Nell’articolo precedente abbiamo visto insieme come, nell’ottica del giusto processo, anche al legale della difesa sia stata data la facoltà di svolgere investigazioni per ricercare ed individuare elementi di prova a favore del proprio assistito e di conferire con le persone che possono dare informazioni. Per tali attività, il legale può avvalersi della consulenza dell’investigatore privato.  

E in caso sia stato commesso un reato e occorra effettuare un’analisi scena del crimine? Quali sono i margini di intervento dell’investigatore?  

Andiamo a vedere insieme in questo articolo.  

Analisi scena del crimine: esiste il delitto perfetto?  

La scena del crimine non è necessariamente soltanto il luogo in cui si è conclusa l’azione criminale piuttosto è da considerarsi l’insieme di tutti quei luoghi in cui vi è stata interazione tra il criminale e la sua vittima. Non sempre, infatti, l’azione si conclude nel punto da cui ha preso inizio. Si pensi, ad esempio, ai casi di occultamento di cadavere.  

La scena del crimine è quel luogo che, di fatto, ci consente attraverso l’analisi degli indizi e delle tracce lasciate, di ricostruire la dinamica degli eventi 

Oggi, si è sempre più propensi a pensare che possa esistere il delitto perfetto. Complici sicuramente le serie televisive che insegnano mille e uno modi per evitare di lasciare tracce che possano essere trovare durante un’analisi scena del crimine. Da CSI al più recente “Le regole del diritto perfetto” su Netflix, commettere un omicidio, oggi ,sembra quasi un gioco da ragazzi: bisogna fare attenzione ai capelli e a dove si posano i piedi, indossare guanti, ecc.  

Ma è davvero sufficiente? Gli esperti non la pensano di certo così!  

Secondo il principio di interscambio di Edmond Locard, infatti, “ogni criminale lascia una traccia di sé sulla scena del crimine e porta via su di sé una traccia”. Il delitto perfetto non esiste in quanto al contatto con un’altra persona o una cosa qualcosa lasciamo e qualcos’altro ci portiamo via. Per quanto attenti possiamo essere stati.  

Questo, purtroppo, vale anche per i soccorritori e le prime persone che arrivano sulla scena. Spesso non ci si pensa ma ad inquinare le prove sono proprio questi ultimi. I tribunali sono pieni di errori giudiziari ed elementi che sarebbe potuti diventare prove se non contaminati durante il primo intervento.  

Oggi, sempre più spesso, sentiamo parlare di effetto CSI. Le serie televisive, come CSI appunto, hanno cambiato di molto la percezione che la gente comune ha nei confronti delle scienze forensi innalzando le aspettative e chiedendo la stessa qualità di risultati che si ha in televisione. 

Lo stesso problema è quello riscontrato dagli investigatori privati che si vedono richiedere ingrandimenti su targhe di veicoli lontani diverse centinaia di metri, video “girati” in determinati modi solo perché “nei film ho visto che si fa così”, zoomare fotogrammi estratti da filmati della videosorveglianza, isolare rumori specifici da tracce audio. 

Quello che però non si pensa è che la realtà è un’altra. Non dovremmo dimenticare, infatti, che le serie televisive puntano alla spettacolarizzazione e anche se ci si basa su alcuni presupposti scientifici reali e su procedure investigative realmente esistenti (come, ad esempio, l’analisi del DNA), la maggior parte delle scene che vediamo in televisione non sono ne reali ne verosimili. Di certo la repertazione delle prove durante l’analisi scena del crimine non è così immediata come sembra, così come non lo è l’analisi degli elementi trovati e il loro collegamento univoco ad una persona. 

Inoltre, non tutte gli elementi raccolti possono poi essere utilizzati come prova durante il processo.  

Il pubblico ministero e il sopralluogo giudiziario 

Il pubblico ministero ha come ruolo quello di coordinare le indagini giudiziarie al fine di costruire l’impianto accusatorio destinato ad essere sottoposto al vaglio di un giudice terzo e imparziale – sulla base dell’articolo 111 della Costituzione. Valutata la notizia di reato, ovvero l’informazione giunta all’autorità giudiziaria inerente un’azione criminosa o illegale, il Pubblico Ministero ha due possibilità 

  • Provvedere a richiederne l’archiviazione in caso di insussistenza degli elementi raccolti;  
  • Dare corso al processo vero e proprio mediante una richiesta di rinvio a giudizio dell’indagato.  

Il PM può svolgere, al pari dell’avvocato della difesa che può effettuare indagini difensive preventive, attività investigative preliminari coordinando e dirigendo in maniera attiva gli accertamenti dalle Polizia Giudiziaria.  

Il sopralluogo di una scena del crimine, così come definito dal codice di procedura penale è un “accertamento urgente sullo stato dei luoghi, sulle cose e sulle persone”¹ 

Urgente perché, come abbiamo già visto, le prove potrebbero essere danneggiate.  

Il sopralluogo giudiziario può essere diviso in quattro fasi:  

  • Congelamento della scena del crimine al fine di conservare l’ambiente nello stato in cui si trova. Chi interviene in questa prima fase avrà come unico obiettivo quello di evitare qualsiasi tipo di inquinamento della scena;
  • Rilievi sulle tracce, sulle cose e sulle persone come definito ai commi 2 e 3 dell’art. 354 del codice di procedura penale. In questa fase, la polizia giudiziaria è legittimata a svolgere gli accertamenti e i rilievi senza la presenza del difensore; 
  • Repertamento delle tracce in modo da preservarne il valore probatorio;
  • Conservazione degli elementi raccolti durante l’analisi scena del crimine e trasmissioni agli uffici di competenza. 

E l’investigatore privato? Quando entra in scena?  

Abbiamo visto quanto sia fondamentale e prezioso procedere con un’analisi scena del crimine in modo tempestivo tant’è che le attività della polizia giudiziaria sono autorizzate anche senza la presenza del legale difensore. Appare allora evidente che l’investigatore privato, nonostante abbia la possibilità di procedere al sopralluogo, con più frequenza si troverà ad intervenire soltanto successivamente al fine di svolgere gli accertamenti ed acquisire notizie utili al legale 

Tuttavia, per quanto esista e sia riconosciuto anche costituzionalmente un principio del giusto processo, dando almeno sulla carta alla difesa gli stessi elementi dell’accusa, non sempre vi sono le condizioni. Avere un team di esperti in appoggio al legale potrebbe, in alcuni casi, apparire dispendioso e questo potrebbe non consentire a tutti di preparare una difesa tenendo conto di tutte le opportunità possibili.  

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Articolo di Valentina Grazzi 

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BIBLIOGRAFIA

  • Principi di medicina legale e di biologia forense nelle scienze per l’investigazione e la sicurezza, Marina Dobosz 
  • La metodologia delle investigazioni, Ugo Terracciano 

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