Le forme di violenza sulle donne, e la violenza di genere, sono argomenti sempre più rilevanti in Italia e nel mondo, perché meritevoli di un approccio particolarmente cauto e meticoloso a causa della frequente difficoltà riscontrata già a partire dall’individuazione e dal riconoscimento della situazione di pericolo.

Nel corso degli anni, infatti, è stato necessario il sacrificio di innumerevoli vite umane prima di ottenere delle tutele giuridiche che provvedessero effettivamente ad assicurare la salvaguardia della sicurezza e, spesso, della vita di moltissime donne.

Le principali forme di violenza sulle donne

È necessario dunque porre particolare accento sulle modalità di perpetrazione delle molteplici forme di violenza sulle donne, alcune delle quali sono previste dall’ordinamento come reato mentre altre sono semplicemente il risvolto di dinamiche sociali mai del tutto sradicate.

Le forme di violenza sulle donne serpeggiano nel nostro tessuto sociale assumendo vesti sempre diverse, talvolta quasi invisibili e perciò incredibilmente pericolose.

In generale, i principali tipi di violenza di genere ravvisabili sono:

  • Violenza fisica tramite uccisioni, percosse, lesioni e abusi sessuali;
  • Violenza psicologica e abusi verbali;
  • Attenzioni indesiderate, atti persecutori e molestie in luoghi pubblici e sul luogo di lavoro;
  • Violenza economica.

 

Le forme di violenza sulle donne più tristemente comuni – e particolarmente aggressive – comprendono la vittimizzazione da parte di uomini, molto spesso familiari (padri, fratelli, zii, nonni, amici di famiglia) o consorti, fidanzati e partner.

Le condotte abusive che rientrano in questa prima categorizzazione possono integrare fattispecie di reato punite severamente in quanto lesive dell’incolumità e dell’integrità fisica, nonché in alcuni casi della libertà personale, quali i delitti – consumati o in forma di tentativo – di violenza domestica e maltrattamenti familiari, violenza sessuale, mutilazione genitale femminile, omicidio.

Riguardo quest’ultimo punto è necessario, oltre che interessante, notare la scelta di politica criminale che il legislatore del 2013 ha adottato per tentare di contrastare la crescita vertiginosa dei casi di violenza di genere da parte di uomini, nella maggior parte dei casi legati affettivamente alla donna vittima del reato: con legge del 2013 il Parlamento novella il termine di “femminicidio”, inteso come uccisione di una donna, senza però conferire allo stesso diversi risvolti giuridici rispetto al reato di omicidio già previsto dall’art. 575 del codice penale.

Sebbene sia legittimo interpretare tale decisione come un’incongruenza, il motivo della coniazione del nuovo termine potrebbe rappresentare la volontà di sottolineare come, nonostante la condotta illecita punita dall’ordinamento sia la stessa (uccidere una persona), la spaventosa frequenza con cui essa viene messa in atto contro le donne rende necessaria l’adozione di un termine a sé.

La disciplina in materia di violenza di genere viene ulteriormente implementata con la legge n. 69/2019 (c.d. Codice Rosso), la quale agisce introducendo una particolare procedura d’urgenza per tutti i delitti di violenza domestica, di stalking, di abusi e maltrattamenti familiari.

Avevamo già trattato precedentemente la tutela prevista in questo senso dalla legge n. 69/2019 (c.d. Codice Rosso) in questo articolo, in cui si evidenzia la disparità di genere nella commissione del reato di atti persecutori, previsto dall’art. 612 bis c.p., noto soprattutto come “stalking”.

Per quanto sia un reato c.d. comune, il cui autore può cioè essere “chiunque” (diversamente dai reati c.d. propri che, per l’integrazione del reato, prevedono che l’autore debba avere una determinata qualificazione es. medico, pubblico ufficiale), il reato di stalking è pericolosamente frequente tra le forme di violenza sulle donne: è infatti innegabile che i dati rivelino una forte tendenza alla perpetrazione del delitto da parte di uomini a danni di donne.

Altre forme di violenza sulle donne introdotte come fattispecie di reato dal Codice Rosso sono:

  • Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate (c.d. revenge porn), in seguito all’onda di indignazione e sgomento mossa dalla deplorevole vicenda mediatica culminata con la morte per suicidio di Tiziana Cantone;
  • Deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, per contrastare la sempre più frequente e barbarica pratica dello sfregio con l’acido da parte, spesso, di ex fidanzati e consorti o di pretendenti respinti;
  • Costrizione o induzione al matrimonio, per punire la condotta dell’uomo che priva la donna del diritto all’autodeterminazione;
  • Violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, a completamento della disciplina predisposta nel 2013.

 

Una forma di violenza particolarmente problematica è quella della violenza sessuale da parte del coniuge o fidanzato, poiché in moltissimi individui esiste la convinzione secondo cui il rapporto sessuale tra partner presuppone sempre il consenso.

Questo rappresenta un punto critico da cui discende il ragionamento sulla sindacabilità delle modalità di svolgimento del rapporto di coppia, presupposto che molto spesso viene addotto come scusante a favore dell’uomo autore della violenza perché convinto della liceità delle sue azioni.

Si pensi, a proposito di ruoli e di generi, anche ad un’altra tra le forme di violenza sulle donne più subdole e di più difficile individuazione: la violenza economica.

Questo tipo di aggressione si concretizza tramite l’utilizzo di varie strategie abusanti utilizzate dagli uomini per sancire il controllo economico e affermare il proprio dominio nell’ambiente domestico, confinando le donne a posizioni marginali.

Queste strategie mirano al restringimento sempre maggiore dell’indipendenza della donna, impedendole di lavorare fuori casa o disturbandola sul posto di lavoro, monopolizzando l’economia familiare con decisioni unilaterali; richiedendo una giustificazione per ogni spesa e limitando l’accesso alle informazioni finanziarie di famiglia. In seguito alla rottura di una relazione, l’abuso economico può essere anche commesso manipolando i diritti di mantenimento dei figli.

In occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2022, occorsa lo scorso 21 gennaio, il Presidente della Suprema Corte di Cassazione Pietro Curzio ha commentato la revisione dei dati riportanti il numero di omicidi commessi nell’anno 2021.

Su 295 omicidi volontari nell’ultimo anno 118 sono donne: tra queste, 102 sono le donne assassinate in ambito familiare o affettivo, 70 delle quali uccise dal partner.

Il Presidente Curzio ha definito questo dato come un “sintomo evidente di una tensione irrisolta nei rapporti di genere, di una uguaglianza non metabolizzata”, aggiungendo che “vi è un forte impegno dello Stato a cominciare dagli inquirenti” per tutelare le donne in queste situazioni drammatiche, ma che è necessaria “severità in sede di applicazione della legge” nonché una grande determinazione ad agire “a partire dai luoghi dove avviene la formazione delle persone”.

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Articolo di Valentina Grazzi

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