lo porta ad agire con violenza, riuscendo così a riprendere il controllo sulla situazione e, quindi, sulla donna. A questa fase ne segue un’altra. L’uomo, infatti, prova vergogna, si sente in colpa e si pente dell’azione appena commessa. Questo suo atteggiamento porta la donna a perdonare l’uomo. È la fase della luna di miele. Ma facciamo attenzione perché è una fase temporanea, è un’illusione.

Quello che dovremmo chiederci è: cosa ha scatenato questo atteggiamento e quanto passerà per scatenare un’altra reazione simile? Il più delle volte, molto poco.

 

Indagini per maltrattamenti in famiglia: il ruolo del legale e dell’investigatore privato

Facciamo attenzione! Per parlare di violenza non dobbiamo aspettare il primo schiaffo, la prima spinta, le prime botte. Perché possiamo e dobbiamo parlare di violenza in tanti altri casi. Voler evitare che la propria compagna esca in autonomia di casa è una forma di violenza, così come il minimizzare ogni cosa che dice, strumentalizzare i figli contro di lei o trattarla come una serva.

Cosa possiamo fare? Come possiamo difenderci?

Innanzitutto, rivolgendoci ad un avvocato penalista che si occupi di abuso e maltrattamenti in famiglia. È opportuno farlo subito! Ancor prima di sporgere la denuncia. In questo modo si eviterà che qualcuno, giunto in caserma, ci faccia desistere o non riporti i fatti nel dovuto modo. Il legale riuscirà ad aiutarci e ad esporre i fatti.

Anche all’investigatore privato sarebbe opportuno rivolgersi il prima possibile al fine di riuscire ad ottenere le prove più facilmente. Il professionista, infatti, se si trova a dover effettuare indagini per maltrattamenti in famiglia quando l’iter processuale è ad uno stato già avanzato, non riuscirà ad operare al meglio. Una persona che non sa di essere seguita e non sa che esiste una strategia difensiva della sua vittima, sarà più libera di muoversi, anche all’esterno delle mura domestiche, luogo dove l’investigatore privato può operare. Se questo vantaggio non lo abbiamo più, rischiamo di non riuscire a documentare quanto vorremmo. L’investigatore, infatti, non può effettuare indagini all’interno delle mura domestiche.

E quindi cosa si fa?

Indagini per maltrattamenti in famiglia: imparare ad autoproteggersi

Misure di PROTEZIONE PASSIVA che possiamo mettere in atto per difenderci:

  • Prestare attenzione a dove si posteggia l’autovettura. Se la lasciamo in un posto frequentato e, magari, sotto ad un lampione o vicino alle telecamere di una banca, ad esempio, rischiamo meno che possa essere presa di mira. Questo vale soprattutto in quei casi in cui la vittima non abita con lo stalker;
  • Prestare attenzione ad Sms ed alle e-mail con link soprattutto se prevenienti da soggetti di natura dubbia (pensiamo al pericolo derivante da malware o applicativi che possono essere installati e che potrebbero segnalare la disposizione del dispositivo);
  • Prestare attenzione all’attivazione della geolocalizzazione e/o alle anomalie del dispositivo (ad esempio la batteria che dura meno del solito, oppure se avvertiamo qualche disturbo quando ci stiamo intrattenendo in una conversazione telefonica);
  • Prestare attenzione a quello che condividiamo sui Social network. Sarebbe opportuno, infatti, fare attenzione a quello che postiamo non perché non siamo libere di vivere la nostra vita ma perché potremmo segnalare senza volere la nostra posizione e perché, pubblicando certi tipi di contenuti, potremmo non fare altro che alimentare l’ossessione nei nostri confronti.

 

PROTEZIONE ATTIVA o autoprotezione:

  • Registrare tutte le conversazioni e i momenti di incontro (prestando attenzione a non farsi vedere per evitare di scatenare atteggiamenti aggressivi). Ricordo che registrare una conversazione tra presenti è lecito;
  • Conservazione del materiale. La soluzione ottimale, anche al fine di evitare contestazioni in tribunale, sarebbe quella di rivolgersi ad un’agenzia investigativa che lavori a stretto contatto con un informatico al fine di ottenere una copia forense del contenuto. Se questo non è possibile e non possiamo conservare il file sul dispositivo originale, ad esempio perché potrebbero controllarci il telefono, tagliamolo e incolliamo in una chiavetta o un altro dispositivo di archiviazione;
  • Attenzione alla divulgazione e alla presenza di minori. Il contenuto può essere utilizzato per fini probatori in giudizio ma non può essere divulgato. Rischiamo di poter essere denunciate a nostra volta. Facciamo attenzione anche a non riprendere minori, anche se sono i nostri figli, o a registrarli.

Abbiamo cercato di fornire una piccola guida di sopravvivenza fornendo alcuni consigli pratici basilari. Non dimenticate, però, che in questi casi è fondamentale rivolgersi ad un centro antiviolenza, ad un legale o ad esperti del settore. Fondamentale, inoltre, per uscire dal ciclo di violenza è la denuncia. Per quanto possa spaventare, è il primo passo verso la libertà. 

Sei vittima di violenza o sei un professionista che lavora in questo settore, ti piacerebbe approfondire la tematica delle indagini per maltrattamenti in famiglia? Contattami o scrivimi a info@forensicsteam.it!

Insieme si può!

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Articolo di Valentina Grazzi

 

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