Torniamo a parlare di indagini in ambito privato e in particolare di tutela famigliare con questo articolo sull’assegno di mantenimento dopo il divorzio. 

Nell’articolo cosa fa un investigatore privato, abbiamo visto che il Decreto Ministeriale 269 del 2010 ha previsto cinque ambiti di intervento all’interno dei quali l’investigatore privato può operare

  • Privato;
  • Aziendale;
  • Commerciale;
  • Assicurativo
  • Attività di indagine difensive
  • Attività previste da leggi speciali e decreti ministeriali

Diversamente da quanto si possa essere tenuti a pensare, all’interno delle indagini in ambito privato non rientrano soltanto gli accertamenti atti a verificare l’esistenza di un’infedeltà coniugale.  

L’investigatore privato può offrire, infatti, la sua consulenza ed essere di supporto in diverse occasioni. In particolare, in questo articolo, voglio parlarvi della possibilità di richiedere l’assegno di mantenimento dopo il divorzio. Anche in questi casi rivolgersi all’agenzia investigativa può fare la differenza. Sia in una prima fase, sia in sede di revisione degli accordi presi dinnanzi al giudice. 

 

L’addebito della separazione, l’assegno di mantenimento dopo il divorzio e la richiesta degli alimenti 

Quando ci si separa, non sempre lo si fa di comune accordo. Il più delle volte capita, infatti, che, anche se il disaccordo tra i coniugi si protrae da diverso tempo, uno dei due accusi l’altro della fine del rapporto. 

In questi casi, il coniuge può rivolgersi al giudice al fine di chiedere l’addebito della separazione, che può avvenire solo nel momento in cui viene accertata la sussistenza della violazione dei doveri coniugali. Si pensi all’infedeltà: se vengono ottenute le prove del fatto che il rapporto è naufragato per via del tradimento, il coniuge fedifrago potrebbe vedersi addebitati i costi della separazione.

Quindi l’addebito della separazione altro non è che un’attribuzione formale della responsabilità del vincolo matrimoniale a uno dei coniugi. Le ragioni per le quali si chiede l’addebito dinnanzi al giudice andranno sempre accertate. Ecco perché è importante in questi casi l’intervento dell’investigatore privato. 

Nel caso di un tradimento accertato, o peggio ancora, nei casi di violenza, il coniuge ritenuto responsabile: 

  • Non avrà diritto ad alcun assegno di mantenimento dopo il divorzio;
  • Non potrà succedere all’altro in caso di decesso. In assenza dell’addebito tale conseguenza si verifica soltanto dopo la sentenza di divorzio.

In caso si verifichino maltrattamenti nei confronti del coniuge vi sarà sempre l’addebito della separazione, mentre non avviene lo stesso con il tradimento.

Per addebitare i costi di una separazione, infatti, è indispensabile che il comportamento che lede i doveri coniugali sia stato la causa e non la conseguenza della crisi. Bisognerà pertanto provare che il tradimento è stata la causa della fine del rapporto.

Questo non vale però se il marito è stato violento, anche un’unica volta, nei confronti della moglie che ha ammesso il tradimento. La violenza, infatti, è ben più grave dell’infedeltà.

È opportuno specificare, però, come ha indicato la Suprema Corte di Cassazione attraverso la sentenza n. 3923 del 19/02/2018, che il comportamento violento del marito non può giustificare la relazione extraconiugale della moglie.

In questo caso, ad essere inadempienti ai doveri coniugali sono entrambi i coniugi e ciò giustifica un addebito della separazione a carico di tutti e due.

Abbiamo detto che il coniuge che si vedrà addebitati i costi di separazione non potrà beneficiare di un assegno di mantenimento dopo il divorzio. Questo discorso non vale però con il versamento degli alimenti o assegno di divorzio. 

La sentenza n. 12196/2017 della prima sezione civile, della Suprema Corte di Cassazione ha fissato una importante differenza tra assegno di mantenimento e assegno di divorzio.

Mentre il primo mira a preservare, al coniuge meno benestante lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio, l’assegno di divorzio serve esclusivamente a garantire i mezzi di sussistenza, l’autosufficienza economica.
In questo caso, vi deve essere un reale stato di bisogno fisico o economico e la persona non deve essere in grado di provvedere interamente o in parte al proprio sostentamento. Questo cambia e gli alimenti non potranno essere richiesti se la persona si trova in età o in uno stato di salute congrui per poter lavorare.  Anche se dal lavoro che andrà a svolgere conseguirà un reddito più basso e anche se si trova in disoccupazione.

L’assegno di mantenimento dopo il divorzio, invece, è un provvedimento economico concordato dinnanzi al giudice, in sede di separazione, tra i coniugi e consiste nel versamento mensile di una somma di denaro: 

  • Al coniuge economicamente debole
  • Agli eventuali figli nati dal matrimonio

Il principio alla base è quello del mantenimento del medesimo tenore di vita che si aveva durante il matrimonio. 

La somma da versare può essere rivista nel corso del tempo se mutano le condizioni per le quali era stata stabilita: ad esempio, la modifica delle condizioni economiche. 

L’investigatore in questi casi può essere chiamato al fine di accertare diverse situazioni

Potrebbe capitare che il genitore non affidatario, obbligato a versare l’assegno di mantenimento a beneficio dei figli minorenni, inizi a venire meno ai propri obblighi e quindi smetta di versare l’assegno mensile concordato dinnanzi al giudice. I motivi potrebbero essere diversi

  • Ha avuto problemi al lavoro;
  • Ha deciso di trovare un escamotage magari licenziandosi al fine di iniziare a lavorare in nero; 
  • ha deciso, più in generale, di nascondere all’ex partner capitali – magari omettendo informazioni utili al fine del calcolo del reddito – e uno stile di vita non consono con quello che ha dichiarato in tribunale. 

Accertare la mala fede del genitore che non versa il mantenimento può essere di aiuto anche al fine di andare a recuperare le somme che non sono state versate. 

Il marito poi, potrebbe essere tenuto a versare l’assegno di mantenimento dopo il divorzio all’ex moglie che versa in condizioni economiche più svantaggiose. La legge prevede infatti un obbligo in capo all’ex coniuge, in caso che la ex non sia in grado di mantenersi. Ma se quest’ultima lavora in nero, magari facendo delle pulizie o la babysitter, senza dichiarare il suo reddito, l’obbligo per l’ex marito di versare l’assegno può decadere. 

Come già detto in precedenza, nell’accertamento dello stile di vita delle persone, sempre più importante è anche quella fase di indagine svolta nel web. Se i social network, i blog, i siti internet sono oggi i nostri migliori compagni di viaggio è anche vero che in un’aula di tribunale la scusa della perdita del lavoro davanti alle vacanze di lusso, agli yacht a alla partecipazione a grandi eventi potrebbe non reggere.   

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Articolo di Valentina Grazzi 

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SITOGRAFIA 

https://www.altalex.com/guide/separazione-con-addebito 

https://www.diritto.it/addebito-della-separazione-quando-entrambi-i-coniugi-violano-i-doveri-matrimoniali/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=linkedin 

https://www.diritto.it/alimenti-mantenimento-la-suprema-corte-chiarisce-la-differenza/  

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