In questo articolo voglio affrontare insieme a voi il tema dei conflitti: definizione, caratteristiche, specificità… Introducendo anche alcuni esempi di conflitto, in particolare prenderemo in esame il conflitto familiare.  

Il conflitto è sempre l’espressione di un bisogno insoddisfatto 

Alla base di un conflitto, infatti, c’è sempre un qualcosa che non va, un disagio insoddisfatto e inespresso. 

Disagio che, per tale ragione, deve essere conosciuto e compreso per essere risolto. 

In questo senso, il conflitto può essere visto in modo sano e positivo perché permette alle persone coinvolte di esprimere il proprio disagio e risolverlo. 

Il conflitto interpersonale, infatti, si sviluppa tra due persone quando la soddisfazione di un desiderio o il conseguimento di un obiettivo da parte di un singolo entra in contrasto con i desideri e gli obiettivi di altre persone. 

Entrare in conflitto significa dunque iniziare a discutere con un’altra persona e aprire un contesto comunicativo e dialogicoche favorisce e offre l’opportunità di uno scambio attivo e concreto. 

Ogni comunicazione, così come ogni conflitto, necessita di abilità di interazione sociale, come ascolto attivo e dialogo, assertività, negoziazione e comprensione. 

Esempi di conflitto: caratteristiche e specificità del conflitto 

Il conflitto è un aspetto inevitabile dell’esperienza umana: dall’infanzia all’adolescenza, dall’età adulta alla senilità, è un fenomeno che ci accompagna per tutto l’arco dell’esistenza. 

Esso può scaturire da una molteplicità di fattori: 

  • Diversità dei sistemi valoriali; 
  • Divergenza di interessi ed esigenze; 
  • Dilemmi intrapersonali ed equivoci; 
  • Problemi di comunicazione; 
  • Difficoltà nell’accettare l’altro. 

Il conflitto dunque è fisiologico e la sua natura è soggettiva. 

Giocano infatti un ruolo essenziale l’interpretazione e la rappresentazione che le parti danno della situazione e, pertanto, verrà percepito in modo dissimile in base alle diverse personalità coinvolte, alle esperienze conflittuali passate, alla percezione degli interessi altrui. 

Imparare a gestire il conflitto promuove le cosiddette “life skills“, ossia le abilità cognitive, emotive e relazionali che consentono di operare con competenza sia sul piano individuale che su quello sociale. 

In particolare, permette di potenziare: 

  • La comunicazione efficace;
  • L’autostima; 
  • L’assertività; 
  • Le abilità di risoluzione dei problemi. 

Esempi di conflitto: il conflitto in famiglia 

Tra gli esempi di conflitto primo fra tutti troviamo il conflitto familiare.
In tutte le famiglie sono inevitabili i momenti di conflitto familiare: tutti li abbiamo vissuti almeno una volta! 

Il conflitto non deve essere visto solo come scontro o controversia, bensì come possibilità di crescita, confronto, opportunità e collaborazione. 

 È proprio nelle situazioni difficili e complesse che nascono le migliori opportunità.
Per questi motivi, bisogna essere in grado di riconoscere i conflitti, gestirli e risolverli in modo positivo. 

Vederli, cioè, come espressione di visioni differenti e come possibilità di crescere e migliorare le proprie relazioni attraverso una comunicazione efficace. 

La famiglia è il luogo dei conflitti: nella relazione, tra generi e generazioni, tra la famiglia ed il mondo che sta fuori. 

È in famiglia che si impara a gestire il conflitto e le differenze, e a stare in relazione con gli altri.
Ciò che si riceve nella famiglia è parte costitutiva del nostro patrimonio, fisico e psichico, che portiamo nella comunità, in cui viviamo. 

Il conflitto è un evento naturale, fisiologico, che si ripete ciclicamente nella vita delle persone e in tutti i tipi di relazione.
Può assumere una valenza positiva o negativa in base al modo con il quale viene risolto. 

Rappresenta, dunque, un’esperienza, propria dei rapporti interpersonali, che può permettere a ciascun membro della famiglia di differenziarsi, stabilire i propri confini e delineare la propria identità.
Si configura come funzionale, se risolto e positivo, alla crescita dell’individuo e delle relazioni. 

Al contrario, un conflitto non risolto oppure negato, può creare tensioni e incomprensioni all’interno della famiglia impedendo il confronto autentico e il riconoscimento dei bisogni più profondi di ciascun componente. 

Se affrontata consapevolmente, anche la discordia può rappresentare un’esperienza di cambiamento e crescita, utile per riconoscere le idee altrui e ricercare soluzioni ai problemi condivise. 

Esempi di conflitto: come gestire il conflitto 

Il conflitto è produttivo e propositivo se gestito efficacemente dai componenti della famiglia. 

Di seguito, alcuni consigli e buone pratiche, basate su un’adeguata valutazione e gestione delle proprie emozioni. 

Innanzitutto, è fondamentale creare un clima sereno e favorevole, contraddistinto da apertura e vicinanza. 

In questo modo tutti i soggetti coinvolti possono sentirsi liberi di esprimere le proprie opinioni, senza essere giudicati o aggrediti. Risulta quindi essenziale favorire sempre una libera espressione delle reciproche idee. 

Concentrarsi sul problema da affrontare, evitando ogni forma di attacco alla persona con cui si è in disaccordo.

È necessario chiarire l’oggetto della lite, evitando di accusare l’altro in modo generalizzato: chiarire sempre e mai essere distruttivi. 

Ascoltare sempre l’altro e le sue motivazioni

Questo è utile per comprendere e dare significato alla situazione, tenendo in considerazione anche il punto di vista dell’altro e apre alla possibilità di una negoziazione. 

Formulare critiche costruttive

Comunicare ciò che si sta provando senza giudicare l’altro permette di acquisire una maggiore comprensione reciproca. L’obiettivo comune di tutti i soggetti coinvolti è risolvere il conflitto, superarlo e rafforzare maggiormente i rapporti 

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Articolo di Giulia Piazza

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