All’interno del precedente articolo abbiamo parlato di adescamento online. Abbiamo visto di cosa si tratta sia da un punto di vista giuridico che psicologico, in cosa consiste e quali sono le fasi attraverso le quali si configura.

La domanda che vogliamo farvi oggi invece è la seguente: vi mai capitato di sentir parlare di grooming online? In questo articolo vogliamo parlarvene anche noi spiegandovi di cosa si tratta e di come è stato introdotto nel nostro ordinamento. 

 

Il grooming online: di cosa si tratta?

Con l’espressione grooming viene definito l’adescamento sessuale di minori attraverso internet.

Il fenomeno del grooming online ha assunto recentemente una sempre maggiore attenzione, in quanto facilita l’abuso minorile e rappresenta una minaccia per i minori in tutto il mondo.

L’avvento di internet ha rivoluzionato molteplici aspetti del comportamento umano, compreso il modo in cui le persone comunicano ed interagiscono gli uni con gli altri

Se da un lato l’ambiente virtuale può essere equiparato ad uno spazio sociale simile a quelli reali e dunque riflette gli stessi comportamenti positivi o negativi trovabili nella realtà, dall’altro vi sono talune evidenze che suggeriscono come gli individui possono mostrare comportamenti ed atteggiamenti differenti rispetto a quelli assunti nella realtà.
Una tale “disinibizione comportamentale” può diventare particolarmente rilevante se considerata nel contesto dell’adescamento di minori – “grooming”. I reati commessi online contro bambini e giovani adulti popolano con regolarità le pagine dei quotidiani e sono naturalmente fonte di preoccupazione per genitori, forze dell’ordine, educatori ed esperti dell’infanzia. 

La vittimizzazione dei giovani adulti attraverso l’abuso sessuale è stato al centro di molti studi scientifici per decenni ancor prima dell’esistenza di internet; oggigiorno il grooming online (adescamento) è universalmente riconosciuto come una tecnica per far diventare reali le fantasie di un sex offender, sia nella realtà online che in quella offline

Per sex offender si intendono coloro che commettono reati a sfondo sessuale contro un altro essere umano

 

Nascita del fenomeno

Il termine “grooming” compare per la prima volta nella legislazione del Regno Unito nel 2003 ed inserito all’interno della Sezione 15 del Sexual Offences Act (SOA), e viene reso effettivo in Inghilterra e nel Galles nel Maggio 2004. L’inclusione di tale reato rappresenta una visione moderna e progressista, poiché rendeva criminalizzabili gli atti preparatori che potenzialmente avrebbero potuto portare ad un abuso sessuale su minori. 

La prima definizione scientifica appare in letteratura nel 2006 (Craven, Brown e Gilchrist), e recita:

“Un processo mediante il quale una persona prepara un bambino, gli adulti significativi e l’ambiente circostante all’abuso di tale bambino. Obiettivi specifici includono l’avere accesso al minore, ottenere la fiducia del minore e mantenere il suo silenzio per evitare di essere scoperti. Questo processo serve a rafforzare il pattern abusivo dell’adescatore, e potrebbe essere utilizzato come un mezzo per giustificare le proprie azioni. “

Una tale definizione si può applicare al mondo reale e al mondo di internet; il comportamento e l’intenzione del comportamento di adescamento, infatti, sono consistenti in diversi ambienti anche se vi sono potenziali variazioni nelle tecniche utilizzate per il grooming

È comunemente riconosciuto che il grooming online rappresenta un fenomeno complesso, il cui riconoscimento può essere difficile: stabilire un inizio ed una fine è quasi impossibile.
È inoltre comunemente accettato che gli adescatori online sono un gruppo molto eterogeneo, poichè il grooming presenta notevoli variazioni in termini di stile, durata ed intensità, spesso rispecchiando la personalità ed il comportamento dell’individuo.

Vi è inoltre varietà rispetto all’ammontare di tempo che gli adescatori intrattengono conversando con il minore adescato, spesso infatti stabilire un rapporto di fiducia richiede un contatto prolungato. In un’intervista a “33 online groomers”, si è evidenziato come il tempo trascorso in internet per creare un legame con il minore varia da mesi ad anni. Non è stato possibile, quindi, identificare un limite di tempo.

In una ricerca (Wolak, Finkelhor, and Mitchell, 2004) effettuata su un campione di 129 individui condannati per grooming online, si è evidenziato come il 64% hanno intrattenuto conversazioni per più di un mese con le vittime prescelte. Altri autori (Briggs et al. 2011) hanno trovato che in campione di 51 adescatori online, il 70% ha riportato di aver comunicato con la vittima per meno di una settimana, ed il 40% per meno di 24 ore prima di avere un incontro reale. 

A fronte di una grande variabilità comportamentale degli adescatori, le conseguenze per le vittime sono le medesime e si collocano su un doppio piano: psicologico e fisico.

Allo stesso modo, vi sono tratti comuni nel processo di adescamento anche per quanto riguarda coloro che perpetrano tale reato. Queste ultime includono mezzi per desensibilizzare sistematicamente il minore fino al punto in cui egli risulta indifeso psicologicamente e fisicamente, aumentando così la probabilità di divenire vittima (inconsapevole) di atti di abuso sessuale.

Attraverso l’intero processo del grooming, le inibizioni del minore vengono abbassate attraverso un coinvolgimento attivo con l’abusante, la desensibilizzazione, il potere ed il controllo esercitato dall’abusante. Una manipolazione sistematica, programmata e con un fine specifico: l’ottenimento di un contatto sessuale con il minore prescelto

Appare evidente come i minori, facilmente manipolabili siano più soggetti a cadere nelle trappole dei sex offender. Persone che si insinuano nelle loro vite, ne acquistano la fiducia al fine di renderli vittime inconsapevoli di abusi. I piccoli non parlano con genitori, insegnanti e altri adulti di quello che accade loro perché si fidano del loro adescatore. 

Il consiglio è, come sempre, quello di fare attenzione e cercare di avere il controllo soprattutto su quelle che sono le attività in rete: messaggistica, social network, blog, siti internet ma anche videogiochi che prevedono la connessione online

Articolo di Samuela Bolgan

 

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Bibliografia:

Briggs, W.T. Simon, S. Simonsen, An exploratory study of internet-initiated sexual offenses and the chat room sex offender: Has the internet enabled a new typology of sex offender?

Sexual Abuse: A Journal of Research and Treatment, 23 (2011), pp. 72-91, 10.1177/1079063210384275

European Online Grooming Project, S. Webster, J. Davidson, A. Bifulco, P. Gottschalk, V. Caretti, et al. European Online Grooming Project Final Report, European Union Retrieved on 21 April 2012 via: http://www.european-online-grooming-project.com/ (2012)

Helen Whittle, Catherine Hamilton-Giachritsis, Anthony Beech, Guy Collings, A review of online grooming: Characteristics and concerns, Aggression and Violent Behavior, Volume 18, Issue 1,2013,

Wolak, D. Finkelhor, K. Mitchell. Internet-initiated sex crimes against minors: Implications for prevention based on findings from a national study Journal of Adolescent Health, 35 (2004), pp. e11-e20, 10.1016/j.jadohealth.2004.05.006

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