Nelle aule universitarie in cui si studia la psicologia della devianza è facile imbattersi in tematiche relative alla psicologia sociale dell’aggressività, delle tecniche di testimonianza e interrogatorio, di disturbi antisociali e comportamenti a rischio.

Queste tematiche ed altre correlate alle attività criminali e cosiddette devianti come il suicidio, la prostituzione, il bullismo, i fattori criminogeni, la comunicazione non verbale relativa alla menzogna, il profiling, saranno oggetto di approfondimento all’interno del nostro blog.

La psicologia della devianza abbraccia dunque diverse tematiche che ci possono spiegare la nascita di un comportamento criminale.

In questo articolo affronterò un aspetto storico evolutivo della criminologia raccontando gli aspetti centrali di due Scuole fondatrici: la Scuola classica e la Scuola positiva, soffermandomi poi su un contributo teorico che abbraccia la sociologia e la psicologia della devianza.

 

Storia della criminologia: la Scuola Classica

Nello studio della psicologia della devianza è importante soffermarsi sulla storia della criminologia per comprendere come la concezione di devianza nasce e si sviluppa nel tempo.

La criminologia studia il crimine: che cosa è, come si punisce, come si può prevenire un reato?

Nella sua prima accezione storica, la criminologia affonda le proprie radici nella scuola classica.

Per i classici, una persona è perfettamente in grado di comprendere cosa è giusto e cosa è sbagliato nel proprio comportamento e, in questo senso, egli può scegliere i comportamenti da adottare nella quotidianità, assumendosi le responsabilità delle proprie azioni.

L’uomo è dunque agente attivo, cosciente e responsabile.

Secondo la Scuola Classica la legge dello Stato deve essere esplicitata chiaramente e la pena proporzionata al fatto commesso: il giudice si pone infatti solo come mero accertatore dei fatti, applicando una disciplina penale certa.

La pena inflitta al reo rappresenta una proporzionata retribuzione per un fatto deviante commesso.

In questa accezione, centrale nello studio della psicologia della devianza è il comportamento del singolo individuo, rimangono completamente irrilevanti, invece, i condizionamenti della società e le influenze esterne.

 

Teorie di psicologia della devianza nell’accezione classica

Tra i fondatori della scuola classica elenchiamo

  • Cesare Beccaria, padre del testo “dei delitti e delle pene” del 1764, testo centrale nello studio della psicologia della devianza e della criminologia in genere.

Beccaria propone il tema della prevenzione che favorisce il processo generale di civilizzazione della società, eliminando le accezioni di tortura e pena di morte.

E’ meglio prevenire i delitti che punirli” – “Volete prevenire i delitti? Fate leggi che sian chiare, semplici”

“Finalmente il più sicuro ma più difficil mezzo di prevenire i delitti si è di perfezionare l’educazione

Al centro della prevenzione dunque Beccaria cita un sistema di leggi chiaro e semplice e un sistema di educazione che funzioni alla perfezione.

Beccaria è il padre di un altro concetto centrale del sistema penale: la presunzione di innocenza, difatti cita nella sua opera:

“Un uomo non può chiamarsi reo prima della sentenza del giudice, né la società può toglierli la pubblica protezione, se non quando sia deciso ch’egli abbia violato quei i patti coi quali le fu accordata”.

I delitti devono dunque essere accertati prima di essere puniti.

  • Jeremy Bentham

Jeremy Bentham è conosciuto per la sua importante opera, del 1987, la Teoria delle pene e delle ricompense; il suo pensiero si avvicina alle filosofie dei francesi Voltaire e Montesquieu ma anche all’italiano Beccaria.

I suoi studi di psicologia della devianza vertono sul controllo del crimine attraverso il monitoraggio continuo e la sorveglianza dei comportamenti dei delittuosi.

In questo senso, Bentham progetta e scrive il Panopticon, fra il 1785 ed il 1788, importante opera e struttura carceraria che si prende carico di affrontare il problema penitenziario dell’epoca.

Il suo complesso architettonico avrebbe permesso la sorveglianza e l’osservazione continua delle persone al suo interno: siano essi carcerati o alunni di una scuola o pazienti di un ospedale, potendosi la struttura prestare per diverse finalità.

 

La scuola positiva: per una psicologia della devianza

La Scuola Positiva propone una nuova visione della criminologia e delle scienze criminali in genere, comprese la sociologia e psicologia della devianza.

Siamo alla fine dell’Ottocento, sulla scorta dell’affermarsi del determinismo, è posto sotto la lente d’ingrandimento il comportamento umano criminale.

In questa prospettiva di psicologia della devianza, non è solo il comportamento dell’individuo a determinare un fatto criminoso bensì anche le influenze dei fattori esterni ad esso, della società, non possibili da controllare.

In quest’ottica, la società ha il dovere di farsi carico di tale consapevolezza e responsabilità per proteggere e affiancare l’individuo nel percorso di vita.

Tra gli autori e fondatori chiave della Scuola Positiva troviamo Cesare Lombroso, fondatore dell’antropologia criminale nonché maestro indiscusso della Scuola Positiva.

Nel 1876 pubblica “L’uomo delinquente” in cui basa le sue teorie di psicologia della devianza sulla base del determinismo biologico, come verrà definito.

La capacità di commettere reati da parte dei singoli individui è rimandata alla loro conformazione fisica.

Lombroso afferma che i criminali sono affetti da anormalità fisico biologiche, queste inferiorità fisiche sarebbero gli indicatori di una personalità da “delinquente nato”.

 

Le diverse accezioni di psicologia della devianza

Nel tentativo di definire la devianza intervengono diverse discipline: l’accezione medico-legale, le teorie sociologiche, psicologiche e criminologiche, molte delle quali si sorpassano l’un l’altra in un continuo aggiornamento.

Ma che significato ha la devianza? chi è una persona deviante per le teorie più recenti e accreditate?

Diverse sono le risposte; nel presente articolo vale la pena di vedere insieme la teoria dell’etichettamento o Labeling Theory, teorizzata dagli studiosi della Scuola di Chicago, all’inizio del Novecento.

Il parametro che definisce un comportamento come deviante, secondo questa teoria, è dato dalle norme presenti in quel sistema società e condivise con tutta la società e tutti i cittadini che le rispettano ma anche di come questi definiscono ed “etichettano”, appunto, gli outsiders, ovvero coloro che trasgrediscono.

Nella definizione di cosa è un comportamento criminale, dunque, anche la reazione del gruppo sociale che ha imposto le norme da rispettare è valevole.

In questo senso, un comportamento è deviante solo quando lo si etichetta come tale.

Ancora tanti gli spunti e le teorie criminologiche che si pongono alla base di un comportamento deviante, degli studi di criminogenesi e di criminodinamica, che caratterizzano la psicologia della devianza. Continua a seguire i nostri prossimi articoli per scoprire di più e seguici su i social Youtube e Facebook!

Articolo di Martina Petrucciani

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Bibliografia

  1. Beccaria (2009), Dei delitti e delle pene, Mondadori, Milano
  2. Bentham, (1987), “Teoria delle pene e delle ricompense”, citato in Curti, (2017) “Criminologia e Sociologia della devianza”, Wolters Kluvert, Milano

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