Nell’articolo precedente vi abbiamo parlato delle vittime del bullismo fornendovi una pratica guida su cosa fare per contrastare questo fenomeno. In questo articolo, proseguendo sul tema del bullismo, andremo a spiegarvi tutti gli aspetti che stanno dietro ad un atto di bullismo.

Il bullismo è un fenomeno sociale e deviante, centrale oggetto di studio per gli esperti delle scienze criminologiche ma non solo.

Il fenomeno, che trova maggiore riconoscimento nel nostro Millennio, è oggi oggetto di studio e di intervento da parte di differenti figure professionali quali psicologi, sociologi, giuristi, educatori e Forze dell’Ordine.

Si tratta di una manifestazione culturale, figlia di una società in cui i valori della sopraffazione e della vittoria del più forte sul più debole rappresentano spesso i modelli vincenti, così rappresentati in famiglia o attraverso i mass media.

L’atto di bullismo è frutto di un atteggiamento vile, arrogante e irrispettoso, che mette al centro l’identità unica e “giusta”, a discapito delle differenze, che vengono sottolineate con forza come elementi dispregiativi.

Storicamente l’atto prende forma nel mondo militare o in ambienti competitivi, che, ad esempio, prevedendo il superamento di prove, spesso goliardiche e imbarazzanti per l’iniziato.

È Dan Olweus che dà definizione di bullismo; nel senso comune bullo significa “prepotente”, tuttavia però, la prepotenza è solo una componente dell’atto di bullismo.

Ancora, l’atto di bullismo potrebbe essere equiparato ai comportamenti di mobbing tipici di un contesto lavorativo. La radice del termine è “mob”, dunque “gruppo”, “folla”, che denota un’azione iniziata e portata avanti proprio all’interno di un gruppo.

La funzione del gruppo è centrale per il bullismo: è infatti in una stretta cerchia di gregari che il fatto viene amplificato e si conservano i rapporti di potere.

Nell’atto di bullismo, il gruppo:

  • Rifiuta di socializzare con la vittima, la umilia, la isola dai compagni, la allontana;
  • Si conserva: il bullo spaventa, con i propri comportamenti, gli altri membri, per ottenere il consenso e il silenzio.

La sensibilizzazione e il favorire di piani di prevenzione dovrebbe riguardare diversi ambiti trasversali, a partire dagli interventi in famiglia, nelle scuole e nelle palestre.

 

Percezione di sé e atto di bullismo

Diversi studi sulla percezione individuale di Sé stessi hanno dimostrato che percepirsi in maniera positiva aiuterebbe bambini e ragazzi a ottenere dei successi, sia a livello relazionale che di rendimento scolastico.

Per concetto di Sé intendiamo la teoria che ognuno sviluppa riguardo a sé stesso, differente dal concetto di autostima, infatti:

  • Autostima percepita / Self efficacy: si tratta della nostra valutazione su noi stessi, il valore che ci diamo come persone;
  • La definizione di Sé come persona nel gruppo: considera gli aspetti razionali, cognitivi, come mi descrivo nel gruppo.

Un’altra ricerca condotta nel 1998 ha messo in luce che un basso concetto di Sé può più facilmente condurre al rischio di vittimizzazione e che l’effetto di eventuali fattori di rischio è maggiore nei soggetti che hanno un basso concetto di Sé e che si ritengono inadeguati.

Chi mette in pratica un atto di bullismo, il bullo, si mostra generalmente con un elevato concetto di Sé, è dimostrato, in realtà, che i bulli possono tendere al narcisismo, volendo ostentare una forza che in realtà non si ha.

 

Atto di bullismo e orientamento sessuale

E’ sempre più frequente, purtroppo, sentire parlare di bullismo legato alle tematiche dell’omosessualità e omotransfobia; i dati mostrano numeri preoccupanti di suicidi legati a tali atti.

Ciò che è importante sottolineare da tali metanalisi è che molto spesso chi mette in atto le condotte di bullismo non è consapevole della gravità della cosa e delle conseguenze sulle vittime.

Questa osservazione si riferisce a ricerche effettuate in materia di “lacune di empatia”, inteso come la mancanza di percezione del dolore recato all’altro (in questo caso causato da un atto di bullismo).

 

Atto di bullismo e legislazione

Il bullismo non è riconosciuto nell’ordinamento italiano come reato.

Esistono però delle fattispecie riconducibili alle condotte di bullismo come:

  • Le lesioni personali, art. 582 codice penale;
  • Le percosse, art. 581 c.p.;
  • La minaccia, art. 612 c.p.;
  • Il furto, art. 624 c.p.;
  • Interferenze illecite nella vita privata o la diffamazione, nei casi dei reati legati all’informatica, agli artt. 615-bis e 595 c.p.;
  • La molestia o lo stupro, nel caso dei reati sessuali agli artt. 660 e 609-bis c.p..

Con la Sentenza n. 19070 del 2008, la Cassazione annuncia che l’atto di bullismo venga sanzionato con pene maggiori, dovute all’aggravante dei futili motivi.

 

Atto di cyberbullismo

Il cyberbullismo non è, anch’esso, riconosciuto come reato, ma il nostro Paese ha promulgato una importante legge: la legge 29 maggio 2017, n. 71, “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo” pubblicata nella «Gazzetta Ufficiale» n. 127 del 3 giugno 2017.

In tal senso, l’atto di bullismo elettronico comporta un ammonimento da parte del Giudice.

Per fare un esempio, i video di risse o botte messe in rete comportano un reato di lesioni, di diffamazione aggravata e di trattamento illecito di dati personali.

Nei casi del revenge porn, categoria di reati sessuali informatici, l’atto di bullismo e violenza avviene pubblicando in rete delle immagini esplicite avute con il consenso della vittima ma diffuse a sua insaputa per danneggiarla.

Citiamo l’articolo del codice penale che punisce tale comportamento.

Art. 612-ter c.p. – Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro.

La responsabilità

In seguito a questi comportamenti possiamo ritrovare una responsabilità civile diretta di chi ha commesso il fatto, se il bullo è maggiorenne, mentre indiretta, ovvero facente capo agli esercenti la responsabilità genitoriale, in caso di bullo minorenne.

Una responsabilità si può trovare anche in capo all’istituto scolastico, quale soggetto che avrebbe dovuto vegliare e vigilare sulla condotta degli studenti ed impedire il fatto.

 

Le conseguenze dell’atto di bullismo

Eventuali conseguenze che possiamo citare sono, ad esempio:

  • Arresti domiciliari con divieto di comunicazione;
  • Divieto di avvicinamento alla vittima;
  • Divieto di utilizzo dei social network o di accesso alla rete;
  • Sequestro di siti, blog, pagine e contenuti online;
  • Sequestro di apparecchi informatici.

 

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Articolo di Martina Petrucciani

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Bibliografia:

  1. Menesini, Bullismo.Che fare? Prevenzione e strategie di intervento nella scuola, Giunti, Firenze, 2000

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