Nello scorso articolo abbiamo parlato di inclusione sociale, andremo oggi ad analizzare un altro aspetto che caratterizza la società, ovvero la delinquenza giovanile.

La delinquenza giovanile: cenni storici

Negli anni 2000 la delinquenza giovanile generale appare modificata rispetto agli anni precedenti, il fenomeno si rigenera, è nuovo e  statisticamente i dati che vengono raccolti presentano una situazione di questo genere:

  1. Aumento dei rischi di attrazione da parte della criminalità organizzata;
  2. Aumento di denunce nei confronti dei minori sotto i 14 anni;
  3. Difficoltà di intervento in prevenzione, soprattutto da reati commessi da minori nomadi;
  4. Nuove forme di violenza sociale, ad esempio nelle scuole e negli stadi;
  5. Violenza intrafamiliare sempre in incremento.

La letteratura ci spiega che la delinquenza minorile ha diverse connotazioni e ragioni.
I fattori riconosciuti posso essere , ad esempio, individuali, familiari e ambientali e possono interagire tra di loro portando alla determinazione di un comportamento deviante.

In Italia la delinquenza minorile osserva un diritto penale particolare, cioè non si seguono le normative del codice penale riservato agli adulti, bensì si segue un altro percorso giuridico.
Nel 1934 nascono i tribunali per i minorenni, per cui vi è un luogo in cui il minore può essere trattato diversamente e con un occhio di riguardo.

L’obiettivo italiano è certamente quello di diminuire l’incidenza della delinquenza minorile, operando soprattutto attraverso la prevenzione anziché usando la punizione.
È seguendo gli esempi di vari stati europei, ma soprattutto di convenzioni sulla delinquenza minorile, sul suo trattamento e sulla sua prevenzione, che l’Italia nel 1988 emette le disposizioni sul processo penale a carico dei minorenni.

Questo Decreto vuole lasciare la misura detentiva per i minori come ultima spiaggia, quindi il giudice che affronta il caso deve poter preferire alla detenzione altre misure meno stringenti rispetto a quelle per il circuito degli adulti.

Per prevenire la delinquenza minorile l’obiettivo è quello di puntare al reinserimento in società, lavorando su quei fattori di rischio che possono essere migliorati.
Queste esigenze di risocializzare il minore rispetto a punirlo possono essere ritrovate in quelli che vengono chiamati interventi rieducativi, ovvero percorsi che riducono la possibilità di rimanere all’interno del circuito penale.
Alcuni esempi sono l’irrilevanza del fatto e l’estinzione del processo per esito positivo della prova, queste sono due misure che esulano dal circuito penale.

 

La delinquenza giovanile: le bande minorili

Un esempio della delinquenza minorile sono le bande minorili, ovvero una nuova forma di reati minorili in cui il fulcro è il gruppo, identificato come luogo in cui nascono le dinamiche più problematiche.

L’appartenenza infatti a dei gruppi di pari fa parte del normale processo di socializzazione dell’adolescente, ma mentre l’esperienza all’interno del gruppo dovrebbe servire per crescere, conoscere sé stessi, formare la propria identità e vivere esperienze d’attività diverse attraverso il confronto con i pari, in certi casi, nella delinquenza minorile, succede che il ragazzo si avvicina ad un gruppo deviante che gli somiglia molto, in cui si sente affiliato.

Questo meccanismo fa si che se questi ragazzi delinquono, questo va ad autorizzare o a rendere questo comportamento criminale una norma sociale interna al gruppo, in cui il ragazzo che normalmente non viene accettato a scuola, in famiglia o in società, per via dei suoi comportamenti disfunzionali, all’interno del suo gruppo sente sé stesso ed il suo comportamento deviante accettati, seppur contro le norme vigenti nella società.

In quest’ottica diviene fondamentale, per un criminologo che si occupa di analisi comportamentale, analizzare l’agito della delinquenza minorile proprio per prevenirla. Osservare i comportamenti significa ascoltare il ragazzo, questo può non solo aiutare a prevenire la delinquenza minorile ma anche un possibile comportamento criminale futuro in un adulto deviante.

Ogni comportamento è un messaggio, quindi i comportamenti violenti giovanili sono frutto di un processo di comunicazione, in cui i ragazzi trasmettono un disagio, una necessità o un bisogno; è molto importante per noi chiederci che cosa l’azione dice di quel ragazzo o ragazza e che cosa l’adolescente sta comunicando attraverso quel gesto.

Tra alcuni dei comportamenti ipotizzabili come forme di comunicazione di un disagio possiamo trovare:

  • Voglia di apparire;
  • Giustificarsi agli occhi degli altri;
  • Giustificabilità sociale;
  • Essere al centro dell’attenzione, a volte nascosto in un atteggiamento provocatorio.

 

Inoltre per la prevenzione della delinquenza giovanile all’interno delle famiglie è molto importante dare significato, mettendo sotto la lente di ingrandimento, quella che viene chiamata crisi di comunicazione, che colpisce il rapporto tra genitori e figli; fenomeno che è spesso causato da fattori ricorrenti, come ad esempio la scarsa capacità di ascolto degli adulti o la cattiva influenza dei media o dei pari.

Ricordiamo anche che i vari fattori che abbiamo visto in questo articolo vanno sempre analizzati in gruppo, quindi mai assolutizzati, poiché sono presenti moltissime variabili soggettive o oggettive del contesto e dell’ambiente familiare, quindi è bene analizzare ogni caso con il supporto di un professionista.

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Articolo di Martina Petrucciani

 

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